Visualizzazione post con etichetta lega nord. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lega nord. Mostra tutti i post

08 maggio 2012

Tosi, condottiero gialloblù

Il commento di Sinistra Critica Verona sulle elezioni amministrative
Tosi contro tutti
Il sindaco uscente Flavio Tosi si conferma con un ampio margine di voti, nell'ambito di una tornata elettorale con una chiara valenza nazionale. Sicuramente per la fase politica, per l'importanza della città ma anche per le dinamiche riguardanti la crisi della Lega Nord. Tosi è riuscito a costruirsi un'immagine mediaticamente e socialmente efficace e un partito sostanzialmente personale, di cui molto si è parlato anche fuori dalle mura scaligere, che gli ha consentito di uscire rafforzato dalla crisi del partito padano.

Il Tosi di oggi è diverso da quello di cinque anni fa. Il ruolo di sindaco sceriffo gli è stato stretto fin da subito. Nei 5 anni di governo alla guida della città ha costruito rapporti economici e finanziari di tutto rispetto: ha coltivato l'alleanza con la Compagnia delle Opere, ovvero CL, è diventato il sindaco delle grandi opere, aprendo cantieri su cantieri: il Traforo, l'inceneritore di Ca' del Bue, i parcheggi in pieno centro storico, i progetti sull'area di Verona sud e la ristrutturazione di altre importanti zone della città. Il sindaco è entrato anche nella vicenda Unicredit attraverso la fondazione Cariverona - che di Unicredit è uno dei principali azionisti - e ha avuto la mano pesante sulle aziende partecipate - Agsm, Amia, Atv - piazzando i suoi uomini dappertutto e aprendo quindi la conflittualità con quelli che cinque anni fa erano i suoi alleati. Tra i maggiori finanziatori delle sue campagne elettorali appare la Mazzi Costruzioni, da quarant'anni protagonista degli appalti cittadini. Technital, la società artefice del progetto del traforo delle Torricelle, pochi giorni prima delle elezioni si è incaricata di spiegare ai cittadini quanto importante e opportuna sia quest'opera, in realtà devastante, costosa ed utile solo a chi ci guadagna, invitando indirettamente al voto per Tosi.
Il successo del riconfermato sindaco, già condannato in via definitiva per propaganda razzista, assorbe certamente anche i voti dell'estrema destra che cerca di far leva sulla crisi in atto. Da un lato lascia quasi a secco Forza Nuova e la lista ad essa alleata (Identità Scaligera), dall'altro ospita direttamente all'interno della propria civica il leader locale di Casa Pound, Marcello Ruffo, in cordata con l'assessore alle pari opportunità (!) Di Dio, esplicitamente sostenuto dai "fascisti del nuovo millennio" e un paio di candidati della ex Fiamma Tricolore. Per non parlare di Andrea Miglioranzi, ex Gesta Bellica e Veneto Fronte Skinhead, che della lista civica di Tosi è il segretario. Sta facendo carriera: è passato in una società della Fiera, è nel CdA della municipalizzata Agsm, se ne parla addirittura come assessore o vice sindaco ed è diventato normale che uno come lui sia lì nella stanza dei bottoni.

L'opposizione
I risultati puniscono chiaramente l'inconsistente e ambigua opposizione del PD (si veda ad esempio la posizione sul traforo) e la sua responsabilità per le politiche lacrime e sangue del governo Monti. La Federazione della Sinistra, tutta proiettata nella dinamica elettoralista, ha scelto la "solita" lista con il dichiarato proposito di ritornare in consiglio comunale. Non ha messo in discussione nulla della politica che il PD ha fatto a livello locale e tanto meno a livello nazionale. Il risultato è che Prc e PdCI non raggiungono l'1% e la campagna elettorale non ha innescato alcun meccanismo di partecipazione.
Crolla il PdL lacerato dalla guerra intestina, mentre emerge con prepotenza il populismo, a tratti preoccupante e becero, del Movimento 5 Stelle. Grillo prende più voti di Berlusconi e fa eleggere tre consiglieri. La campagna dei grillini è stata un taglia e cuci di slogan evidentemente efficaci, ma vuota dal punto di vista politico: di lavoro e crisi non si parla se non in termini individuali o di green economy, il conflitto capitale/lavoro è un relitto del passato, sulla cittadinanza si pensa che è follia far votare i figli dei migranti nati in Italia, sulle donne le sviste sono rivelatrici: "il telelavoro è importante perché riduce l'inquinamento e perché tiene le donne a casa" ha detto il candidato sindaco a 5 stelle nel corso di un'assemblea cittadina. Anche sulla questione ambientale, nei confronti della quale sembrano essere sensibili, non si ravvedono nell'angusto orizzonte grillino analisi interessanti, nella misura in cui non si ragiona sul rapporto tra ambiente e produzione industriale, e quindi tra territorio e modello economico. Su questo appare timida anche la lista civica Piazza Pulita, che raccoglie alcuni comitati cittadini – No Traforo, No Inceneritore, il Carpino, ... - e si attesta sul 2,4% risultando più una lista dei “leader” che un progetto in grado di mettere collettivamente in discussione alcune scelte politiche e la debolezza dell'opposizione.
Oltre il centrosinistra la candidatura di Ibrahyma Barry per il PdAC. Una candidatura di propaganda, di una realtà di fatto assente a Verona, nella cui lista ci sono appena quattro residenti nella città scaligera e che non pone certo le premesse per la costruzione di un'opposizione sociale e politica.

Crisi, la grande assente
In questo quadro la grande assente è stata la crisi economica: poco o nulla se ne è parlato in campagna elettorale. Nonostante le molte vertenze aperte sul territorio, questa assenza non stupisce visto il bassissimo livello di conflittualità esistente in città, determinato anche dal ruolo concertativo dei sindacati, Cgil in testa. In tale contesto incide profondamente la fine del modello della piccola impresa che ha fatto "grande" il Nordest.
La crisi a Verona non produce conflitto né autorganizzazione. Chi la patisce è isolato e non comunica con chi ha vicino. Nemmeno all'interno dello stesso sindacato si è in grado di aprire delle vertenze comuni tra le molte situazioni di crisi aziendale. Quello che, nel corso della campagna elettorale, è stato detto sulla crisi – che è evidentemente una crisi di sistema – sono parole d'ordine generiche e banali: "bisogna uscirne insieme". Non una parola su chi l'ha provocata, né su chi ci guadagna e su chi la paga, né sulle politiche europee di austerity.

Verona, Italia, Europa
Le osservazioni sull'assenza della crisi dal dibattito politico cittadino ci riportano, in conclusione, a spendere ancora poche parole sul nesso, secondo noi palese, tra assenza di un progetto politico programmaticamente alternativo che non si candidi a cogestire la crisi del capitalismo a nessun livello, né locale né nazionale, e il reale pericolo di una uscita a destra da tale situazione. L’unanime “silenzio-assenso” cittadino attorno al tema ricalca quello dell’unità nazionale ed europea, tutta costruita attorno alla volontà di salvare i grandi profitti economico-finanziari. Il crearsi di una grande coalizione nazionale attorno al governo tecnico infatti, oltre a smascherare ulteriormente la subalternità del Pd e dei suoi alleati ai grandi poteri finanziari e la loro impossibilità oggettiva di rappresentare un’alternativa, lascia un ampio spazio politico alle destre radicali e neofasciste che possono così presentarsi come le uniche forze anticrisi.
Questa dinamica è riscontrabile generalmente in tutta Europa come ci dimostrano i risultati del Fronte Nazionale in Francia e del partito neo nazista Alba Dorata in Grecia. Il risultato delle elezioni greche segnala però anche, e questo è un dato estremamente significativo, il grande e importante successo della coalizione della sinistra radicale Syriza che supera il Partito Socialdemocratico Greco (Pasok), mostratosi completamente subalterno a BCE e FMI e rifiutando alleanze di governo che comporterebbero la rinuncia della propria autonomia programmatica e politica. Cosa, purtroppo, che non possiamo dire anche del Front de Gauche francese. Ciò ci preoccupa molto in quanto conosciamo direttamente, sia a livello nazionale che cittadino, la ricaduta negativa che subiscono le forze di sinistra quando praticano scelte governiste malgrado sia chiara la natura neoliberista e conservatrice delle forze con cui ci si allea.
Tornando a Verona, siamo di fronte ad un fenomeno strano: la crescita sostanziale e non formale della destra neofascista, alleata con Tosi nel nuovo partito travestito da lista civica, trappola ben congegnata nella quale molti sono caduti. Il carattere “localista” del discorso tosiano, intriso di retorica sulla “buona ed efficiente amministrazione”, consente al sindaco rieletto di collocarsi virtualmente fuori dal quadro politico generale, per non dire al di sopra di esso, risultando leader di lotta e di governo, referente al contempo dei fascisti del terzo millennio e del potere finanziario e delle banche. Se l'estrema destra scaligera ottiene da Tosi posizioni di potere, allo stesso tempo perde il proprio spazio politico fagocitato dal monopolio tosiano. Raggiunge il potere con una scorciatoia: portare voti a Tosi in cambio di poltrone. D'altra parte il populismo sorvola scientificamente sulle contraddizioni oggettive per imporre un immaginario di falsi miti in cui la delega al sovrano assomiglia decisamente ad un atto di fede.

Un’uscita a sinistra
Di fronte a tale quadro, per disinnescare la miccia della crisi sociale e del radicamento dell’estrema destra, per uscirne quindi a sinistra, ci pare quanto mai necessario approfondire i nostri sforzi nella costruzione del conflitto e dell’opposizione sociale e politica alle politiche liberiste di austerity del governo Monti-Napolitano, che con la scusa de pagamento del debito pubblico attuano le politiche neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e dell'Unione Europea rubando diritti, salari, pensioni e futuro a giovani, lavoratori, pensionati, donne e migranti. È inoltre urgente e non rinviabile il ragionamento su un diverso modello economico alternativo e anticapitalista.
Opporsi alle politiche di austerity, centrali in questa fase storica, ed alle conseguenze sociali, economiche e politiche, implica l'inconciliabilità tra una sinistra alternativa e anticapitalista – potenzialmente centrale in questa fase storica – e la socialdemocrazia riformista, necessariamente subordinata all'umore dei mercati e ai bisogni delle banche e non più praticabile perché sempre più esigue sono le risorse da redistribuire.
In tal senso Verona, vista da sinistra, è all'anno zero. C'è da ricostruire praticamente tutto. A partire dall'analisi della crisi che colpisce duramente anche nella città scaligera, dall'assenza di qualsiasi risposta sociale, politica o sindacale, dal progressivo smembramento e indebolimento del ceto medio, dalla critica su come il centrosinistra ha governato nell'unica occasione che ha avuto a disposizione con la giunta Zanotto.
Per questo Sinistra Critica ritiene necessario approfondire i propri sforzi, a partire dalla partecipazione alla campagna Rivolta il Debito, nella costruzione di un'opposizione sociale, politica e culturale, che vada ben oltre le anguste logiche elettoralistiche. Il patto di stabilità ed il vincolo di bilancio introdotto in costituzione con il volto favorevole del Partito Democratico e che rischia di colpire mortalmente le amministrazioni locali, così come la privatizzazione dell'acqua e dei beni comuni sono misure frutto delle politiche di contrasto del debito decise dal passato governo di centrodestra e dall'attuale governo tecnico. Collegare la campagna di Obbedienza Civile, magari condotta in forma autorganizzata con l'autoriduzione della bolletta, alla proposta di audit sul debito da declinare anche su scala locale, significherebbe innanzitutto far crescere e politicizzare queste battaglie aprendo la strada alla costruzione di una diffusa sensibilità anticapitalista che nasca e cresca nel sociale in forma autorganizzata e che sappia individuare i veri responsabili della crisi. Convinti che la democrazia realmente partecipativa, la giustizia sociale, la sconfitta del razzismo e di questo sistema economico, siano pratiche quotidiane e non obbiettivi da rimandare alla “società futura” né tanto meno da rinchiudere strumentalmente in una campagna elettorale.

20 aprile 2012


Il deficiente. La selezione della classe dirigente di domani
di Girolamo De MicheleBossi_Bricolo.jpg
Questo racconto fa parte dell'antologia Sorci Verdi. Storie di ordinario leghismo, edizioni Alegre, 2011 

Nella Lega si lavora. Chi lavora fa carriera, chi non lavora va a casa
(Umberto Bossi, a proposito di Renzo Bossi, 2009)
Non serve certo un teologo per accorgersi di quanta confusione ci sia sotto il cielo
(on. Federico Bricolo, 2003)
10 marzo 2004, Madrid
Aeroporto Barajas, ore 20
Salutano gli autisti senza un cenno. Scendono in silenzio dall'auto, abiti scuri e occhiali uguale. Si dirigono al Terminal per il check in impugnando la valigetta come un'arma. Destinazione Monaco di Baviera: un grande hub. Da lì, Rabat, via Francoforte. In ogni città qualcuno ad aspettarli.
Importante non esserci, domattina: a Madrid.
10 marzo 2004, Treviso
Aeroporto Antonio Canova, ore 20
- Diocan, Deficiente, gheto pressia? Sei un cadenasso, mica puoi andar zo a Romaladrona onto come (segue un rutto), gli fa il Folaga.
- Va in mona, Zuan: io domani devo anche fave un dis... un dis... g'ho da pavlave, domani. In Pavlamento. E allova mi accompa... mi accompagni. E la smetti di chiamavmi Deficiente.
- Vaccadì, Deficiente, hai un fiato che schiaccia peggio di... (altro rutto) di un pallavolista. Non ci fanno neanche entrare sull'aereo.
- Te si pvopvio en bvasa cue... en bvasa cuevta... Mi, g'ho il tesse... il tessevino, dice appoggiandosi al Suv. E smetti di chiamavmi Deficiente...
- Te lo infilano su per il cul la carta da deputato, dice il Pantegana: quello al volante. 'Scolta ben Deficiente, dice mostrando la boccia di vodka: si torna in città, e a Romaladrona ci vai domani!
E sigilla l'affermazione con un peto.
- Tromba de cul corpo san!, esclama l'Ascella.
10 marzo 2004, Madrid
Aeroporto Barajas, ore 20
Diocan, che mona! È salito sul taxi parlando al cellulare, ha risposto con un sì della testa a non sa più quale domanda del tassista, ed è sceso dal taxi senza guardarsi intorno, sempre al telefono, che non si perdesse il gancio con il grossista di coca a Barcellona finché gli accordi non erano definiti.
Adesso, davanti al Terminal sbagliato, lo capisce cosa aveva chiesto il tassista.
Non resta che tornare in camera.
E mentre Marangon sta per avviarsi ai taxi, il cellulare squilla.
Legge il nome sul display e pensa: allora è la mia serata fortunata.
10 marzo 2004, Treviso
Aeroporto Antonio Canova, ore 20
Scende dall'aereo, stringe la mano al collega che lo aspetta fuori, e sale in macchina. Convegno noioso, ma era importante esserci: soprattutto nella cena di lavoro di ieri sera. La cartellina con le relazioni degli altri cardiologi vola distrattamente sul sedile posteriore. Quasi non si accorge del gruppo di giovani insulsi attorno al Suv. Non riesce a non pensare che anche un Suv costa lavoro per guadagnarselo, e quelli lì... chi g’ha el pan no g’ha i denti, conclude senza riconoscere suo figlio in quello piegato che vomita: il Deficiente.
11 marzo, ore 01.30
Il Residence promette lusso & discrezione, dietro la porta delle venti casette colorate. Stasera lei è una donna famosa: è nel pieno dei suoi 15 minuti. Indossa solo i gioielli che pubblicizza nelle foto esposte nelle vetrine e sui giornali, e aspetta.
Lui è ancora più famoso. Da molto più di 15 minuti: è uno di quelli che l'orologio lo fanno andare, lui. Non si è ancora tolto i pantaloni: prima, appoggia con cura sul tavolino lo specchietto estratto dalla tasca, la carta di credito per tagliare le righe, e la scatolina delle pillole blu. Ne ha già presa una, ma ha proprio voglia di essere all'altezza della sua fama. Ne prende un'altra.
11 marzo, ore 6.40
Il Chirurgo non ci ha messo molto a capire che dev'essere successo qualcosa di grave, se il telefono del Senatore ha chiamato dieci minuti fa. E non era il Senatore a chiamare.
Una brìgola di mona. Il Senatore è circondato da una manica, un nugolo, un esercito, una legione di mona!, urla mentre comincia a chiamare con il cellulare nella destra, intrigandosi nei vestiti che cerca di infilarsi con la sinistra.
Mentre scende le scale con la cravatta in mano gli sale su un diocan che resta strozzato in gola.
Can o non can, non è il momento di bestemmiare.
11 marzo, ore 8.00
- Minchia, commissario, ce l'ha sentita la radio?
- Diocan, Caputo, laseme star che son invià laorar, un'altra di quelle beghe col Deficiente, vaccadì che mona, una volta sì e una no onto come on porco a bighelonar zigozago tra il corso e piazza Erbe. Coma etilico, diocan, si fosse annegato nel suo vomito...
- Stava mica da solo, commissario...
- Stava con la sua brìgola de butèi, allora. Fammi indovinare: il Pantegana, il Folaga e l'Ascella... Diocan, si fosse affogato nel vomito di uno di quella maraia de semi era anca meglio. Caputo, ma dov'è il cellulare di quell'altro mona di suo padre, che in clinica non c'è e a casa non risponde...
- Commissario, scusi davvero, ma l'ha... venga a sentire la radio, c'è stata una cosa davvero brutta in Spagna: la stazione dei treni, o la metro, non si capisce bene, due bombe...
- Spagna dove, Caputo?
- Madrid, commissario. Un sacco di morti.
- Vaccadì Caputo, son tre dì che tiro un bò, mi ricapita il Deficente in questura e il Chirurgo non si trova, e ti te n'esci con Madrid?
Poi il commissario Toso si calma. Guarda meglio la faccia di Caputo, e quella degli altri nell'ufficio. Ascolta il silenzio che fa da sfondo alle parole della radio («...riversi sulle rotaie, altri quasi interrati nella ghiaia nera, altri ancora confusi con ferraglie torte nei tre squarci prodotti dalle bombe in altrettanti vagoni. Ferrovieri e sopravvissuti hanno trasportato i feriti...») e capisce.
Marangon. L'operazione Màscara.
- Dov'era Marangon, diocan diocan, diamoci una mossa! Chi l'ha sentito per ultimo?
Di Biagio: l'ultimo è stato il casertano, tre giorni fa, da Siviglia. Agganciato il corriere e fissato l'appuntamento per l'acquisto della merce. Dieci chili di fecola: a Barcellona, giusto oggi.
- Vaccadì, Caputo, che spavento... mi trovi quel cellulare, adesso? Quello del Chirurgo, che il Deficiente chiuso nella stanza ormai spusa da freschin?
Alegre_sorciverdi_web.jpgIl cellulare del Chirurgo: suona a vuoto.
Il secondo cellulare del chirurgo: quello su cui chiama suo figlio. Il Deficiente. Che stamattina non chiama. Non chiama da due giorni: brutto segno. Il Deficiente deve chiamare la sera prima per dire che sta prendendo l'aereo per Roma. E invece, niente: ha tirà el pero anca sta olta, pensa suo padre.
No: non pensa. Penserebbe: se avesse tempo. Se non avesse incollato all'orecchio il terzo cellulare.
Quello del Senatore.
Quello che ha squillato alle 6.30, e che da allora non s'è più spento.
- Te si insulso, Roberto, te lo dico io. Vaccadì, ma come ti funziona el sservel? Trasportare un ictus emorragico su e giù per i laghi invece di portarlo subito nell’ospedale della città più vicina. Ci metto due ore ad arrivare fin lì, mona! Due ore! Vuoi che mi freghi dello scandalo! Io sono un chirurgo, mica uno scribacchino: sono uno che salvo la gente, cosa mi frega di... 'scolta, renditi utile: stai zitto, meglio star muto che dir stramboti. Resta in linea, che sento a Lugano...
Fuori dai gangheri come un portone sfondato, il Chirurgo. Se ci giochiamo il Senatore per una monata come questa.... E mentre pensa “monata” gli viene in mente il Deficiente: che ancora non ha chiamato. Mona d'un figlio, l'ho spedito a Romaladrona per toglierlo dal giro alcolico, mica per regalargli l'appartamento nella capitale.
Prende il cellulare, schiaccia i primi tasti, poi si ferma ad ascoltare la radio che ancora non dà la notizia, forse è vero che c'è un dio: «...palazzi mitragliati dalle schegge vedrà a lungo lo spettacolo intollerabile dei cadaveri mutilati, di membra, di teste spiccate, d'una ragazza con la bocca e gli occhi aperti seduta lì dov'è stata fulminata: non sarà possibile ricomporli fin quando...».
- Cos'è questa storia, Gino?, chiede all'autista. Terroristi, risponde: bombe a Madrid, baschi o islamici. Sui treni. Siamo quasi a Monza, dottore. Tre quarti d'ora, se siamo fortunati...
Se siamo fortunati deve averlo pensato Di Biagio mentre faceva il numero del Chirurgo e lo trovava libero. E il Chirurgo risponde.
- Guardi, non sto neanche a spiegargliela, dottore. Come al solito. Lo abbiamo preso su in piazza Erbe, dopo le segnalazioni che ci sono arrivate. Lui e altri tre. Uno è in coma etilico, il De... suo figlio, mi scusi, ci è andato vicino. Se ci manda qualcuno a ritirarlo...
- Ritirarlo chi? Mica un pacco postale, mio figlio è un deputato. Porti rispetto e stia lì, che mando qualcuno a prenderlo con la macchina. Ma è sveglio?
Di Biagio trattiene la risposta. Conta fino a dieci. Pensa alla carriera, alla moglie e al figlio da mantenere. Pensa al Chirurgo, quello che va sempre pronunciato con la maiuscola. Il numero uno in città. Uno dei più importanti d'Italia. Il cardiologo del Senatore.
Il padre del Deficiente: nu figghj'e'ndrocchia puro isso.
- No dottore, non è sveglio. L'hanno dovuto sedare. Scalmanava. C'era il pericolo che si facesse male... le solite cose...
E mentre Di Biagio dice «le solite cose», Caputo apre le mail e trova un messaggio di Marangon: “le solite cose”. L'intestazione in codice per l'operazione Màscara.
Da: Felipe
A: Diego Amando
Cc: Osvaldo
Oggetto: Le solite cose.
Faccio tappa a Madrid, cena vegan, ma mi sposto a Barna in nottata. I migliori Picasso sono lì, non al Prado. Hasta, F.
Felipe è Marangon, Diego Armando è Di Biagio, Osvaldo è il commissario Toso. La cena vegan significa che alloggia al Lope de Vega. Quindi stamattina è a Barcellona. A Barna, come dicono i castigliani.
Tutto bene, dunque.
Se non fosse che il diversamente scaltro si è svegliato.
E comincia a piangere. Perché nessuno lo ama. Perché tutti lo chiamano Deficiente: persino suo padre. Perché nessuno ha fiducia nelle sue capacità.
E del resto, pensa Di Biagio, se persino suo padre che è medico lo chiama Deficiente, un motivo ci sarà.
– Te lo dico il perché, Deficiente: da picolo sito cascà dala cunarèla, mormora Toso sbattendo la porta. La radio continua a sputare servizi, le orecchie colgono schegge di discorsi da Madrid: «treni aperti come scatolette … bolgia dantesca … dai tempi della guerra civile che non bombardavano ...». E intanto sono saltate le reti telefoniche: a Madrid, non in Catalogna. E allora, perché Marangon non è raggiungibile?
- Vieni, Caputo, andiamo a mangiare qualcosa, così quando vengono a prendersi il Deficiente non mi tocca vederli...
Non gli va giù, al commissario Toso, che in Questura si debba tenere impegnata una stanza per i figli di papà che vanno a sbronzarsi nel fine settimana, e non gli si può fare neanche un verbale. Che il giorno dopo li ritrovi sul giornale a parlare di valori cristiani e messa in latino, relativismo dei valori e crocifissi nelle scuole.
– Non ci provare, Caputo: la pastissada non la mangio, chiaro? Non mangio cavalli. Sono animali intelligenti, i cavalli.
- Beh, commissario, se tutti ragionassero così...
- Beh cosa, Caputo?
- Allora quelli come il Deficiente potremmo mangiarceli... o no?
(Già: perché non possiamo?)
Toso ordina insalata e formaggio. Per due.
brococlo.jpgLa prima doccia serve a svegliarlo.
La seconda a lavar via il freschin di dosso.
La terza a rimetterlo in piedi.
La dichiarazione per la stampa: in visita presso il convento lefevriano in Toscana, come sua abitudine, l'onorevole ha appreso in ritardo la notizia del grave malore che ha rischiato di privare il movimento della... no, guida non va bene... capo... no, non va... lìder: del suo lìder. Le rassicuranti notizie del primo pomeriggio eccetera eccetera... l'affetto del popolo padano che dalla nostra radio eccetera eccetera... la dimostrazione che nessun politico è amato tanto quanto il nostro eccetera...
Il Deficiente si siede. Beve un'altra tazza di caffè.
Ci vorrebbe una svolta, pensa. Un colpo d'ala. Si potrebbe pensare a un disegno di legge... vaccadì, in tre anni ne ha presentato uno solo, neanche arrivato in commissione...
Ripensa a quello che gli ha detto suo padre: sta tranquillo che te lo trovo io da fare a Roma. Ti trovo da lavorare, mona d'un Deficiente, cos'è che hai da dire?
- No o gnan avfià!, gli ha risposto.
Ecco, bene, muto: solo respirare. Capace solo di far casino coi tre semi lì, e scondarse soto le cotole de to mare, Deficiente. Ghe n'ho du maroni di te e della tua brigola... ma vedrai che ti sistemo io, non appena il Senatore torna dalla Svizzera.
- Svizzeva?
- Svizzera, certo: cosa ti aspettavi?
- Come Cavlo Cattaneo?
Il Chirurgo sospira. Ma da dove viene fuori questo Deficiente? Dalla mona de so mare, o da sotto un cavolo?
- Vaccadì, buteo, cerca di ragionare. Il Senatore l'è andà so de ropeton, mica uno scherzo. E quei mona che hanno aspettato a chiamarme son peggio dei tuoi fradei. Lo abbiamo ripreso per un pelo, ci vorranno mesi, e anche dopo... secondo te dove lo faccio curare?
- In Svizzeva?
- Ecco, bravo: se ci arriva anche un Deficiente come te... Adesso devo chiudere, ho il Roberto e il Francesco sull'altro telefono. Ma sta' tranquillo che a te ci penso io.
- Ripeti con molta calma, Di Biagio.
Non c'è molto da ripetere. Perché non è che le cose cambiano se le dici una seconda volta.
Sono riusciti a mettersi in contatto con gli agenti spagnoli. Quelli che conoscevano Marangon. Hanno rintracciato un tassista che ha accompagnato al terminal 2 un passeggero che corrisponde alla descrizione di Marangon. Da quel terminal non partono aerei per Barcellona.
Lì il suo cellulare è stato agganciato da un altro cellulare, di proprietà di un altro agente infiltrato nella rete che scarica polvere bianca sul Veneto e va a lavare il denaro sporco in Spagna.
Marangon è tornato a dormire in albergo. Si è svegliato presto ed è uscito.
Non si sa per dove.
Anche l'altro agente, quello spagnolo, è uscito presto.
Non si sa per dove.
Anche di lui non si hanno più notizie.
A Madrid la popolazione è nelle piazze. Dona sangue, manifesta: ¡Aquì estamos!.
Comunicato di Al Qaeda: «Lo squadrone della morte è riuscito a penetrare nel cuore dei Crociati europei ed infliggere un colpo doloroso ad uno dei pilastri dell'alleanza crociata, la Spagna...»
Comunicato del senatore Cossiga: «È stata una scheggia impazzita dell'Eta ad agire con tali modalità a Madrid».
Comunicato del primario dell'ospedale: «Il Senatore è stato colpito da insufficienza cardiaca. Le sue condizioni seppur gravi sono stazionarie. Per poterlo dichiarare fuori pericolo è necessario aspettare le prossime 72 ore. Il paziente è attualmente intubato, ma la sua forte fibra e l'immediata reazione ai trattamenti sanitari consentono di nutrire un moderato ottimismo».
Attorno al tavolo del ristorante, i fedelissimi del Senatore possono distendersi. Fumare una sigaretta. Bere un bicchiere.
- È andata bene, dice il Chirurgo.
Il Ministro lo guarda negli occhi.
- Ce la farà. Fidati, ce la farà. Ma adesso...
Adesso, è il momento di presentare il conto. L'altra volta il prezzo è stata l'elezione del Deficiente.
- Non è bastato spedirlo a Romaladrona, sospira il Chirurgo. Deve diventare un biglietto di sola andata. Dovete trovargli qualcosa da fare. Qualcosa che lo tenga impegnato.
Si guardano.
- Hai in mente qualcosa?
- Trovategli un paio di collaboratori capaci.
- Capaci di cosa?
- Di tenere l'agenda di un sottosegretario.
Pausa di riflessione.
- Hai detto sottosegretario?
- Si: ho detto sottosegretario.

11 aprile 2012

Lega, la crisi è più profonda

di Felice Mometti

www.ilmegafonoquotidiano.it

La crisi era già scoppiata al raduno di Pontida dello scorso anno con la contrapposizione, allora solo simbolica, tra Maroni e Bossi. E’ continuata negli ultimi mesi con la guerra intestina nei congressi provinciali, nell’azzeramento di segreterie e gruppi dirigenti locali, nella lotta per i posti nelle municipalizzate e nelle banche ed infine nello scontro sulle candidature alle prossime elezioni amministrative. Un modello di partito, il più vecchio che siede in parlamento, troppo autoritario e centralizzato che in ultima analisi non ha retto lo “ stato di eccezione permanente” imposto dal governo Monti. Infatti risulta difficile capire la brusca accelerazione della crisi se si guardano solo le ruberie, i fondi neri, l’accaparramento di denaro pubblico e il conseguente corollario di squallidi personaggi. E non si tratta nemmeno, almeno non più, dello scontro tra i conservatori del “cerchio magico”, che gestiscono a piacimento un presunto inconsapevole e malato Bossi, e la schiera dei “barbari sognanti” posizionati dietro il cosiddetto modernizzatore Maroni.

La Lega, così com’è, non ha retto l’urto del governo Monti. Paradossalmente, ma poi non tanto, il partito che sembrava il piu’ attrezzato ad opporsi, agitando spettri razzisti e populisti, alle politiche governative e’ diventato vittima delle proprie contraddizioni interne. Una serie di contraddizioni laceranti che sembrano andare più in profondità rispetto anche alle due crisi precedenti che avevano investito la Lega nel 2001 e nel 2006. Il venir meno di un ampio strato di attivisti, cosa molto diversa dai militanti vestiti di verde con tanto di elmo vichingo ed anche di un generico elettorato, che garantivano partecipazione, impegno ed erano il termometro sociale della Lega. Il formarsi di un ceto di amministratori, parlamentari, ministri e sottosegretari completamente inserito nei meccanismi istituzionali, l’inclusione – seppur con problemi e difficoltà - nei circuiti industriali e finanziari di esponenti leghisti, si sono sommati e hanno fatto emergere in modo virulento una crisi che covava da un po’ di tempo. Si può dire che sia fallita la coabitazione tra i fautori del leghismo territoriale, teso alla mobilitazione permanente, e i sostenitori della “ lunga marcia” attraverso le istituzioni con lo scopo di stravolgerle mediante il federalismo. Il federalismo non si e’ ottenuto, la capacità di mobilitazione della Lega e’ diminuita e lo stesso progetto di sindacato dei lavoratori del Nord non e’ mai decollato.

E’ quasi ovvio che in tale situazione si acuiscano i contrasti interni, soprattutto avendo di fronte un governo che impone molta flessibilita’politica e adattamento istituzionale ( vedi PD e PdL ), tanto da mandare in fibrillazione un partito troppo accentrato e verticale come la Lega. Nel senso che chi non si piega corre il rischio di spezzarsi se tutto sommato rimane dentro l’attuale quadro politico e istituzionale. Ora nella Lega si apre una partita dagli esiti incerti. Il progetto politico di Maroni, l’unico che ne abbia uno, sembra quasi un ossimoro: istituzionalizzare la Lega mantenendo un profilo anti-istituzionale. I fedelissimi di Bossi pensano che passata la tempesta si possa rimettere l’icona al proprio posto e partire con una rabbiosa controffensiva. Entrambi devono però tener conto che la Lega, dopo gli anni di governo con Berlusconi, è profondamente cambiata sia nelle forme del proprio radicamento, più istituzionale che sociale e territoriale, e di aggregazione degli iscritti ed anche dei semplici sostenitori. Uscire dall’angolo, rilanciando il razzismo e la secessione, come è stato fatto nelle due crisi precedenti, non sembra credibile. Allora l’operazione riuscì mantenendo inalterata la struttura del partito, oggi la crisi si concentra in larga misura anche sull’inadeguatezza di un modello di partito pensato per la mobilitazione e che invece si trova sempre più a mediare nelle istituzioni, nei consigli di amministrazione delle municipalizzate, delle banche e delle grandi aziende. Non è escluso, ed è la cosa che temono di più sia Bossi che Maroni, che si inneschi una sorta di scissione silenziosa da parte di molti attivisti e militanti della Lega, una sorta di ritorno a casa manifestando la propria adesione solo sulla scheda elettorale. L’attuale crisi della Lega è un’occasione che la sinistra radicale non deve farsi sfuggire per costruire un’opposizione politica e sociale al governo Monti e all’attuale sistema di dominio e sfruttamento a patto che si ripensi profondamente, abbandoni i politicismi, e punti decisamente all’autorganizzazione e al protagonismo dei soggetti sociali che maggiormente stanno pagando i costi della crisi.

18 settembre 2010

La Lega avanza in Fondazione Cariverona

BANCHE E POLITICA. Ieri pomeriggio il rinnovo dell'organismo collegiale di via Forti che vede almeno 11 consiglieri su 25 vicini all'area del Carroccio. Il Consiglio generale riconferma la fiducia al presidente Paolo Biasi. La sua elezione e quella del cda il 22 ottobre. Una sola sorpresa: Wilmo Ferrari dentro, Sardos fuori

La Lega fa il botto nella minirivoluzione del Consiglio generale della Fondazione Cariverona, presediuta da Paolo Biasi, rinnovato ieri nella sede di via Forti, per 25 su 32 componenti (sette membri non erano in scadenza). Il Carroccio del sindaco Flavio Tosi riesce così a piazzare 10 consiglieri (ma diventeranno 11) di militanza o di area leghista, sui 25, di cui 18 votati sulla base delle terne presentate e sette di nomina diretta. Dei 18 inoltre, 10 sono nuovi. A testimonianza di un cambio della guardia che deriva da nuovi equilibri politici, con il centrodestra (Lega e Pdl) in maggioranza. Ma, a questo punto, con la Lega sempre più determinante nel definire indirizzi e strategie della Fondazione bancaria, primo azionista italiano di Unicredit dove ha il 4,63 per cento delle quote.
AUTONOMIA. Ha presieduto la riunione di ieri Biasi, che in avvio ha informato il Consiglio sulle iniziative giudiziarie in corso che lo riguardano relativamente alla sua attività imprenditoriale. Dopo la comunicazione ha lasciato la seduta, da lì guidata dal vicepresidente Eugenio Caponi.
Il Consiglio a quel punto ha espresso la piena fiducia a Biasi non ravvisando, statuto alla mano, che vi fossero condizioni per una sua sospensione dall'incarico in Cariverona. E sottolineando la bontà dell'operato della Fondazione nel salvaguardare l'autonomia territoriale dell'ente e la sua progettualità e nell'assegnare denaro per attività di assistenza sanitaria, culturale e dell'istruzione. Biasi è poi rientrato e ha espresso ai consiglieri uscenti un vivo ringraziamento per l'impegno da loro profuso a servizio della Fondazione e delle comunità locali.
SORPRESA. Pesi e contrappesi però sono cambiati. Dei 25 consiglieri nominati ieri, e fra quelli indicati dal sindaco Flavio Tosi nelle terne, della galassia leghista fanno parte l'avvocato Giovanni Maccagnagni, già assessore comunale, membro del Collegio dei Garanti del Comune, l'ingegner Cesare Locatelli, coordinatore dei dipartimenti tecnici dell'Azienda Ulss 20 e dell'Azienda ospedaliera, e Damiano Monaldi, già consigliere provinciale (ex Fi). Il quarto che esce dalle terne non è leghista ed è, invece, la sorpresa di questo giro di nomine: stiamo parlando di Wilmo Ferrari, commercialista, già deputato e sottosegretario alle finanze per la Dc e assessore a Verona, oltre che presidente dell'Amt, esponente dell'area ex Popolari della Margherita e comunque del centrosinistra. Il suo nome rientrava nella terna presentata al sindaco Tosi dal Pd, per le minoranze.
FUORI. È rimasto fuori dalle terne invece, Gian Paolo Sardos Albertini, avvocato, presidente uscente dell'Agsm, già consigliere della Lista Tosi, che però potrebbe rientrare nel futuro Consiglio di amministrazione della Fondazione (sarebbe quindi l'undicesimo uomo di area Lega) composto da otto membri, compreso il presidente e due vice, che verrà eletto il 22 ottobre dallo stesso Consiglio generale. Nel cda, si dice come vicepresidente, potrebbe entrare a far parte anche lo stesso Maccagnani; va ricordato che i membri del cda, compreso il presidente, possono essere scelti anche dall'esterno del Consiglio generale.
La Lega esprime nel nuovo Consiglio generale anche Paolo Richelli, architetto, e poi Claudio Ronco e Michele Romano, già direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Verona. Questi, sulla base delle indicazioni, vengono nominati direttamente dal presidente sentiti i soprintendenti, i direttori generali delle Ulss di Verona, Vicenza e Belluno. Nell'area leghista anche Giuliano Lunardi, di Legnago, Sergio Genovesi indicato dal sindaco di Mantova, Serena Todescato per la Provincia di Vicenza e Giuseppe Dalle Mulle per il sindaco di Feltre.
Fra i nomi nuovi, poi, entra nel Consiglio generale Nicola Sartor, già sottosegretario all'economia nel Governo Prodi, espresso dall'Università di Verona. I sette membri del Consiglio generale non in scadenza sono Alberto Aldegheri per la Camera di Commercio di Verona, Giovanni Sala, avvocato veronese, cooptato e, per la Provincia di Verona Luigi Centurioni. Quindi Manlio Sorio per il Comune di Bassano, Silvano Spiller (Camera di Commercio di Vicenza), Rosabianca Guglielmi, per l'Azienda ospedaliera di Vicenza, Ruggero Boschi, cooptato.

Enrico Giardini L'Arena 18/09/2010