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13 febbraio 2013

Verona 16/02: per i diritti dei gay delle lesbiche dei/delle trans in Russia

PRESIDIO X I DIRITTI DEI GAY DELLE LESBICHE DEI/DELLE TRANS IN RUSSIA

Alle cittadine e ai cittadini, ai gay, alle lesbiche, alle persone bisessuali, transessuali ed eterosessuali, al mondo della cultura,
della scuola, della politica e del lavoro, alle/ai migranti e a tutte le persone che vogliono continuare ad essere libere.

Sabato 16 febbraio 2013 dalle ore 11.00/15.00 le Associazioni LGBTQI venete indicono
un presidio/mobilitazione in Piazzetta Scalette Rubiani in centro a Verona per fermare
l’approvazione della legge anti-gay-lesbica e trans in Russia.

Nel Marzo del 2012 il governatore di San Pietroburgo Georghij Poltavčenko ha sottoscritto una legge anti-gay che vieta la propaganda dell’omosessualità in Russia. La proposta di legge ha ottenuto il primo dei due “via libera” (accolti con entusiasmo dalla Duma, la camera Bassa del Parlamento Russo) e a breve verrà considerato un reato manifestare la propria omosessualità “in presenza di minori”,  punibile con l’arresto e sanzioni fino a 15.000 €, che colpisce quindi l’organizzazione di eventi in luoghi pubblici o trasmissioni radio-televisive perché ad ascoltare potrebbe esserci un minore.

Il pretesto su cui fa leva questa legge è il principio di tutela dell’infanzia: si ritiene lesiva alla crescita emotiva e sessuale dei bambini e degli adolescenti l’affermazione pubblica di  identità sessuali diverse dal modello eterosessuale. Pretesto che vuole cancellare le migliaia di studi scientifici in materia di orientamento sessuale e identità di genere e l’affermarsi della battaglia per i diritti civili in tutti i programmi politici di rilevanza internazionale. Dal prossimo voto, quello definitivo, a cui seguirà solo la firma del Presidente Putin, in una parte dell’Europa gli omosessuali non potranno più vivere e parlare liberamente.
A questa ennesima discriminazioni basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, le città di Milano, Torino e recentemente anche Venezia, hanno risposto rifiutando di essere gemellate con  San Pietroburgo.

Noi, associazioni operanti in tutto il territorio veneto, desideriamo unirci in questa occasione e manifestare assieme il nostro dissenso, la nostra preoccupazione per quanto sta succedendo in Russia. Sabato 16 Febbraio saremo uniti nel contestare il principio su cui pone le basi questa legge, perché non è dalla libertà di pensiero o di parola che bisogna difendersi o difendere i minori. 

Saremo unite/i nel chiedere alle autorità Russe di non adottare il progetto di legge federale n 44554-6, né nella sua forma attuale o in una versione modificata.
Saremo unite/i nel manifestare solidarietà ai membri del movimento  Russian Lgbt Network, che di recente hanno avuto il coraggio e l’orgoglio di manifestare per non vedere i propri diritti calpestati, pagandone le conseguenze.
Saremo unite/i inoltre nel chiedere a tutte le forse politiche e alle diplomazie italiane di attivarsi immediatamente nei confronti del Federazione Russa, agendo nelle istituzioni Europee al fine di costruire un’azione politico diplomatica adatta a far sentire la voce di tutti i Paesi del nostro Continente.

Abbiamo chiesto un incontro urgente con dott. ALEXEY VLADIMIROVICH PARAMONOV Console Generale della Federazione Russa a Milano per consegnargli una lettera di protesta per il governo Russo.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare e ad aderire al presidio affinché i diritti delle persone gay lesbiche e trans in Russia siano riconosciuti.

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PROMUOVONO: Circolo Tondelli LGBTI Bassano del Grappa, Circolo pink - GLBTE Verona, Arcigay Pianeta Urano Verona, Arcilesbica Verona L’Araba Fenice, Milk Lgbt Center Verona, Arcigay Padova Tralaltro, Famiglie arcobaleno Triveneto, Antéros LGBTI Padova, Associazione DELOS Vicenza, AGEDO Associazione Genitori di Omosessuali, Arcilesbica Il Riparo Padova, Associazione la Parola, Shake LGBTE Conegliano, Rete Genitori Rainbow, ArciLesbica Treviso, Lgbtvenetoorientale.


PER ADESIONI AL PRESIDIO E ALLA LETTERA: venetolgbtqi@gmail.com

28 novembre 2012

FULL MONTI - Contro il governo che ci lascia in mutande

Sabato 1 Dicembre - ore 10.00
MANIFESTAZIONE
Università di Verona 
(Polo Zanotto)


Ci hanno raccontato che con la caduta di Berlusconi si sarebbero risolti tutti i problemi dell’Italia. Ma il governo Monti ha proseguito, con più forza, nella stessa direzione intrapresa da tutti gli altri governi a livello europeo: far pagare la crisi a chi non l’ha provocata, ai cittadini e alle popolazioni.
  • Hanno innalzato l’età pensionabile, rubandoci il futuro: mentre la disoccupazione giovanile cresce ed il lavoro diventa sempre più precario e povero, la prospettiva di una giovane d’oggi è lavorare fino a 70 anni per una pensione da fame.
  • Molte aziende chiudono, diminuiscono salari e pensioni riducendo il potere d’aquisto e precipitando ampi settori sociali verso la povertà.
  • La preoccupazione del governo è “rassicurare i mercati” e salvare le banche, mentre taglia sanità ed istruzione pubbliche, già terribilmente impoverite dalle diete liberiste degli anni ‘90. Nel contempo si appresta a spendere 127 milioni per ognuno dei 90 nuovi aerei da guerra F35.
  • Si tagliano i trasporti pubblici nazionali e locali, mentre si spendono 20 miliardi per il devastante ed inutile TAV, 1 miliardo per l’altrettanto distruttivo Traforo delle Torricelle.
  • Il governo e chi lo sostiene hanno di fatto abolito l’art.18 per attaccare la lotta e la resistenza di lavoratrici e lavoratori e laddove non arrivano a erodere la democrazia con la legge, arrivano con i manganelli e con la repressione contro coloro che alzano la testa e si ribellano.
  • Ci parlano di sacrifici necessari, di senso di responsabilità per pagare il debito pubblico, ereditato da anni di corruzione, evasione fiscale, ma soprattutto provocato da una politica fiscale che grava da sempre su salari e pensioni, mentre i profitti e i grandi patrimoni crescono senza che aumenti il prelievo fiscale.
  • In questo contesto la destra xenofoba e violenta cerca di strumentalizzare il malcontento sociale, fomentando razzismo e guerra tra poveri, con atti violenti e aggressioni.
Questo è il risultato del governo Monti, questa è la politica del Partido Democratico, del Popolo delle Libertà, dell’UdC e di tutte quelle forze politiche, sociali e sindacali che direttamente o indirettamente appoggiano e sostengono questo massacro sociale.
In Italia, le piccole resistenze che si sono prodotte in questi anni sono state generose, ma anche fragili e frammentate. C’è bisogno di una connessione, di ribaltare le politiche di austerity e la loro logica. Come in tutta Europa i cittadini e le popolazioni si stanno ribellando, anche in Italia è giunta l’ora della rivolta!

LA CRISI LA PAGHI CHI L’HA CREATA!
SIAMO IL 99% E SIAMO IN CREDITO!


Occupy Monti

28 settembre 2012

Pluto Longare Vicenza alle guerre in Africa

di Antonio Mazzeo

Per decenni è stata la punta avanzata della follia strategica Usa e Nato che ritenevano possibile una guerra nucleare “limitata” per contenere l’avanzata delle truppe sovietiche nel nord-est d’Italia. A Site Pluto, installazione militare top secret, occultata tra le caverne carsiche e i boschi del comune di Longare (Vicenza) sono state immagazzinate le testate nucleari del tipo W-79 con una potenza tra i 5 e i 10 kiloton e W-82 da 2 kiloton, destinate agli obici a corto raggio M-109 e M-110 dell’esercito Usa e ai missili Nike Hercules della vicina base dell’Aeronautica italiana di San Rocco. Poi Longare è caduta in sonno per risvegliarsi all’alba delle nuove campagne militari del Pentagono in terra d’Africa. Adesso che i lavori di costruzione della megainstallazione della 173^ Brigata aviotrasportata volgono al termine nell’ex aeroporto Dal Molin e il comando di US Army Africa è pienamente operativo, servono nuovi poligoni per addestrare i reparti di Vicenza. E Site Pluto, con chissà quante altre aree demaniali in Veneto e Friuli, è pronto a fare la sua parte.
Secondo quanto rivelato dal Giornale di Vicenza (quotidiano in mano a Confindustria), la ex base atomica ospiterà dal prossimo anno un grande Mission training complex, un centro per l’addestramento unificato dell’esercito Usa. Il nuovo complesso si svilupperà su una superficie di 4.365 mq. e sarà costituito da un unico grande edificio alto otto metri con pianta a croce. “All’interno ci saranno aree funzionali per le operazioni tattiche, stanze per l’elaborazione di eventi addestrativi ma anche docce e locali mensa”, scrive il quotidiano. “Accanto alla struttura ci sarà una grande area di 1.600 mq. adibita a parcheggio dei veicoli tattici; previsti inoltre più di settanta posti auto e uno spazio per il carico e scarico degli equipaggiamenti”. Il progetto prevede inoltre un nuovo “muro di contenimento in cemento armato di circa 350 metri, con un’altezza massima di sei metri” e comporterà “il disboscamento di parte dell’area, con taglio di alberi, mentre saranno rimossi alcuni bunker”. Il nuovo complesso addestrativo consentirà di ospitare sino a 300 soldati al giorno: oltre al personale statunitense, probabilmente anche i reparti d’élite delle forze armate italiane destinati ai teatri di guerra e i militari africani ospiti del COESPU, il centro d’eccellenza per le forze di polizia estere creato dall’Arma dei carabinieri a Vicenza nella Caserma “Chinotto”.
“Non è escluso che il riesumato Site Pluto servirà anche a esercitazioni di guerra nucleare”, denuncia lo studioso Manlio Dinucci su Il manifesto. “E di nuovo, eventualmente, come deposito e centro di manutenzione di armi nucleari, soprattutto quando gli F-16 e i Tornado verranno sostituiti dai caccia F-35 di quinta generazione, per i quali è stata progettata la nuova bomba nucleare B61-12 e al cui lancio si prepareranno anche gli F-35 italiani”.
A ridimensionare i war games che troveranno sede a Longare è intervenuto però il colonnello Edoardo Maggian, comandante di Site Pluto. “I vicentini possono stare tranquilli: non ci saranno azioni di guerra o soldati che si muovono armati, nascosti tra i cespugli dei colli berici”, ha dichiarato al Corriere del Veneto. “Lo stabile conterrà dei computer, nient’altro. La guerra sarà solo simulata: verranno installati degli schermi, una sorta di videogioco che riproduce situazioni in cui potrebbero ritrovarsi i soldati americani quando verranno impegnati nelle missioni. E non si tratterà soltanto di azioni di guerra, ma soprattutto operazioni di peacekeeping, un po’ come, nella realtà, avviene in Afghanistan…”.
L’edulcorata versione del colonnello Maggian ha comunque sbugiardato il comando Usa di Vicenza che lo scorso 29 agosto aveva emesso un contorto comunicato stampa che inizialmente negava l’intenzione di “ampliare la base di Longare o di aprire una nuova base a Tonezza del Cimone” e che poi ammetteva di aver richiesto fondi, “diversi anni fa”, per la costruzione a Site Pluto di un “edificio di addestramento per simulazione informatica”. “Esso sarebbe stato costruito sul terreno dove dei vecchi bunker di stoccaggio di munizioni erano stati distrutti a spese dell’Esercito Usa per sostituire alcuni edifici vecchi e meno efficienti dal punto di vista di consumo energetico situati nella Caserma Ederle”, ha specificato l’USAG Vicenza Public Affairs Office. Ad Ederle, in effetti, da più di vent’anni, l’edificio n. 350 è impiegato come Battle Command Training Center (BCTC), un “poligono digitale” per l’addestramento al combattimento dei comandi e delle unità dell’esercito Usa (ma anche delle brigate italiane inviate in Afghansitan) e la loro preparazione “all’intero spettro delle operazioni in ambito congiunto, intergovernamentale e/o multinazionale”. Dopo il trasferimento a Longare del BCTC, i militari Usa intenderebbero demolire il vecchio complesso addestrativo di Camp Ederle per “dar vita a uno spazio verde”.
“La richiesta di approvazione del progetto di Longare è stata sottoposta alla commissione mista il 12 marzo 2012 e presentata al Comitato Misto Paritetico il 21 giugno 2012”, spiega il Comando US Army. “Il COMIPAR ha poi inviato una copia del progetto al Comune di Longare per chiedere il loro parere che dovrebbe essere presentato dal COMIPAR durante la prossima riunione in programma il 25 ottobre 2012”. Come contropartita, gli statunitensi si sarebbero impegnati a chiudere il vecchio sito di telecomunicazione di San Gottardo, nel vicino comune di Zovencedo. L’USAG Vicenza Public Affairs Office afferma tuttavia che il nuovo centro di addestramento difficilmente potrà essere finanziato l’anno prossimo o nell’immediato futuro in “quanto molto probabilmente non ci saranno fondi disponibili”. Per i quotidiani veneti il progetto di Site Pluto costerà all’incirca 26,2 milioni di dollari, molto meno però di quanto il Pentagono ha richiesto al Congresso per l’anno fiscale 2013. Il bilancio di previsione 2013 prevede infatti alla voce Vicenza Simulations Center, una spesa di 32 milioni di dollari (31 milioni in un secondo documento ufficiale).
Intanto però gli attivisti di “Presenza Longare” che da anni stazionano ogni domenica davanti a Site Pluto denunciano che i lavori di ammodernamento e potenziamento sarebbero già partiti da alcuni mesi con la realizzazione di nuove strutture prefabbricate e una sorta di nuova portineria. In verità, la (ex) base nucleare vicentina è stata al centro di occulti interventi infrastrutturali sin dopo la sua “chiusura” ufficiale celebrata con una cerimonia in pompa magna il lontano 26 marzo 1992. Il sito fu presto riutilizzato per ospitare uffici amministrativi e depositi di SETAF (US Army Southern European Task Force). Poi, nel gennaio 2007, vennero avviate alcune opere di sbancamento delle colline della base, di riattivazione dei depositi e di rifacimento della rete idrica e del manto stradale interno. L’anno successivo il Pentagono stanziò 350.000 dollari per “allargare, allungare e riparare le strade, i marciapiedi e i sentieri di Longare, e per installare nuove fognature, linee elettriche e impianti d’illuminazione”.
Il 16 aprile 2008 venne sottoscritto dal Dipartimento della difesa e dal ministero della difesa italiano un accordo tecnico sulle infrastrutture militari in uso alle forzi statunitensi nell’area vicentina che inseriva Site Pluto, sotto il nome di Current Operations and Intelligence Center, tra quelle “finanziate sia dagli Stati Uniti d’America che dalla Nato” ma di “uso esclusivo Usa”. Secondo il memorandum, l’area militare si estende per 259.439 mq. ed un perimetro di 2,737 km. e il suo utilizzo “principale” è per il “supporto operativo, di comando e controllo C2, amministrativo e logistico e addestrativo di SETAF e delle unità operative ad esso assegnate”. L’annesso all’accordo contiene un dettagliato elenco dei fabbricati esistenti a Longare: tre centri addestramenti comando, alcune caserme-alloggio per le truppe, una centrale termica, cabine elettriche, un centro fitness, gli uffici comandi riservati, un edificio “materiali classificati”, officine di manutenzione veicoli, diversi magazzini equipaggiamento da campo, una stazione di pompaggio con impianto trattamento acque, un’antenna telecomunicazioni, illuminazioni esterne, muri-recinzioni, un cancello entrata, due cisterne gasolio per riscaldamento. Nel complesso ci sono poi alcune “strutture addestrative telematiche e per comunicazione”, un canile per i cani poliziotto ed una clinica veterinaria.
Con l’attivazione di US Army Africa, la base di Longare è stata adibita allo stoccaggio di equipaggiamenti e attrezzature destinati agli interventi nel continente africano e come centro di addestramento per le unità di pronto intervento statunitensi. Nel gennaio 2009, l’infrastruttura fu utilizzata durante l’esercitazione congiunta Lion Focus, sotto la supervisione del Comando di US Africom (Stoccarda) e del Joint Warfighting Center (JWFC) di Norfolk (Virginia), per “preparare il quartier generale della joint task force SETAF-US Army Africa nell’assunzione del comando delle operazioni in Corno d’Africa in supporto delle missioni assegnate alla Combined Joint Task Force - Horn of Africa (CJTF-HOA)”, la forza militare di più di 2.000 uomini di stanza a Gibuti. Sempre secondo il comunicato emesso da US Africom “l’attività addestrativa ha consentito di sviluppare la prontezza organizzativa, esercitare le capacità di pianificazione e simulare azioni di pronto intervento”. Nel maggio 2011, nel corso di un’altra esercitazione congiunta, è stata attivata a Site Pluto una specifica postazione di comando di “pronto intervento” (Early Entry Command Post - EECP) che presto si evolverà in un centro di comando ancora più grande (Forward Command Post – FCP) per sovrintendere alle future esigenze operative e di pronto intervento di uomini, mezzi ed equipaggiamenti di US Army Africa. “Contro il nuovo centro di addestramento a Longare abbiamo organizzato un’azione diretta domenica scorsa e la settimana prossima manifesteremo a Vicenza”, afferma Olol Jackson del Presidio No Dal Molin. “La nostra risposta ai progetti americani è una mobilitazione contro le servitù militari, contro l’idea che Vicenza sia usata come lo scenario di un immenso war game”. A far indignare ulteriormente i vicentini la “scoperta” che nel bilancio di previsione 2013 del Pentagono, oltre al progetto di Site Pluto è previsto pure il finanziamento di nuovi alloggi per i militari presenti a Camp Ederle. Trentasei milioni di dollari che si aggiungeranno agli oltre cinquecento spesi nell’ultima decade per trasformare Vicenza in uno dei principali avamposti delle logiche di guerra e di morte planetarie.

12 agosto 2012

Sinistra Critica Veneto: solidarietà alla Baracca Occupata


Apprendiamo con disappunto che alle 5:30 di Venerdì 10 agosto lo spazio liberato e autogestito "Baracca Occupata" è stato sgomberato e danneggiato gravemente dagli agenti di polizia. Esprimiamo perciò la più totale e incondizionata solidarietà a tutti i compagni e alle compagne che in tanti mesi di autorganizzazione hanno saputo far vivere in una città grigia come Padova un vero spazio di libertà dentro l'università.
Sappiamo che la repressione non potrà mai fermare la voglia di lottare e di autorganizzarsi degli studenti, dei precari, delle donne e dei soggetti lgbtiq di Padova che in questi mesi l'hanno attraversato.
Auspichiamo che presto verranno liberati nuovi spazi perchè la repressione in città e dentro l'università non potrà mai vincere.

I compagni e le compagne di Sinistra critica Veneta

 

10 agosto 2012

Padova: sgomberata la Baracca Occupata

AD OGNI SGOMBERO, SARA' UN'OCCUPAZIONE!

HANNO SGOMBERATO LA BARACCA, MA LE NOSTRE IDEE SONO PIU’ FORTI DI PRIMA.

Alle 5.30 del mattino di venerdì 10 agosto, una cinquantina tra polizia e carabinieri in assetto antisommossa, digos, civis e operai dopo aver bloccato via Marzolo (Padova) e le vie adiacenti hanno scassinato la porta d’ingresso della baracca e hanno fatto irruzione urlando, portando in questura e schedando cinque compagni studenti che dormivano all’interno. Quando sono entrati hanno distrutto lavandini, sanitari, impianto elettrico e finestre, nonché smantellato armadietti, tavoli e sedie con il supporto di operai tecnici. Gli studenti presenti al momento nello stabile si sono visti sequestrati i cellulari, sono stati portati in questura, schedati, accusati di occupazione e danneggiamentato e rilasciati 6 ore dopo. Questo vile atto di forza è chiaramente interpretabile in previsione del possibile riemergere di un movimento di protesta ampio e radicale in risposta alle politiche di austerità che coinvolgono anche l’università, attraverso la già approvata spending review, che comporterà l’ulteriore aumento delle tasse, la riduzione dei servizi (mense, alloggi, borse di studio, aule studio, trasporti, libri, ecc.). Lo sgombero si colloca anche in un clima di intimidazioni nei confronti dei frequentanti, portato avanti dal pro-rettore all’edilizia dell’università di Padova Gennaro. Gli spazi universitari occupati, come la Baracca, fanno paura perchè permettono agli studenti di trovare spazi, tempi e modalità per confrontarsi tra loro e quindi analizzare, criticare, opporsi alla trasformazione dell’università in una fabbrica di futuri precari e in una istituzione alla mercé di banche e aziende private. Coscienti di tutto questo, inizialmente ci si era riappropriati di questo spazio lasciato abbandonato dall’università, all’interno del quale è stato quindi possibile studiare in tempi non imposti e senza essere videosorvegliati, e vivere una socialità non “mordi e fuggi”, come quella a cui ci vogliono abituare. Ma la Baracca occupata non è stata solo un’aula studio. Quello che l’occupazione ha permesso di fare è stato rendere possibile un’alternativa: gli studenti avevano il potere di decidere direttamente quali attività fare, e come (cineforum, corso di teatro, ecc.). Hanno avuto luogo moltissime iniziative e dibattiti, politici e culturali. La gestione dello spazio era collettiva ed aperta a tutti e ciascuno poteva prenderne parte attivamente. Un’occupazione che quindi si poneva in antitesi a un’università che non è slegata dall’organizzazione politica ed economica della società, ma è anzi il fulcro di riproduzione dell’ideologia della classe dominante e uno dei mezzi con i quali quest’ultima porta avanti il proprio potere, rendendoci servili e ricattabili. In quanto studenti, questo è il trattamento che ci riservano; in quanto lavoratori, siamo precari, sottopagati, sfruttati, e minacciati di licenziamento (vedi la recente controriforma del mercato del lavoro); in quanto persone, ci tolgono sanità, servizi, istruzione… Ci vogliono togliere tutto quello che abbiamo conquistato e quel poco che ancora ci rimane, e lo vogliono fare nel silenzio e nella completa rassegnazione.

Non staremo a guardare, e ci riprenderemo tutto!

A sarà dùra!

La Baracca Occupata



20 aprile 2012


Il deficiente. La selezione della classe dirigente di domani
di Girolamo De MicheleBossi_Bricolo.jpg
Questo racconto fa parte dell'antologia Sorci Verdi. Storie di ordinario leghismo, edizioni Alegre, 2011 

Nella Lega si lavora. Chi lavora fa carriera, chi non lavora va a casa
(Umberto Bossi, a proposito di Renzo Bossi, 2009)
Non serve certo un teologo per accorgersi di quanta confusione ci sia sotto il cielo
(on. Federico Bricolo, 2003)
10 marzo 2004, Madrid
Aeroporto Barajas, ore 20
Salutano gli autisti senza un cenno. Scendono in silenzio dall'auto, abiti scuri e occhiali uguale. Si dirigono al Terminal per il check in impugnando la valigetta come un'arma. Destinazione Monaco di Baviera: un grande hub. Da lì, Rabat, via Francoforte. In ogni città qualcuno ad aspettarli.
Importante non esserci, domattina: a Madrid.
10 marzo 2004, Treviso
Aeroporto Antonio Canova, ore 20
- Diocan, Deficiente, gheto pressia? Sei un cadenasso, mica puoi andar zo a Romaladrona onto come (segue un rutto), gli fa il Folaga.
- Va in mona, Zuan: io domani devo anche fave un dis... un dis... g'ho da pavlave, domani. In Pavlamento. E allova mi accompa... mi accompagni. E la smetti di chiamavmi Deficiente.
- Vaccadì, Deficiente, hai un fiato che schiaccia peggio di... (altro rutto) di un pallavolista. Non ci fanno neanche entrare sull'aereo.
- Te si pvopvio en bvasa cue... en bvasa cuevta... Mi, g'ho il tesse... il tessevino, dice appoggiandosi al Suv. E smetti di chiamavmi Deficiente...
- Te lo infilano su per il cul la carta da deputato, dice il Pantegana: quello al volante. 'Scolta ben Deficiente, dice mostrando la boccia di vodka: si torna in città, e a Romaladrona ci vai domani!
E sigilla l'affermazione con un peto.
- Tromba de cul corpo san!, esclama l'Ascella.
10 marzo 2004, Madrid
Aeroporto Barajas, ore 20
Diocan, che mona! È salito sul taxi parlando al cellulare, ha risposto con un sì della testa a non sa più quale domanda del tassista, ed è sceso dal taxi senza guardarsi intorno, sempre al telefono, che non si perdesse il gancio con il grossista di coca a Barcellona finché gli accordi non erano definiti.
Adesso, davanti al Terminal sbagliato, lo capisce cosa aveva chiesto il tassista.
Non resta che tornare in camera.
E mentre Marangon sta per avviarsi ai taxi, il cellulare squilla.
Legge il nome sul display e pensa: allora è la mia serata fortunata.
10 marzo 2004, Treviso
Aeroporto Antonio Canova, ore 20
Scende dall'aereo, stringe la mano al collega che lo aspetta fuori, e sale in macchina. Convegno noioso, ma era importante esserci: soprattutto nella cena di lavoro di ieri sera. La cartellina con le relazioni degli altri cardiologi vola distrattamente sul sedile posteriore. Quasi non si accorge del gruppo di giovani insulsi attorno al Suv. Non riesce a non pensare che anche un Suv costa lavoro per guadagnarselo, e quelli lì... chi g’ha el pan no g’ha i denti, conclude senza riconoscere suo figlio in quello piegato che vomita: il Deficiente.
11 marzo, ore 01.30
Il Residence promette lusso & discrezione, dietro la porta delle venti casette colorate. Stasera lei è una donna famosa: è nel pieno dei suoi 15 minuti. Indossa solo i gioielli che pubblicizza nelle foto esposte nelle vetrine e sui giornali, e aspetta.
Lui è ancora più famoso. Da molto più di 15 minuti: è uno di quelli che l'orologio lo fanno andare, lui. Non si è ancora tolto i pantaloni: prima, appoggia con cura sul tavolino lo specchietto estratto dalla tasca, la carta di credito per tagliare le righe, e la scatolina delle pillole blu. Ne ha già presa una, ma ha proprio voglia di essere all'altezza della sua fama. Ne prende un'altra.
11 marzo, ore 6.40
Il Chirurgo non ci ha messo molto a capire che dev'essere successo qualcosa di grave, se il telefono del Senatore ha chiamato dieci minuti fa. E non era il Senatore a chiamare.
Una brìgola di mona. Il Senatore è circondato da una manica, un nugolo, un esercito, una legione di mona!, urla mentre comincia a chiamare con il cellulare nella destra, intrigandosi nei vestiti che cerca di infilarsi con la sinistra.
Mentre scende le scale con la cravatta in mano gli sale su un diocan che resta strozzato in gola.
Can o non can, non è il momento di bestemmiare.
11 marzo, ore 8.00
- Minchia, commissario, ce l'ha sentita la radio?
- Diocan, Caputo, laseme star che son invià laorar, un'altra di quelle beghe col Deficiente, vaccadì che mona, una volta sì e una no onto come on porco a bighelonar zigozago tra il corso e piazza Erbe. Coma etilico, diocan, si fosse annegato nel suo vomito...
- Stava mica da solo, commissario...
- Stava con la sua brìgola de butèi, allora. Fammi indovinare: il Pantegana, il Folaga e l'Ascella... Diocan, si fosse affogato nel vomito di uno di quella maraia de semi era anca meglio. Caputo, ma dov'è il cellulare di quell'altro mona di suo padre, che in clinica non c'è e a casa non risponde...
- Commissario, scusi davvero, ma l'ha... venga a sentire la radio, c'è stata una cosa davvero brutta in Spagna: la stazione dei treni, o la metro, non si capisce bene, due bombe...
- Spagna dove, Caputo?
- Madrid, commissario. Un sacco di morti.
- Vaccadì Caputo, son tre dì che tiro un bò, mi ricapita il Deficente in questura e il Chirurgo non si trova, e ti te n'esci con Madrid?
Poi il commissario Toso si calma. Guarda meglio la faccia di Caputo, e quella degli altri nell'ufficio. Ascolta il silenzio che fa da sfondo alle parole della radio («...riversi sulle rotaie, altri quasi interrati nella ghiaia nera, altri ancora confusi con ferraglie torte nei tre squarci prodotti dalle bombe in altrettanti vagoni. Ferrovieri e sopravvissuti hanno trasportato i feriti...») e capisce.
Marangon. L'operazione Màscara.
- Dov'era Marangon, diocan diocan, diamoci una mossa! Chi l'ha sentito per ultimo?
Di Biagio: l'ultimo è stato il casertano, tre giorni fa, da Siviglia. Agganciato il corriere e fissato l'appuntamento per l'acquisto della merce. Dieci chili di fecola: a Barcellona, giusto oggi.
- Vaccadì, Caputo, che spavento... mi trovi quel cellulare, adesso? Quello del Chirurgo, che il Deficiente chiuso nella stanza ormai spusa da freschin?
Alegre_sorciverdi_web.jpgIl cellulare del Chirurgo: suona a vuoto.
Il secondo cellulare del chirurgo: quello su cui chiama suo figlio. Il Deficiente. Che stamattina non chiama. Non chiama da due giorni: brutto segno. Il Deficiente deve chiamare la sera prima per dire che sta prendendo l'aereo per Roma. E invece, niente: ha tirà el pero anca sta olta, pensa suo padre.
No: non pensa. Penserebbe: se avesse tempo. Se non avesse incollato all'orecchio il terzo cellulare.
Quello del Senatore.
Quello che ha squillato alle 6.30, e che da allora non s'è più spento.
- Te si insulso, Roberto, te lo dico io. Vaccadì, ma come ti funziona el sservel? Trasportare un ictus emorragico su e giù per i laghi invece di portarlo subito nell’ospedale della città più vicina. Ci metto due ore ad arrivare fin lì, mona! Due ore! Vuoi che mi freghi dello scandalo! Io sono un chirurgo, mica uno scribacchino: sono uno che salvo la gente, cosa mi frega di... 'scolta, renditi utile: stai zitto, meglio star muto che dir stramboti. Resta in linea, che sento a Lugano...
Fuori dai gangheri come un portone sfondato, il Chirurgo. Se ci giochiamo il Senatore per una monata come questa.... E mentre pensa “monata” gli viene in mente il Deficiente: che ancora non ha chiamato. Mona d'un figlio, l'ho spedito a Romaladrona per toglierlo dal giro alcolico, mica per regalargli l'appartamento nella capitale.
Prende il cellulare, schiaccia i primi tasti, poi si ferma ad ascoltare la radio che ancora non dà la notizia, forse è vero che c'è un dio: «...palazzi mitragliati dalle schegge vedrà a lungo lo spettacolo intollerabile dei cadaveri mutilati, di membra, di teste spiccate, d'una ragazza con la bocca e gli occhi aperti seduta lì dov'è stata fulminata: non sarà possibile ricomporli fin quando...».
- Cos'è questa storia, Gino?, chiede all'autista. Terroristi, risponde: bombe a Madrid, baschi o islamici. Sui treni. Siamo quasi a Monza, dottore. Tre quarti d'ora, se siamo fortunati...
Se siamo fortunati deve averlo pensato Di Biagio mentre faceva il numero del Chirurgo e lo trovava libero. E il Chirurgo risponde.
- Guardi, non sto neanche a spiegargliela, dottore. Come al solito. Lo abbiamo preso su in piazza Erbe, dopo le segnalazioni che ci sono arrivate. Lui e altri tre. Uno è in coma etilico, il De... suo figlio, mi scusi, ci è andato vicino. Se ci manda qualcuno a ritirarlo...
- Ritirarlo chi? Mica un pacco postale, mio figlio è un deputato. Porti rispetto e stia lì, che mando qualcuno a prenderlo con la macchina. Ma è sveglio?
Di Biagio trattiene la risposta. Conta fino a dieci. Pensa alla carriera, alla moglie e al figlio da mantenere. Pensa al Chirurgo, quello che va sempre pronunciato con la maiuscola. Il numero uno in città. Uno dei più importanti d'Italia. Il cardiologo del Senatore.
Il padre del Deficiente: nu figghj'e'ndrocchia puro isso.
- No dottore, non è sveglio. L'hanno dovuto sedare. Scalmanava. C'era il pericolo che si facesse male... le solite cose...
E mentre Di Biagio dice «le solite cose», Caputo apre le mail e trova un messaggio di Marangon: “le solite cose”. L'intestazione in codice per l'operazione Màscara.
Da: Felipe
A: Diego Amando
Cc: Osvaldo
Oggetto: Le solite cose.
Faccio tappa a Madrid, cena vegan, ma mi sposto a Barna in nottata. I migliori Picasso sono lì, non al Prado. Hasta, F.
Felipe è Marangon, Diego Armando è Di Biagio, Osvaldo è il commissario Toso. La cena vegan significa che alloggia al Lope de Vega. Quindi stamattina è a Barcellona. A Barna, come dicono i castigliani.
Tutto bene, dunque.
Se non fosse che il diversamente scaltro si è svegliato.
E comincia a piangere. Perché nessuno lo ama. Perché tutti lo chiamano Deficiente: persino suo padre. Perché nessuno ha fiducia nelle sue capacità.
E del resto, pensa Di Biagio, se persino suo padre che è medico lo chiama Deficiente, un motivo ci sarà.
– Te lo dico il perché, Deficiente: da picolo sito cascà dala cunarèla, mormora Toso sbattendo la porta. La radio continua a sputare servizi, le orecchie colgono schegge di discorsi da Madrid: «treni aperti come scatolette … bolgia dantesca … dai tempi della guerra civile che non bombardavano ...». E intanto sono saltate le reti telefoniche: a Madrid, non in Catalogna. E allora, perché Marangon non è raggiungibile?
- Vieni, Caputo, andiamo a mangiare qualcosa, così quando vengono a prendersi il Deficiente non mi tocca vederli...
Non gli va giù, al commissario Toso, che in Questura si debba tenere impegnata una stanza per i figli di papà che vanno a sbronzarsi nel fine settimana, e non gli si può fare neanche un verbale. Che il giorno dopo li ritrovi sul giornale a parlare di valori cristiani e messa in latino, relativismo dei valori e crocifissi nelle scuole.
– Non ci provare, Caputo: la pastissada non la mangio, chiaro? Non mangio cavalli. Sono animali intelligenti, i cavalli.
- Beh, commissario, se tutti ragionassero così...
- Beh cosa, Caputo?
- Allora quelli come il Deficiente potremmo mangiarceli... o no?
(Già: perché non possiamo?)
Toso ordina insalata e formaggio. Per due.
brococlo.jpgLa prima doccia serve a svegliarlo.
La seconda a lavar via il freschin di dosso.
La terza a rimetterlo in piedi.
La dichiarazione per la stampa: in visita presso il convento lefevriano in Toscana, come sua abitudine, l'onorevole ha appreso in ritardo la notizia del grave malore che ha rischiato di privare il movimento della... no, guida non va bene... capo... no, non va... lìder: del suo lìder. Le rassicuranti notizie del primo pomeriggio eccetera eccetera... l'affetto del popolo padano che dalla nostra radio eccetera eccetera... la dimostrazione che nessun politico è amato tanto quanto il nostro eccetera...
Il Deficiente si siede. Beve un'altra tazza di caffè.
Ci vorrebbe una svolta, pensa. Un colpo d'ala. Si potrebbe pensare a un disegno di legge... vaccadì, in tre anni ne ha presentato uno solo, neanche arrivato in commissione...
Ripensa a quello che gli ha detto suo padre: sta tranquillo che te lo trovo io da fare a Roma. Ti trovo da lavorare, mona d'un Deficiente, cos'è che hai da dire?
- No o gnan avfià!, gli ha risposto.
Ecco, bene, muto: solo respirare. Capace solo di far casino coi tre semi lì, e scondarse soto le cotole de to mare, Deficiente. Ghe n'ho du maroni di te e della tua brigola... ma vedrai che ti sistemo io, non appena il Senatore torna dalla Svizzera.
- Svizzeva?
- Svizzera, certo: cosa ti aspettavi?
- Come Cavlo Cattaneo?
Il Chirurgo sospira. Ma da dove viene fuori questo Deficiente? Dalla mona de so mare, o da sotto un cavolo?
- Vaccadì, buteo, cerca di ragionare. Il Senatore l'è andà so de ropeton, mica uno scherzo. E quei mona che hanno aspettato a chiamarme son peggio dei tuoi fradei. Lo abbiamo ripreso per un pelo, ci vorranno mesi, e anche dopo... secondo te dove lo faccio curare?
- In Svizzeva?
- Ecco, bravo: se ci arriva anche un Deficiente come te... Adesso devo chiudere, ho il Roberto e il Francesco sull'altro telefono. Ma sta' tranquillo che a te ci penso io.
- Ripeti con molta calma, Di Biagio.
Non c'è molto da ripetere. Perché non è che le cose cambiano se le dici una seconda volta.
Sono riusciti a mettersi in contatto con gli agenti spagnoli. Quelli che conoscevano Marangon. Hanno rintracciato un tassista che ha accompagnato al terminal 2 un passeggero che corrisponde alla descrizione di Marangon. Da quel terminal non partono aerei per Barcellona.
Lì il suo cellulare è stato agganciato da un altro cellulare, di proprietà di un altro agente infiltrato nella rete che scarica polvere bianca sul Veneto e va a lavare il denaro sporco in Spagna.
Marangon è tornato a dormire in albergo. Si è svegliato presto ed è uscito.
Non si sa per dove.
Anche l'altro agente, quello spagnolo, è uscito presto.
Non si sa per dove.
Anche di lui non si hanno più notizie.
A Madrid la popolazione è nelle piazze. Dona sangue, manifesta: ¡Aquì estamos!.
Comunicato di Al Qaeda: «Lo squadrone della morte è riuscito a penetrare nel cuore dei Crociati europei ed infliggere un colpo doloroso ad uno dei pilastri dell'alleanza crociata, la Spagna...»
Comunicato del senatore Cossiga: «È stata una scheggia impazzita dell'Eta ad agire con tali modalità a Madrid».
Comunicato del primario dell'ospedale: «Il Senatore è stato colpito da insufficienza cardiaca. Le sue condizioni seppur gravi sono stazionarie. Per poterlo dichiarare fuori pericolo è necessario aspettare le prossime 72 ore. Il paziente è attualmente intubato, ma la sua forte fibra e l'immediata reazione ai trattamenti sanitari consentono di nutrire un moderato ottimismo».
Attorno al tavolo del ristorante, i fedelissimi del Senatore possono distendersi. Fumare una sigaretta. Bere un bicchiere.
- È andata bene, dice il Chirurgo.
Il Ministro lo guarda negli occhi.
- Ce la farà. Fidati, ce la farà. Ma adesso...
Adesso, è il momento di presentare il conto. L'altra volta il prezzo è stata l'elezione del Deficiente.
- Non è bastato spedirlo a Romaladrona, sospira il Chirurgo. Deve diventare un biglietto di sola andata. Dovete trovargli qualcosa da fare. Qualcosa che lo tenga impegnato.
Si guardano.
- Hai in mente qualcosa?
- Trovategli un paio di collaboratori capaci.
- Capaci di cosa?
- Di tenere l'agenda di un sottosegretario.
Pausa di riflessione.
- Hai detto sottosegretario?
- Si: ho detto sottosegretario.

15 dicembre 2011

No Veneto City

Cittadini Comitati e Associazioni bloccano Veneto City.
Una contestazione non violenta ma assordante ha reso impossibile l’approvazione dell’accordo di programma per il Polo del Terziario Avanzato. Tutto rinviato alla prossima settimana.
Un grande successo ma anche una lezione democratica a degli amministratori sempre più asseragliati nel “fortino” della politica. Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione. I Comitati non si arrendono.
Oltre 300 cittadini, attivisti e simpatizzanti di comitati, hanno “assediato” per ore in modo pacifico e non violento quello che ormai è diventato il simbolo del “fortino” della politica, ripristinando almeno per un po’ di ore il principio costituzionale secondo il quale “la sovranità appartiene al popolo” (Art. 1 Costituzione Italiana). La manifestazione organizzata ha determinato la mancata approvazione dell’Accordo di Programma su Veneto City. Un successo fatto di grande civiltà.
Lo sgombero coatto degli attivisti presenti all’interno del Consiglio Comunale, imposto dal Sindaco di Dolo dopo 5 ore di assordante contestazione, dimostra una volta di più come la vicenda Veneto City sia diventata una questione di democrazia, e non solo una battaglia per la difesa dell’ambiente e della salute. Una manciata di Consiglieri e Assessori di due comuni, votati da meno di 8.000 persone, decidono su un progetto che avrà conseguenze pesantissime per un territorio molto più vasto e popoloso (almeno 240.000 abitanti coinvolti). Una decisione presa non tenendo in minima considerazione migliaia di osservazioni e prese di posizione contrarie di decine di Comuni, Enti autorevoli come ARPAV e USSL 13, Associazioni di Categoria (Confesercenti, ASCOM, Associazione Consumatori, Associazione artigiani), sindacati, rappresentanti della Chiesa, gruppi regionali di opposizione, esponenti politici di Lega e PDL, Sindaci (Orsoni e Zanonato), e ben 11.000 cittadini che hanno sottoscritto la petizione popolare promossa da CAT e associazioni. Insomma a favore di Veneto City sono rimasti solo i proponenti e i due Sindaci ai quali pure il Presidente Luca Zaia ha addossato ogni responsabilità.
Per di più mancano i presupposti di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dell’opera per applicare lo strumento dell’Accordo di Programma, e nemmeno la normativa nazionale ambientale in materia di Valutazione Ambientale Strategica è stata rispettata.
CAT smentisce categoricamente le accuse di insulti e aggressioni denunciati dal Sindaco Maddalena Gottardo. Tutti gli attivisti e i simpatizzanti hanno mantenuto un atteggiamento non violento e non offensivo seppure vivace e determinato. In ogni caso, in relazione alla presunta aggressione, il Sindaco aveva la possibilità e il dovere di segnalare l’accaduto alle decine di Carabinieri presenti. CAT ringrazia tutte le organizzazioni che hanno sostenuto e partecipato alla manifestazione, ma anche le forze dell’ordine per l’atteggiamento pacato e dialogante che hanno mantenuto.
Ora la mobilitazione continua con ancora più determinazione di prima. I Comitati non si arrendono!!!

04 settembre 2011

Sciopero generale 6 settembre: non paghiamo il loro debito! A loro la crisi a noi la rivolta!


Governo e Parlamento stanno eseguendo gli ordini ricevuti dalla Banca Centrale Europea, dalle istituzioni europee, dagli istituti finanziari e da Confindustria: affrontare la crisi capitalistica imponendo un vero e proprio massacro sociale alle classi popolari. La doppia manovra del 6 luglio e del 13 agosto estorce nel giro di 4 anni e in diverse forme 130 miliardi di euro ai lavoratori e ai ceti popolari per trasferirli alle banche, ai padroni e agli speculatori, per garantire i loro bond , i loro titoli tossici e i loro profitti.
Lo fa attraverso l’aumento dei tickets sanitari, riducendo il valore delle pensioni e aumentando ulteriormente l’età pensionabile, taglieggiando ancora i lavoratori pubblici e abolendo di fatto, con le deroghe aziendali, compresa quella sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, i contratti nazionali di lavoro, con drastici tagli alle agevolazioni fiscali e assistenziali, con gigantesche riduzioni della spesa pubblica nazionale e degli Enti Locali e un conseguente tracollo dei servizi pubblici, ulteriori liberalizzazioni e privatizzazioni cercando di capovolgere la vittoria dei SI’ nei referendum.
Tutto questo, si dice, per pagare il debito dello Stato. Ma questo debito è nato soprattutto:
• dalle massicce riduzioni fiscali elargite alle classi ricche e dalla loro evasione fiscale;
• dagli enormi finanziamenti dello Stato per tenere in piedi le banche private.
RIFIUTIAMO DI RICONOSCERE E DI PAGARE UN DEBITO ILLEGITTIMO, CHE NON E’ STATO FATTO DA NOI, che serve a garantire le speculazioni dei potentati finanziari.
Devono pagare coloro che non hanno mai pagato: il capitale, le banche e le rendite. Bisogna imporre una patrimoniale sulle fortune accumulate nel tempo, la nazionalizzazione delle banche; e, dopo decenni di stangate, una redistribuzione a favore delle classi lavoratrici, un reddito sociale per i senza lavoro, l’istituzione di un salario minimo di garanzia, la distribuzione del lavoro riducendo l’orario, un vasto piano di servizi pubblici e di risanamento ambientale, la drastica riduzione delle spese militari e la fine delle missioni di guerra all’estero, la rinuncia alle costosissime, inutili e dannose grandi opere come la TAV, il ponte sullo Stretto di Messina o il MOSE. Occorre un grande schieramento di lotta e di mobilitazione, per costruire rapporti di forza capaci di bloccare la manovra, affermando gli interessi e i bisogni di lavoratori, lavoratrici, disoccupati, precari.
L' “opposizione” parlamentare approva di fatto le misure liberiste imposte dall'Europa e dalle banche, rammaricandosi solo di non essere lei a gestirle. Il governo Berlusconi ormai logoro, mostra il vero volto della Lega Nord, forza antipopolare legata ai poteri economici e realmente ostile alle classi sociali più deboli.
Lo sciopero generale del 6 settembre, dichiarato dalla CGIL “per modificare una manovra ingiusta e iniqua”, dopo che peraltro solo appena poche settimane fa aveva firmato negativi e pesantissimi accordi di “patto sociale” con i sindacati complici e la Confindustria (accordo del 28 giugno e documento del 4 agosto), sciopero dichiarato per la stessa data anche dall’USB e altri sindacati di base su una piattaforma di difesa dei diritti dei lavoratori “contro la dittatura delle banche e dell’Unione europea”, costituisce un primo momento di lotta per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per cercare di fermare l’aggressione violenta di governo e padroni.
La lotta non potrà però essere breve e risolversi in un giorno; servono comitati unitari e autorganizzati per una mobilitazione prolungata che duri nel tempo per piegare un padronato che vuole la nostra pelle. E i lavoratori dovranno muoversi insieme alle nuove generazioni e ai protagonisti delle nuove ribellioni sociali. Dobbiamo resistere unminuto più dei padroni e dei governi, con gli scioperi nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro e con le tende nelle piazze.

Il 6 settembre partecipiamo alle manifestazioni organizzate sul territorio!

Sinistra Critica - Organizzazione per la sinistra anticapitalista

14 giugno 2011

Referendum, una straordinaria vittoria per costruire il cambiamento sociale, politico ed economico di cui l'Italia ha bisogno

Sinistra Critica saluta con grande soddisfazione la straordinaria vittoria referendaria. Un risultato che fa emergere in maniera inequivocabile il vento di cambiamento che inizia a soffiare anche in Italia. Il coronmaneto di un lungo e difficile cammino intrapreso da migliaia di donne e uomini che in questi anni hanno sostenuto la battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici. Un protagonismo sociale che ha soverchiato il colpevole immobilismo del centrosinistra istituzionale (che oggi farebbe bene ad ascoltare il messaggio netto che gli è giunto nelle regioni “rosse” dove ha già privatizzato l'acqua), il silenzio imposto dal regime mediatico berlusconiano e che intrecciandosi con il movimento contro il nucleare e al desiderio di una giustizia uguale per tutti, ha segnato una netta sconfitta per il Governo Berlusconi-Bossi, per Confindustria e per la Lega Nord, partito non certo al servizio dei cittadini e del terretorio, ma dei grandi potentati economici.
Questa vittoria segna una battuta di arresto anche per il sistema economico liberista e indica molto concretamente che il cambiamento è possibile e che vale sempre la pena di lottare e di impegnarsi dal basso, nei movimenti sociali, cosa che Sinistra Critica ha sempre coerentemente cercato di fare.
Sappiamo che il cammino per l'effettiva pubbliciazzione dei servizi idrici, sotto un reale e tangibile controllo popolare, è difficile. Siamo coscienti che il berlusconismo, seppur in grave difficoltà, è comuque presente e insidioso. Non ci sfugge certo che l'obiettivo di una giustizia uguale per tutti (a partire dai cittadini meno abbienti e dai migranti) è ancora distante.
Siamo però convinti che la vittoria di oggi può segnare un passo decisivo per un reale progetto di cambiamente sociale, politico ed economico in cui si riaffermi che le nostre vite, di donne, uomini, giovani, lavoratori, migranti, valgono più dei profitti delle multinazionali e degli interessi di un governo indegno che deve andarsene. Come Sinistra Crtica continueremo ad impegnarci per costruire questo cambiamento e per renderlo possibile.

Sinistra Critica Veneto

08 giugno 2011

Il 12 e 13 giugno votiamo si!

Comunicato: il 12 e 13 votiamo SI perchè di acqua si vive e di nucleare si muore!
L'appuntamento referendario di domenica 12 e lunedi 13 giugno sarà importante perchè affermando la riappropriazione dei beni comuni - acqua ed energia - si potranno bloccare le politiche liberiste che hanno significato profitti per pochi - finanza, banche, grandi gruppi industriali, grandi società multiservizi - e aumento dei costi e diminuzione di sovranità e possibilità di controllo per tutti.
I privati sono nei servizi idrici da circa 10 anni. In questo periodo il costo del servizio è aumentato vertiginosamente, del 65%: 182 euro l'anno su base nazionale con punte di 400 euro in alcune regioni come la Toscana e l'Umbria, da sempre amministrate dal centrosinistra, che per prime hanno scelto la strade delle gestioni miste in cui sono entrate le grandi multinazionali francesi o dove le le ex municipalizzate sono diventate colossi economici quotate in borsa. Per questo a spingere per le "liberalizzazioni" è soprattutto Confindustria e il potere bancario e finanziario. L'acqua, che è un bene comune e va gestita fuori da logiche di profitto, per questi soggetti è un affare sicuro. Il Veneto - a parte Padova - è fuori da questo sistema e ha scelto gestioni dirette, come quelle veronesi Acqueveronesi e Ags: ma il decreto Ronchi le stravolgerebbe facendo entrare i privati con una quota non inferiore al 40%. Gli interessi in gioco, il 12 e 13 giugno sono dunque altissimi: sul piatto ci sono le 41 gestioni dirette - tra cui quella veronese - e i 64 miliardi di euro necessari per ristrutturare la rete idrica nazionale. Un piatto molto ricco a cui si aggiunge la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che è inserita nel decreto Ronchi.
Come ci hanno insegnato le tragedie di Chernobyl e Fukushima il nucleare rappresenta la follia di una produzione energetica obsoleta, anti economica, dispregiativa dell’ambiente, della vita e del futuro. Il SI al referednum potrà dunque mettere in discussione l’intera politica energetica che non può essere basata su un modello "dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato" come quello nuclearista e proporre un nuovo modello "conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico" come quello fondato sulle rinnovabili.
Ad unire le ragioni dei 2 referendum ci sono gli interessi e le politiche delle grandi multinazionali. Si pensi ad esempio che tra i soggetti più interessati a costruire le centrali nucleari in Italia ci sono i francesi di EDF, Electricitè de France, il cui Presidente è Henri Proglio. E chi fa la parte del leone nella privatizzazione degli acquedotti italiani sono i francesi di Veolia, il cui Amministratore delegato è Henri Proglio.
Chi ha voluto questi referendum ha già vinto su alcuni punti sostanziali. Il primo dei quali è quello di aver permesso, dopo anni di sequestro della democrazia reale a tutti i livelli, di affermare un nuovo principio : su ciò che a tutti appartiene, tutte e tutti devono poter decidere direttamente. Ora è necessario vincere nelle urne.
Si vota per la la ripubblicizzazione dell’acqua, per la difesa dei beni comuni e della democrazia. Proprio per questo vorremmo fosse chiara una cosa: quel voto non sarà solo un sondaggio d’opinione, o l’espressione di un generico bisogno che il mondo politico istituzionale dovrà interpretare e portare a sintesi. Dentro la mobilitazione sociale di questi anni e di questi giorni c’è molto di più : c’è l’avvio della riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, c’è l’avvio della costruzione di una nuova democrazia partecipativa, c’è il primo vero stop popolare all’ideologia liberista e del mercato. C’è il futuro, cui nessuno potrà sottrarsi.
Per questo, al contrario del sindaco Tosi e di Bossi che si sciacquano la bocca con la retorica della difesa del territorio e degli interessi dei cittadini, il 12 e il 13 Sinistra Critica invita a votare e a far votare Si perchè di acqua si vive e di nucleare si muore!

Sinistra Critica Veneto - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista