Il successo del riconfermato sindaco, già condannato in via definitiva per propaganda razzista, assorbe certamente anche i voti dell'estrema destra che cerca di far leva sulla crisi in atto. Da un lato lascia quasi a secco Forza Nuova e la lista ad essa alleata (Identità Scaligera), dall'altro ospita direttamente all'interno della propria civica il leader locale di Casa Pound, Marcello Ruffo, in cordata con l'assessore alle pari opportunità (!) Di Dio, esplicitamente sostenuto dai "fascisti del nuovo millennio" e un paio di candidati della ex Fiamma Tricolore. Per non parlare di Andrea Miglioranzi, ex Gesta Bellica e Veneto Fronte Skinhead, che della lista civica di Tosi è il segretario. Sta facendo carriera: è passato in una società della Fiera, è nel CdA della municipalizzata Agsm, se ne parla addirittura come assessore o vice sindaco ed è diventato normale che uno come lui sia lì nella stanza dei bottoni.08 maggio 2012
Tosi, condottiero gialloblù
Il successo del riconfermato sindaco, già condannato in via definitiva per propaganda razzista, assorbe certamente anche i voti dell'estrema destra che cerca di far leva sulla crisi in atto. Da un lato lascia quasi a secco Forza Nuova e la lista ad essa alleata (Identità Scaligera), dall'altro ospita direttamente all'interno della propria civica il leader locale di Casa Pound, Marcello Ruffo, in cordata con l'assessore alle pari opportunità (!) Di Dio, esplicitamente sostenuto dai "fascisti del nuovo millennio" e un paio di candidati della ex Fiamma Tricolore. Per non parlare di Andrea Miglioranzi, ex Gesta Bellica e Veneto Fronte Skinhead, che della lista civica di Tosi è il segretario. Sta facendo carriera: è passato in una società della Fiera, è nel CdA della municipalizzata Agsm, se ne parla addirittura come assessore o vice sindaco ed è diventato normale che uno come lui sia lì nella stanza dei bottoni.20 aprile 2012
(Umberto Bossi, a proposito di Renzo Bossi, 2009)
Non serve certo un teologo per accorgersi di quanta confusione ci sia sotto il cielo
(on. Federico Bricolo, 2003)
11 aprile 2012
Lega, la crisi è più profonda
di Felice Mometti
www.ilmegafonoquotidiano.it
La crisi era già scoppiata al raduno di Pontida dello scorso anno con la contrapposizione, allora solo simbolica, tra Maroni e Bossi. E’ continuata negli ultimi mesi con la guerra intestina nei congressi provinciali, nell’azzeramento di segreterie e gruppi dirigenti locali, nella lotta per i posti nelle municipalizzate e nelle banche ed infine nello scontro sulle candidature alle prossime elezioni amministrative. Un modello di partito, il più vecchio che siede in parlamento, troppo autoritario e centralizzato che in ultima analisi non ha retto lo “ stato di eccezione permanente” imposto dal governo Monti. Infatti risulta difficile capire la brusca accelerazione della crisi se si guardano solo le ruberie, i fondi neri, l’accaparramento di denaro pubblico e il conseguente corollario di squallidi personaggi. E non si tratta nemmeno, almeno non più, dello scontro tra i conservatori del “cerchio magico”, che gestiscono a piacimento un presunto inconsapevole e malato Bossi, e la schiera dei “barbari sognanti” posizionati dietro il cosiddetto modernizzatore Maroni.
La Lega, così com’è, non ha retto l’urto del governo Monti. Paradossalmente, ma poi non tanto, il partito che sembrava il piu’ attrezzato ad opporsi, agitando spettri razzisti e populisti, alle politiche governative e’ diventato vittima delle proprie contraddizioni interne. Una serie di contraddizioni laceranti che sembrano andare più in profondità rispetto anche alle due crisi precedenti che avevano investito la Lega nel 2001 e nel 2006. Il venir meno di un ampio strato di attivisti, cosa molto diversa dai militanti vestiti di verde con tanto di elmo vichingo ed anche di un generico elettorato, che garantivano partecipazione, impegno ed erano il termometro sociale della Lega. Il formarsi di un ceto di amministratori, parlamentari, ministri e sottosegretari completamente inserito nei meccanismi istituzionali, l’inclusione – seppur con problemi e difficoltà - nei circuiti industriali e finanziari di esponenti leghisti, si sono sommati e hanno fatto emergere in modo virulento una crisi che covava da un po’ di tempo. Si può dire che sia fallita la coabitazione tra i fautori del leghismo territoriale, teso alla mobilitazione permanente, e i sostenitori della “ lunga marcia” attraverso le istituzioni con lo scopo di stravolgerle mediante il federalismo. Il federalismo non si e’ ottenuto, la capacità di mobilitazione della Lega e’ diminuita e lo stesso progetto di sindacato dei lavoratori del Nord non e’ mai decollato.
E’ quasi ovvio che in tale situazione si acuiscano i contrasti interni, soprattutto avendo di fronte un governo che impone molta flessibilita’politica e adattamento istituzionale ( vedi PD e PdL ), tanto da mandare in fibrillazione un partito troppo accentrato e verticale come la Lega. Nel senso che chi non si piega corre il rischio di spezzarsi se tutto sommato rimane dentro l’attuale quadro politico e istituzionale. Ora nella Lega si apre una partita dagli esiti incerti. Il progetto politico di Maroni, l’unico che ne abbia uno, sembra quasi un ossimoro: istituzionalizzare la Lega mantenendo un profilo anti-istituzionale. I fedelissimi di Bossi pensano che passata la tempesta si possa rimettere l’icona al proprio posto e partire con una rabbiosa controffensiva. Entrambi devono però tener conto che la Lega, dopo gli anni di governo con Berlusconi, è profondamente cambiata sia nelle forme del proprio radicamento, più istituzionale che sociale e territoriale, e di aggregazione degli iscritti ed anche dei semplici sostenitori. Uscire dall’angolo, rilanciando il razzismo e la secessione, come è stato fatto nelle due crisi precedenti, non sembra credibile. Allora l’operazione riuscì mantenendo inalterata la struttura del partito, oggi la crisi si concentra in larga misura anche sull’inadeguatezza di un modello di partito pensato per la mobilitazione e che invece si trova sempre più a mediare nelle istituzioni, nei consigli di amministrazione delle municipalizzate, delle banche e delle grandi aziende. Non è escluso, ed è la cosa che temono di più sia Bossi che Maroni, che si inneschi una sorta di scissione silenziosa da parte di molti attivisti e militanti della Lega, una sorta di ritorno a casa manifestando la propria adesione solo sulla scheda elettorale. L’attuale crisi della Lega è un’occasione che la sinistra radicale non deve farsi sfuggire per costruire un’opposizione politica e sociale al governo Monti e all’attuale sistema di dominio e sfruttamento a patto che si ripensi profondamente, abbandoni i politicismi, e punti decisamente all’autorganizzazione e al protagonismo dei soggetti sociali che maggiormente stanno pagando i costi della crisi.
18 settembre 2010
La Lega avanza in Fondazione Cariverona
pomeriggio il rinnovo dell'organismo collegiale di via Forti che vede almeno 11 consiglieri su 25 vicini all'area del Carroccio. Il Consiglio generale riconferma la fiducia al presidente Paolo Biasi. La sua elezione e quella del cda il 22 ottobre. Una sola sorpresa: Wilmo Ferrari dentro, Sardos fuori La Lega fa il botto nella minirivoluzione del Consiglio generale della Fondazione Cariverona, presediuta da Paolo Biasi, rinnovato ieri nella sede di via Forti, per 25 su 32 componenti (sette membri non erano in scadenza). Il Carroccio del sindaco Flavio Tosi riesce così a piazzare 10 consiglieri (ma diventeranno 11) di militanza o di area leghista, sui 25, di cui 18 votati sulla base delle terne presentate e sette di nomina diretta. Dei 18 inoltre, 10 sono nuovi. A testimonianza di un cambio della guardia che deriva da nuovi equilibri politici, con il centrodestra (Lega e Pdl) in maggioranza. Ma, a questo punto, con la Lega sempre più determinante nel definire indirizzi e strategie della Fondazione bancaria, primo azionista italiano di Unicredit dove ha il 4,63 per cento delle quote.
AUTONOMIA. Ha presieduto la riunione di ieri Biasi, che in avvio ha informato il Consiglio sulle iniziative giudiziarie in corso che lo riguardano relativamente alla sua attività imprenditoriale. Dopo la comunicazione ha lasciato la seduta, da lì guidata dal vicepresidente Eugenio Caponi.
Il Consiglio a quel punto ha espresso la piena fiducia a Biasi non ravvisando, statuto alla mano, che vi fossero condizioni per una sua sospensione dall'incarico in Cariverona. E sottolineando la bontà dell'operato della Fondazione nel salvaguardare l'autonomia territoriale dell'ente e la sua progettualità e nell'assegnare denaro per attività di assistenza sanitaria, culturale e dell'istruzione. Biasi è poi rientrato e ha espresso ai consiglieri uscenti un vivo ringraziamento per l'impegno da loro profuso a servizio della Fondazione e delle comunità locali.
SORPRESA. Pesi e contrappesi però sono cambiati. Dei 25 consiglieri nominati ieri, e fra quelli indicati dal sindaco Flavio Tosi nelle terne, della galassia leghista fanno parte l'avvocato Giovanni Maccagnagni, già assessore comunale, membro del Collegio dei Garanti del Comune, l'ingegner Cesare Locatelli, coordinatore dei dipartimenti tecnici dell'Azienda Ulss 20 e dell'Azienda ospedaliera, e Damiano Monaldi, già consigliere provinciale (ex Fi). Il quarto che esce dalle terne non è leghista ed è, invece, la sorpresa di questo giro di nomine: stiamo parlando di Wilmo Ferrari, commercialista, già deputato e sottosegretario alle finanze per la Dc e assessore a Verona, oltre che presidente dell'Amt, esponente dell'area ex Popolari della Margherita e comunque del centrosinistra. Il suo nome rientrava nella terna presentata al sindaco Tosi dal Pd, per le minoranze.
FUORI. È rimasto fuori dalle terne invece, Gian Paolo Sardos Albertini, avvocato, presidente uscente dell'Agsm, già consigliere della Lista Tosi, che però potrebbe rientrare nel futuro Consiglio di amministrazione della Fondazione (sarebbe quindi l'undicesimo uomo di area Lega) composto da otto membri, compreso il presidente e due vice, che verrà eletto il 22 ottobre dallo stesso Consiglio generale. Nel cda, si dice come vicepresidente, potrebbe entrare a far parte anche lo stesso Maccagnani; va ricordato che i membri del cda, compreso il presidente, possono essere scelti anche dall'esterno del Consiglio generale.
La Lega esprime nel nuovo Consiglio generale anche Paolo Richelli, architetto, e poi Claudio Ronco e Michele Romano, già direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Verona. Questi, sulla base delle indicazioni, vengono nominati direttamente dal presidente sentiti i soprintendenti, i direttori generali delle Ulss di Verona, Vicenza e Belluno. Nell'area leghista anche Giuliano Lunardi, di Legnago, Sergio Genovesi indicato dal sindaco di Mantova, Serena Todescato per la Provincia di Vicenza e Giuseppe Dalle Mulle per il sindaco di Feltre.
Fra i nomi nuovi, poi, entra nel Consiglio generale Nicola Sartor, già sottosegretario all'economia nel Governo Prodi, espresso dall'Università di Verona. I sette membri del Consiglio generale non in scadenza sono Alberto Aldegheri per la Camera di Commercio di Verona, Giovanni Sala, avvocato veronese, cooptato e, per la Provincia di Verona Luigi Centurioni. Quindi Manlio Sorio per il Comune di Bassano, Silvano Spiller (Camera di Commercio di Vicenza), Rosabianca Guglielmi, per l'Azienda ospedaliera di Vicenza, Ruggero Boschi, cooptato.
