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10 febbraio 2011

Il nocciolo politico del desiderio maschile

di Sandro Bellassai*

Ogni giorno che comincia mi dico: oggi lo faranno. Poi vedo che ancora non l'hanno fatto e non riesco a farmene una ragione. Che aspetta, mi chiedo, la stampa berlusconiana a diffondere un calendario hot con succose immagini di Ruby, e delle tante altre di cui abbiamo visto i nomi e i volti sui media delle ultime settimane?
Pensateci un attimo. Migliaia, forse milioni (o magari miliardi?) di uomini correrebbero in edicola: Lui avrebbe praticamente vinto le elezioni senza neanche indirle.

Perché ho pochi dubbi che, dalla D'Addario in poi, una buona - anzi buonissima - parte dei maschi italiani abbia trovato interesse per la piccante faccenda anche nel rimirare per quanto è possibile le procacità delle ragazze che Lui si è portato a casa. E che, neanche tanto in fondo, questi uomini abbiano quindi pensato: beato Lui. Del resto, sono decenni che l'audience regge grazie all'esibizione di corpi femminili giovani, attraenti, svestiti e ammiccanti. Non era ancora maggiorenne? Ma, dico, l'avete vista voi com'è fatta? Diciamo la verità: davanti a tutta questa grazia di dio, a chi verrebbe in mente di controllare i documenti?

Poi rifletto e mi dico: ma certo, eccolo il perché, la stagione dei calendari è passata da tempo. Non si spiega altrimenti: all'appetitoso articolo non mancherebbe certo il target. Il target siamo noi, ovviamente. Noi maschi italiani, devoti consumatori immaginari di anatomie felliniane, concretissimi utilizzatori finali che compongono uno scenario probabile di 9 milioni di clienti di prostitute. Cittadini di uno stato che fino all'altroieri celebrava giuridicamente il bene prezioso dell'onore, e fino a ieri considerava lo stupro un reato non contro la persona ma «contro la moralità pubblica e il buonconstume». Di un paese in cui ogni due giorni uno di noi, uomini italiani, ammazza la compagna, la moglie, la ex. Noi maschi di un ex popolo di latin lover, di santi e navigatori che ormai da tempo assiste impotente - mai termine fu più puntuale - alla catastrofe della virilità personale e collettiva.

Lui non è altro che l'autobiografia sessuale della nazione maschile. Guardiamoci negli occhi, maschi: quanti di noi sotto sotto lo invidiano?

Non avete proprio mai sentito al bar, al lavoro, in palestra, un altro uomo che lo ammettesse? Quanti, siano di destra o di sinistra poco importa, magari non vorrebbero proprio essere al suo posto, ma in fondo lo capiscono, o comunque non vedono tutto questo scandalo? Se scandalo c'è, secondo costoro viene dal fatto che la scabrosità (dettagli, conversazioni, immagini) è stata messa in piazza; e comunque, si sa, da che mondo è mondo le storie boccaccesche scandalizzano i moralisti. Gli illuminati comprensivi, fiorenti questi soprattutto nel centrosinistra, invece non moraleggiano (non adesso, almeno: non stiamo certo parlando di unioni di fatto o fecondazione assistita) e cavallerescamente evitano di affondare il colpo contro l'avversario in oscene ambasce, perché tra ufficiali - maschi - si usa così, o contro le sciagurate di manzoniana memoria, perché non siamo più nel secolo di Gertrude ma in quello modernissimo delle escort.

A me tuttavia pare che non si tratti di colpire maramaldescamente un uomo per la sua immoralità, né di sorvolare paternalisticamente sulla virtù delle donne. Da sempre, in pratica, il discorso maschile sulla prostituzione è un discorso sulle prostitute: il cliente scompare, l'uomo è come sempre invisibile, della sessualità maschile non si parla. Non ci vuole molto per vedere come l'immaginario maschile sia il grande rimosso di questa storia, e se le cose stanno così parlare di Lui, da uomini, è difficile perché significherebbe forse dover parlare anche di noi stessi. Di noi stessi in quanto esseri umani sessuati, intendo: cosa a cui non siamo molto abituati, e forse anche chi sarebbe disposto a provarci, una buona volta, esita perché non sa da che parte cominciare. Troppo forte, per provare a tenersi in un'orbita di lucida autenticità, è la doppia attrazione gravitazionale del moralismo di chi definisce Lui malato e del virilismo spavaldo di chi lo chiama beato.

Ma ho l'impressione che molti uomini, o comunque molti più uomini di quanto possa apparire, potrebbero oggi voler cogliere l'occasione di questo squallore maschile per parlarne in forma né moralistica né virilistica. L'occasione, insomma, di avvicinarsi al vero nocciolo della questione (così avvicinandosi, forse, anche un po' più a se stessi): il desiderio maschile. Che è questione politica tout court, naturalmente, e quindi può essere affrontata davvero fino in fondo in un confronto collettivo; la politica non essendo, io penso, una dimensione del cambiamento che si possa più di tanto praticare in solitudine. È anche per questo motivo, peraltro, che alcuni di noi hanno creato uno spazio politico come «Maschile plurale», in cui ormai da vari anni tentiamo di confrontarci fra uomini sulle relazioni, sul potere e sul desiderio.

Quella del desiderio maschile è una dimensione politica, in quanto dimensione del potere e della libertà, che può anche risultare scomoda quando ci costringe a chiederci in che cosa siamo o ci sentiamo diversi da uomini come Lui. Che può anche apparire difficile quando proviamo a guardare in faccia le nostre contraddizioni, magari senza prendere la scorciatoia di pensarci migliori di altri. Eppure, vale la pena di credere che al di là di queste strettoie talvolta faticose potremo guadagnare all'esperienza spazi insospettati: dove, per esempio, finisca per sembrarti inconcepibile il sesso con una persona che in realtà non ti desidera affatto; dove, sempre per esempio, il proprio desiderio di uomini sia finalmente inscindibile dalla libertà delle donne.

*Univ. di Bologna-Forlì, autore de "La mascolinità contemporanea"; socio dell'ass.ne «Maschileplurale»

15 gennaio 2011

Ni una mas!

da http://femminismo-a-sud.noblogs.org

Fa male leggerlo, apprenderne la notizia; fa male scriverlo perché tutte e tutti lo sappiano. Ve lo racconto con le parole che la rabbia e il dolore mi fanno uscire.

Hanno assassinato Susana Chavez. 36 anni. Attivista e combattente per i diritti delle donne in uno dei tanti luoghi infernali dove le donne, per il fatto di essere donne, non hanno diritti.

Ci hanno messo quasi una settimana a capire e a rendere pubblico a chi apparteneva quel corpo violentato, torturato, mutilato e ucciso. L’hanno massacrata per poi buttarla come immondizia in mezzo alla strada, svestita, senza una mano e con un sacco di plastica nero legato con dello scotch adesivo grigio intorno al collo.

Susana, dopo Marisela, è la seconda militante che viene uccisa nello stato di Chihuahua in Messico nel giro di un mese. Sua era la creazione della campagna “Ni una muerta mas!” ed è stata sempre in prima linea con le altre in tante manifestazioni contro la violenza sulle donne e contro i femminicidi, oltre a promuovere ed organizzare eventi culturali.

Nello stato di Chihuahua quest’anno sono state barbaramente uccise 446 tra donne e bambine, un record che chiaramente indica quanto le violenze e i femminicidi in questo posto siano in aumento senza che nulla, tranne gli sforzi e le denunce delle donne stesse, cerchino di fermare ed intervenire su questo sterminio. La cifra più alta a Ciudad Juarez.

“Il 2010 è stato l’anno più violento per le donne di Chihuahua”, ha dichiarato Norma Ledezma, coordinatrice di Justicia para Nuestras Hijas. “Ogni 20 ore, una donna è stata assassinata durante l’anno passato”.

Il sito dell’associazione raccoglie e documenta i dati di ogni singola donna in un interminabile elenco che sconvolge, va dritto allo stomaco. La lettura di questi nomi, la loro età, come sono stati ritrovati i loro corpi, è un tutt’uno con le lacrime di dolore e di rabbia che provocano.

Un elenco che con tenacia e sofferenza documenta quello che succede, e dice senza giri di parole, mistificazioni, senza addurre giustificazioni, qual’è la realtà di queste morti. Un elenco che anche in italia esiste e documenta quanto succede anche qui. Perché, i femminicidi lo sappiamo anche noi cosa sono e ci riguarda tutte.

Chi ne parla solo guardando all’estero, puntando il dito lontano, lo fa per distogliere l’attenzione dalla nostra realtà prossima. E’ complice delle nostre morti. Chi invece dice che muoiono anche gli uomini e che i femminicidi non esistono è ugualmente interessato. Solo le donne vengono uccise in quanto donne. Gli uomini non vengono assassinati in quanto uomini. Gli uomini vengono assassinati se stranieri. E quello si chiama razzismo. Oppure perché omosessuali. E quella si chiama omofobia. Le morti bianche coinvolgono sia uomini che donne. Travisare questa realtà per i propri interessi e per mantenere privilegi che creano violenze è fare revisionismo per nascondere e strumentalizzare lo specifico odio di genere nei confronti delle donne. Siete coinvolti in queste morti, quelle vicine e quelle lontane.

Per Marisela, per Susana, per tutte le donne uccise in quanto donne e per tutte le donne uccise nel difendere le donne, continuiamo a lottare! Il nostro dolore è la nostra rabbia! Andiamo avanti!

26 novembre 2010

Violenza sulle donne....E’ ora che noi uomini prendiamo la parola

VIOLENZA SULLE DONNE ...E’ ora che noi uomini prendiamo la parola

Sabato 11 dicembre alle 15 - Bologna
saremo in Piazza 20 settembre, luogo di partenza del corteo.


Per dire NO alla violenza maschile sulle donne
Per distribuire questo manifesto
Per praticare un diverso modo di essere uomini
- - - - -
APPELLO
Quasi ogni giorno la cronaca ci informa di violenze sul corpo delle donne, violenze che troppo spesso portano alla loro morte, una vita tolta a un corpo femminile.
Non è un problema delle solo donne, non oggi, non lo può essere nell’Italia del 2010.
L’inadeguatezza di noi uomini, il nostro essere troppo spaventati dalle conseguenze di un NO di una donna, da quello che comporta, il soffrirne come succede a qualsiasi donna, non può ne giustificare ne comprendere questi atti.
La violenza sulle donne è purtroppo trasversale, non conosce differenze di nazionalità o ceto sociale.
La fa un ragazzo di Roma su una giovane donna rumena, la fa un uomo straniero su una donna italiana, la fa un uomo italiano su una donna della propria nazionalità, sulla propria compagna, spesso nell’involucro ‘sacro’ della famiglia.
Non si può rimanere indifferenti.
Perché un uomo non deve accettare un NO di una donna? Perché il dolore di una donna lasciata dovrebbe essere più sopportabile del dolore di un uomo rifiutato?
Non si legge MAI di un uomo picchiato o ucciso da una donna, per amore.
L’amore al femminile non fa vittime, questa è la realtà, per noi uomini.
L’amore è vita, non può mai giustificare la morte di una donna, di una persona.
La violenza sulle donne, sul loro corpo, è forse il segno più evidente e preoccupante dell’autoritarismo della nostra società.
Riaffiorano vecchi sfruttamenti, sui deboli, sui lavoratori, sulle donne.
Noi diciamo NO. Lo stesso NO che ogni donna ha diritto di dire, quotidianamente, così come abbiamo diritto a dirlo e praticarlo noi uomini.
Non vogliamo essere complici con il nostro silenzio.
Chiediamo scusa al popolo rumeno, per un pugno ‘maschio’ che ha ucciso una donna gracile.
Chiediamo scusa alle donne uccise per amore, per finto amore, un amore al ‘maschile’.
L’amore è vita, la morte e la violenza non hanno nulla a che fare con la vita.
Non vogliamo però limitarci a chiedere scusa, vogliamo prendere la voce e denunciare tutto questo. Il mondo degli uomini non è fortunatamente tutto così, non oggi, non più, fortunatamente.
Noi per primi ci vergogniamo di questi atti, come uomini, siamo consapevoli che mettere in discussione il ‘predominio e il dominio’ dell’uomo significa, come ha giustamente sottolineato il movimento femminile, sovvertire l’attuale stato di cose.

Siamo sovversivi, al maschile.

- - - - - Promotori di Bologna

Per adesioni franchis61171@gmail.com

02 aprile 2010

Il nuovo medioevo delle destre: battute sugli stupri e stop alla RU486


Ieri la dichiarazione di Cicchitto (presidente dei deputati del PDL) “la vittoria in Piemonte è politicamente uno stupro”. Ieri le innumerevoli esternazioni del Capo del Governo, l’ultima al comizio finale della Polverini dove, con fare ammiccante e sorridente, le ha ricordato: «Sai che ho lo ius primae noctis sulle nostre candidate?”
Lo ius primae noctis era il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa. Cioè il diritto ad uno stupro. Battute simpatiche? Storielle divertenti? Frasi da caserma? Volgarità di cattivo gusto?
No, niente di tutto questo. E’ l’ennesima esternazione della società italiana a cui ambisce il Cavaliere: l’Italia di sudditi e cortigiane. E’ la considerazione che il Capo del Governo ha delle donne: corpi da disporre a suo piacimento. Le noti vicende politiche degli ultimi tempi hanno scoperchiato un sistema costruito sullo scambio tra corpi femminili e poteri maschili, tra favori sessuali e carriere, tra sesso e politica.
Queste vicende parlano della profonda connessione che esiste tra la gestione del potere politico ed economico e la rappresentazione delle relazione tra uomini e donne.
Il maschilismo (o patriarcato) vive con agio, sempre più alimentato, nella mentalità collettiva e fonda il sistema politico ed economico di questa società.
E’ questione che interroga la politica e riguarda tutti e tutte noi.

Donne di Sinistra Critica

Comunicato Stampa del gruppo donne di SC

"Dall'inno allo stupro di Cicchitto (presidente dei deputati del PDL): "la vittoria in Piemonte è politicamente uno stupro", allo stop alla Ru486 (la pillola del giorno dopo) dei neogovernatori Cota, Zaia e Polverini (rinominata in modo riprovevole dagli stessi 'kill pill' annunciando di volerne imboscare le scorte per non farla arrivare nelle farmacie), le destre continuano a governare sul corpo delle donne secondo le usuali linee guida del Vaticano. E proprio mentre quest'ultimo affonda nell'ignominia dei casi 'interni' pedofilia coperta dalle più alte gerarchie, i neogovernatori di Lega e Pdl fanno di nuovo sponda al Papa, negando dignità alle donne la tutela della loro salute.
Infatti le dichiarazioni di queste ore degli esponenti del centro destra contro l'aborto farmacologico, permesso e praticato da anni nei paesi europei più avanzati, mostrano la sostanza che si cela dietro le continue ed orrende battute sessiste e volgari di molti esponenti del Pdl, Berlusconi in testa. Altro che scandalo escort. La destra considera tutte le donne corpi da controllare e reprimere, da offendere e denigrare quando non conformati all'idea che loro stessi hanno delle 'femmine', oppure soprammobili per abbellire il tavolo del governo.
Una sinistra degna di questo nome non può che ripartire da una forte battaglia femminista per difendere libertà e dignità delle donne. Noi faremo la nostra parte."