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14 dicembre 2012

Il secondo default della Grecia

di Guido Viale
il manifesto 14/12/2012
Concentrata sulle dimissioni di Monti e sulla ridiscesa in camposanto (ovviamente in senso metaforico) di Berlusconi, la stampa nazionale ha dato poco rilievo a una notizia che invece ne meritava assai di più. Per la seconda volta nel giro di un anno o poco più lo Stato greco è fallito: cioè ha ristrutturato il suo debito con una manovra che altrove si chiama default, e che consiste nella decisione di rimborsare solo in minima parte un debito in scadenza; una specie di "concordato preventivo". Tutto su indicazione della Troika (Bce, Fmi e Commissione europea), del Governo tedesco e di tutti gli altri Stati che in questi tre anni hanno imposto alla Grecia, alla sua economia e alla sua popolazione, di andare i malora.
Se quella ristrutturazione fosse stata fatta tre anni fa, allo stesso costo, l'economia greca sarebbe ancora in piedi e l'euro e l'Unione europea non ne avrebbero subito i contraccolpi che hanno spinto l'intero continente (Germania compresa: anche lì la crisi è alle porte) verso il cosiddetto double dip : cioè una ricaduta nella crisi molto peggiore della prima.
Ma chi sono i responsabili di questa situazione? Sapientoni come Trichet, Draghi e Monti che vivono solo di spread e denaro e non sanno niente del sangue che scorre nelle vene e nei corpi della gente che governano; o, meglio, che amministrano. Nessuno di loro aveva previsto la crisi: né la prima né la seconda. E Monti, dopo il primo memorandum della Troika che aveva messo la Grecia alle corde, sosteneva che quel paese aveva finalmente imboccato la strada della ripresa. Così, diventato Presidente del Consiglio, ha lavorato e ancora lavora per fare imboccare all'Italia la stessa strada; sostenendo, naturalmente, che sta salvando il paese.
Ma è molto interessante il meccanismo di questo secondo default della Grecia. Il governo greco ha ricomprato una grande quantità di propri titoli di debito (ormai considerati carta straccia) pagandoli meno di un terzo del loro valore di emissione. Per farlo ha utilizzato fondi concessi dall'Esfs (il cosiddetto "fondo salvastati") che a sua volta li ha avuti in prestito dalla Bce. Questi fondi sono garantiti da tutti gli Stati dell'eurozona, i cui debiti pubblici sono così aumentati in misura proporzionale ai rispettivi Pil. E fin qui, niente di male: solidarietà, si potrebbe dire. Ma a chi sono finiti i fondi con cui il governo greco ha ricomprato quei titoli? In parte alle banche greche, sull'orlo del fallimento per le operazioni speculative che hanno messo in atto negli anni passati.
Per questo il Governo greco si appresta a sostenerle con un'altra tranche di un nuovo prestito concesso dalla Troika, utilizzando anche in questo caso fondi dell'Esfs. Con questa operazione, da un lato le banche ci perdono, perché rivendono a 10 quello che avevano comprato a 30 (ma che in realtà non valeva più niente). Dall'altro vengono ricompensate con denaro fresco, che non saranno mai più in grado di restituire (pronte, magari, a utilizzarlo in nuove operazioni speculative).
Ma in parte a rivendere al governo greco quei titoli sono stati degli hedge fund (fondi speculativi) che li hanno comprati da chi ancora li deteneva per niente, o quasi, sicuri di poterli rivendere a un prezzo molto più alto, anche se inferiore al loro valore nominale, una volta che la Troika avesse imposto al Governo greco di ricomprarli. Si tratta di quegli stessi hedge fund che con le loro manovre governano come vogliono i cosiddetti "mercati", per lo più con operazioni "allo scoperto": cioè vendendo titoli che non hanno ancora o comprandoli senza avere il denaro per pagarli, giocando sulle oscillazioni degli spread che essi stessi provocano con queste operazioni.
In sostanza il circuito è questo: il governo Monti, e prima di lui quello Berlusconi, mettono alla fame pensionati, lavoratori, studenti e disoccupati per ridurre la spesa pubblica e pagare gli interessi sul debito. La Bce da un lato finanzia a costo zero le banche che comprano quel debito, ricavandone lauti interessi; dall'altro finanzia, sempre a costo zero, l'Esfs, il quale finanzia il governo greco, il quale ricompra i propri titoli a un prezzo che fa guadagnare somme astronomiche agli speculatori che li hanno acquistati a pochi euro. Per la proprietà transitiva della finanza, quello che Monti - e il Monti che verrà dopo di lui, e il Berlusconi che è venuto prima di lui - sottrae a lavoratori, disoccupati e pensionati finisce, dopo un giro tortuoso, nelle tasche degli speculatori che lo usano per mettere alle corde il paese.
Si tratta di un meccanismo ben collaudato. L'Argentina, che ha appena varato una legge che vieta qualsiasi forma di speculazione, cioè di impiego di danaro che non sia il finanziamento di imprese produttive o di famiglie, è di nuovo sull'orlo del default , nonostante che la sua economia abbia ripreso a "girare", anche grazie alla rivolta popolare contro le politiche recessive adottate in passato. Perché? Perché è stata messa in mora - e rischia il sequestro di fondi e beni delle sue imprese, per esempio conti correnti per finanziare il normale commercio internazionale, o navi e aerei, con il loro carico, che sbarchino o atterrino all'estero da un tribunale degli Stati Uniti. Questo ha dato ragione a una serie di hedge fund che hanno rivendicato, e intendono ottenere, il pagamento integrale, al loro valore originario più gli interessi, dei titoli del debito argentino (i cosiddetti Tango bond) in loro possesso: titoli che hanno ricomprato a costo quasi zero da risparmiatori che non avevano accettato, perdendo così l'intero valore del loro investimento, una transazione proposta anni fa dal governo dell'Argentina.
Se ne ricava che senza una ristrutturazione del nostro debito pubblico, fatta prima che questa ci venga imposta, come alla Grecia, solo come misura per salvare banche in crisi e ingrassare speculatori d'assalto, l'Italia non potrà adottare autonomamente alcuna vera politica: né economica, né industriale, né sociale, né culturale e nemmeno civile (saremo sempre ostaggio anche del Vaticano, che di finanza, alta e bassa, se ne intende parecchio). E meno che mai si potrà promuovere un programma di conversione ecologica, necessario per ristabilire nel mondo giustizia sociale e sostenibilità ambientale. È questa la discriminante fondamentale tra chi si è aggregato al carro del centrosinistra, che è anche quello di Monti, e chi capisce che un mondo diverso può nascere solo da una netta contrapposizione di tutti i paesi dell'Europa mediterranea alle norme e ai vincoli con cui la finanza internazionale ha imbrigliato e sta condannando a morte l'economia e la convivenza civile di un intero continente.

19 giugno 2012

Syriza e la sinistra europea

Nota dell'Esecutivo Nazionale di Sinistra Critica

Syriza non ce l'ha fatta. Una campagna forsennata da tutta Europa, fatta anche di calunnie e menzogne, ha indotto i greci a dare un vantaggio ai conservatori che ora formeranno il governo con i socialisti del Pasok. Quelli che hanno rovinato la Grecia sono ora chiamati a salvarla.

Ma la battaglia non finisce qui. Il risultato di Syriza è anche il capitale accumulato di una generosa resistenza fatta di lotte e scioperi che hanno visto nella proposta politica della Coalizione di sinistra un possibile punto di appoggio. La forza di Syriza, e il suo esempio per la sinistra europea, sta soprattutto nella sua capacita di tenere un programma di alternativa alle politiche della Troika senza piegarsi ai diktat e ai ricatti. Così come è significativo il fatto di aver costruito una proposta alternativa di sinistra al fallimento del Pasok.

In questo senso servirebbe qualcosa di simile a Syriza anche in Italia: sul piano del programma a partire dal rifiuto delle politiche di austerità, l'annullamento del debito illegittimo, la riforma fiscale, la nazionalizzazione delle banche, una nuova politica di welfare e di diritti per lavoratrici e lavoratori; sul piano della proposta politica per un progetto che spazi via il liberalismo di Bersani e soci e proponga un'altra strada.

Noi vogliamo proporre questa strada alla sinistra sociale e politica in Italia. Alla sinistra sindacale, alle esperienze di difesa di precari/e e disoccupate/i, ai comitati territoriali, ai centri sociali, al movimento delle donne, a quello impegnato nei Pride, alle associazioni e ai vari collettivi: costruire una vasta coalizione politica e sociale che provi innanzitutto a contrastare le politiche di austerità e costruire un movimento unitario e plurale, organizzato e democratico. È questa, certamente, la priorità del momento in vista di un autunno che si annuncia drammatico. Una coalizione che, se se ne creano le condizioni, trovi anche la via elettorale senza però dissolversi su questo terreno. Una Coalizione anche in Italia sarebbe il modo efficace per sostenere la lotta di Syriza e di tutta la sinistra radicale e il movimento sociale – in Grecia come negli altri paesi europei - che, contrariamente alle apparenze, è appena cominciata.

16 giugno 2012

Se vince Syriza

Syriza: il manifesto economico per le prossime elezioni

Il manifesto di SYRIZA sulle politiche sociali ed economiche si compone di nove punti principali, ed è alla base del programma economico aggiornato e migliorato dal partito della Coalizione della sinistra. Una presentazione completa del programma da parte di Alexis Tsipras ha avuto luogo venerdì 1° giugno, a mezzogiorno, a Athinaida.
 

Ecco i punti principali e le «questioni essenziali» in dettaglio: POSIZIONI SULLE QUESTIONI ESSENZIALI
1. ANNULLAMENTO DEI MEMORANDUM

Come prima misura del suo governo del paese, SYRIZA procederà a un annullamento immediato dei memorandum e più in particolare del 2° memorandum, che è stato elaborato in collaborazione con la troika [UE, BCE, FMI] e che il governo di Papademos – sostenuto principalmente dal PASOK e Nuova Democrazia – ha cominciato ad applicare.
Al posto di questo, SYRIZA sottoporrà al Parlamento una legislazione su un piano nazionale per lo sviluppo economico e sociale, la ricostruzione della produzione, la ridistribuzione equa dei redditi e il risanamento equo delle finanze pubbliche.
I memorandum, e in particolare il 2°, sono stati sanciti dalla legge attraverso procedure accelerate violando il regolamento parlamentare e la Costituzione. Allora, SYRIZA aveva condannato il voto dei memorandum in Parlamento, avevamo presentato un’eccezione di incostituzionalità in merito al corso delle procedure di voto di approvazione, che avevamo definito un colpo di Stato parlamentare, e avevamo precisato che volevamo annullare quelle leggi.
2. ANNULLAMENTO DELLE LEGGI INTRODOTTE
L’annullamento immediato dei memorandum e delle leggi che li stabiliscono sarà seguito dall’annullamento del programma a «metà percorso» e delle leggi nate dai memorandum, a cominciare da quelle leggi che riducono i salari, le pensioni e le spese sociali, distruggono i contratti collettivi, limitano le libertà sindacali e dissolvono le relazioni di lavoro. Così, le conseguenze delle politiche antipopolari saranno progressivamente sanate mentre saranno prese simultaneamente decisioni miranti a misure profondamente progressiste.
3. CONDANNA DEGLI ACCORDI DI PRESTITO
SYRIZA intende annullare gli accordi di prestito, al fine di sostituire le loro condizioni onerose, e rinegoziare il processo di annullamento della maggior parte del debito pubblico totale, affinché il resto sia rimborsabile, secondo i termini e le condizioni che non mettano in discussione la sovranità nazionale e la sostenibilità economica del nostro paese.
La priorità data al rimborso dei prestiti, rispetto ai bisogni interni, e a favore della revoca della immunità dei beni di Stato dovuta alla sovranità nazionale, non può in alcun caso essere accettata. Avevamo sostenuto e dimostrato questo in maniera credibile quando queste clausole [la negoziazione collettiva] sono state portate al voto.
Il modo, il calendario, nonché tutto l’aspetto politico e giuridico di questa condanna, e la rinegoziazione degli accordi di prestito saranno decisi e attuati da un governo di sinistra in funzione della sua capacità e delle circostanze specifiche.
Il finanziamento da parte della troika, che è subordinato agli accordi di prestito di cui sopra, è diretto quasi esclusivamente alla restituzione dei debiti e degli interessi, e non ha alcun legame diretto con la realizzazione delle spese e del bilancio.
4. CANCELLAZIONE DELLA MAGGIOR PARTE DEL DEBITO
Nello stesso tempo, grazie alla fine dell’accordo di prestito, SYRIZA richiederà una negoziazione completa del debito a livello europeo e in ogni caso al livello nazionale, in particolare per quanto riguarda il debito dello Stato greco, poiché [l’accordo] non solo è ingiusto, come dimostrato, ma profondamente arbitrario e irrealizzabile.
L’obiettivo della negoziazione sarà la cancellazione della maggior parte del debito, e il rimborso del resto legato alla crescita con nuove condizioni favorevoli. In tale contesto, profitteremo del processo di verifica della gestione internazionale del debito. La non-sostenibilità del debito greco e dei debiti degli altri paesi europei è incontestabile.
Obiettivo di un governo di sinistra, grazie ad alleanze appropriate e in particolare con i governi del Sud, sarà la realizzazione di una conferenza europea e internazionale sul debito pubblico, che deve essere organizzata in modo da offrire una soluzione comune e praticabile a un problema europeo, allo scopo di organizzare una cancellazione dei debiti pubblici senza disintegrazione sociale.
Il risultato di un tale accordo potrebbe essere una moratoria sul rimborso del debito, con un equilibrio [per il rimborso] legato alla crescita e all’occupazione, sul modello delle decisioni prese per la Germania nel 1953. Il nostro obiettivo è di comunicare e di giungere a una soluzione giusta e praticabile per tutti i popoli dell’Europa. Le azioni unilaterali, per esempio una cessazione dei pagamenti, saranno intraprese se saremo costretti a intraprenderle al fine di difendere il diritto del nostro popolo alla sopravvivenza.
5. NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE
SYRIZA non si oppone al programma di ricapitalizzazione delle banche, anche se è cosa ben diversa dalla loro nazionalizzazione.
È noto che la ricapitalizzazione si inscrive nel quadro del programma PSI [Private Sector Involvment]. SYRIZA non aveva accettato questo programma di scambio di obbligazioni (décote) = [sostituzione delle vecchie obbligazioni con altre a scadenza più lunga e minor rendimento] e lo aveva giudicato insufficiente, in più questo programma era anche una rapina sui fondi di sicurezza, le entità giuridiche di diritto pubblico (ospedali, università ecc.) nonché verso le persone fisiche.
Tuttavia, questo programma non può essere interrotto nel corso di questa fase di ricapitalizzazione delle banche senza un crollo bancario. Di conseguenza SYRIZA non si oppone alla ricapitalizzazione delle banche in conformità con l’accordo specifico di prestito che prende in carico tale ricapitalizzazione. L’unica differenza è che ciò deve farsi con le azioni ordinarie, dopo un voto (e non senza un voto come deciso dal PASOK e ND nel quadro del loro governo di coalizione sotto L. Papademos).
La ricapitalizzazione delle banche con azioni ordinarie, dopo un voto, si tradurrà in un ritorno alla proprietà dello Stato nazionale. Questa nazionalizzazione delle banche è particolarmente necessaria, e assolutamente necessaria in un governo di sinistra,
Un governo di sinistra non farà solo la nazionalizzazione delle banche, ma le socializzerà, il che significa che saranno sotto controllo del sociale e dello Stato, affinché siano utilizzate per la realizzazione di un nuovo sviluppo, un credito produttivo e sociale e una politica finanziaria destinata a coprire i bisogni sociali.
6. CONTROLLO DELLO STATO SULLE IMPRESE STRATEGICHE
Una direzione strategica fondamentale di SYRIZA sarà il controllo dello Stato sui settori strategici dell’economia (ad es. energia, telecomunicazioni, ferrovie, porti, aeroporti ecc.). In tale contesto, le imprese strategiche saranno poste progressivamente sotto il controllo dello Stato, sia quelle che sono nel processo di privatizzazione sia quelle già privatizzate (DEH, OTE, OSE, ELTA, EYDAP, trasporti pubblici, ecc.).
Il calendario, il modo, la rapidità e i mezzi con i quali il programma strategico fondamentale e non negoziabile si concretizzerà, saranno determinati in modo preciso dal governo della sinistra sulla base delle circostanze specifiche, delle capacità e dei problemi ai quali dovrà far fronte.
In ogni caso, le privatizzazioni previste dai Fondi di sviluppo degli attivi della Repubblica ellenica saranno immediatamente sospese.
7. RIDISTRIBUZIONE RADICALE DELLA RICCHEZZA
Una politica fondamentale e immediata di SYRIZA sarà la ridistribuzione radicale delle ricchezze per mezzo della quale tenteremo fra l’altro di applicare una nuova strategia di giustizia sociale, di crescita e di ricostruzione produttiva. Lo strumento di base per una tale ridistribuzione radicale delle ricchezze sarà un nuovo sistema di tassazione giusto e funzionale, semplice, che fra l’altro faciliterà la lotta graduale ed efficace contro la frode fiscale e l’economia sommersa, contemporaneamente a una riorganizzazione dei meccanismi di tassazione.
I membri di SYRIZA non devono esprimere sui media le proposte personali in materia di fiscalità, per quanto possano apparire giuste e corrette a prima vista, tanto le questioni fiscali sono complesse e necessitano di conoscenze particolari. Presenteremo presto un programma comprensibile di 4 o 5 misure di ridistribuzione delle ricchezze.
8. PRELEVAMENTI D’URGENZA, SALARI, RAPPORTI DI LAVORO
Nel quadro di una ridistribuzione equa della ricchezza nazionale e del sostegno dei salari e dei rapporti di lavoro, SYRIZA vuole:
a) come promesso, procedere a un miglioramento di tutti i prelevamenti d’urgenza, con l’annullamento immediato per i redditi deboli e medi e anzitutto per i disoccupati, i lavoratori a basso reddito e i pensionati a basso reddito e tutti coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà.
b) Cominciare immediatamente a ristabilire il salario minimo, i sussidi di disoccupazione e le pensioni minime e annullare immediatamente l’abolizione della contrattazione collettiva, e ristabilire e restaurare l’istituto di arbitraggio.
Il nostro obiettivo è di ridistribuire i redditi dal basso in alto con l’annullamento immediato dei tagli lineari e delle misure di austerità che aggravano la recessione. SYRIZA favorirà dunque l’aumento progressivo dei salari e delle pensioni, anzitutto per quelli bassi, contemporaneamente con la crescita e la ricostruzione dell’economia greca allo scopo di stabilire salari e pensioni per un livello di vita umano e degno.
9. ESTORSIONI
La possibilità di uscita di un paese dall’euro è utilizzata come ricatto nella prospettiva di queste elezioni. Per noi, questa possibilità non può essere la scelta dei nostri partner, a meno che non abbiano deciso la distruzione dell’euro e lo smantellamento dell’eurozona. In tal caso, però, saremo messi di fronte a una evoluzione in tutto il mondo alla quale solo un governo della sinistra basato sulla priorità di proteggere i deboli e avere un piano che metta la coesione sociale come priorità, potrebbe far fronte in maniera sufficiente ed efficace.
Parti delle note dei memorandum hanno largamente utilizzato questa falsa dicotomia per un ricatto sul voto al popolo greco, allorché gli analisti internazionali confermano che il costo di un crollo dell’eurozona sarebbe enorme. Se un paese abbandona la moneta comune, i mercati anticiperanno l’uscita del paese seguente creando così un effetto domino.
Nessuna autorità politica vuole questo, ed è nell’interesse di tutti i popoli cercare una soluzione europea comune, che permetta di evitare il proseguimento della catastrofe in Grecia e l’inizio della catastrofe in altri paesi europei. La prospettiva di un crollo dell’eurozona diventa tuttavia sempre più probabile se continuano le politiche dei memorandum.
L’Europa dei memorandum è votata al fallimento. Ogni volta che viene avanzato l’argomento che l’annullamento del memorandum potrebbe interrompere il finanziamento del paese e lo metterebbe sulla via dell’uscita dall’eurozona, SYRIZA risponderà che l’uscita dalla zona euro non è il nostro obiettivo.
Al contrario, diventerà inevitabile se continuano i memorandum.
In ogni caso, non cederemo al ricatto dominante che viola il nostro programma anti-memorandum, progressivo e di crescita, senza il quale la distruzione del paese, all’interno o all’esterno dell’eurozona, potrebbe essere fatale e totale.
Di conseguenza, il cammino che proponiamo non sarà cosparso di petali di rosa, possono esserci difficoltà ma c’è una strada che condurrà il paese nella prospettiva di un’uscita dalla crisi con giustizia, democrazia e dignità.
Comitato di coordinamento politico, SYRIZA – United Front social

* Okeanos, 2 juin 2012 : http://www.okeanews.fr/syriza-le-ma...
Traduzione di Gigi Viglino

21 febbraio 2012

La Grecia siamo noi


di Guido Viale
A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l'aspetto di un paese bombardato: un'economia in dissesto; aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell'interesse della finanza internazionale. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c'è in vista alcuna "ricostruzione", o "rinascita", "ripresa"; ma solo un fallimento ormai certo - e dato per certo da tutti gli economisti che l'avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa - procrastinato solo per portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c'entrano eccome. All'origine di quel debito, oltre alla corruzione e all'evasione fiscale, ci sono le Olimpiadi del 2004 (costate oltre un decimo del Pil) e l'acquisto di armi, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della "benevolenza" europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del Pil. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), evasione fiscale e corruzione che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo.
Nel pacchetto, il quinto in due anni, delle misure imposte alla Grecia - liberalizzazioni di tariffe, mercati e lavoro, privatizzazioni dei servizi pubblici, blocco delle assunzioni, definanziamento di scuole, ospedali, Università, servizi sociali - c'è pari pari il programma del governo Monti (anch'esso cucinato da Bce e Commissione europea). La Grecia è solo un anno più avanti di noi sulla strada del disastro e Monti è il Papademos italico incaricato di accompagnarvi l'Italia spacciandosi per il suo salvatore e garantendone il saccheggio.
Aggiungi il patto di stabilità (Fiscal Compact) che impone di riportare il debito di entrambi i paesi, ormai chiaramente in recessione, al 60 per cento del PIL in regime di parità di bilancio, e avrete i termini di una politica senza ritorno imposta da una classe al potere senza un'idea di futuro che non sia la propria perpetuazione. Per loro contano solo i bilanci: tutto il resto crepi! Quando l'Unione europea avrà tagliato gli ormeggi alla Grecia per abbandonarla alla deriva, avrà messo il vascello in condizioni di non poter più navigare per decine di anni.
Nessuno degli economisti entusiasti degli "sforzi" di Monti ha la minima idea di come si possano raggiungere gli obiettivi del Fiscal Compact. E allora? Il fatto è che per loro "non c'è alternativa"; perché non sanno immaginare un futuro diverso dal presente: all'Università non lo hanno studiato e non si sono dotati di strumenti per concepirlo (tranne che per le loro carriere). "Non esiste un piano B per la Grecia, ha detto Draghi. Ma nemmeno per l'Italia. Per questo Monti non è la soluzione, ma il problema.
Ma un "piano B" per l'Europa va messo a punto, e in fretta; perché quello "A" è un strada senza uscita; e non si fa politica, né opposizione, senza un'idea sul da farsi appena il contesto la renda plausibile. E quel momento potrebbe essere vicino, perché il mondo sta cambiando in fretta. Ma l'Italia non è la Grecia, ripetono i supporter di Monti. E perché mai? Perché l'Italia ha un tessuto industriale robusto e perché è "troppo grande per fallire". Due tesi per lo meno parziali. Neanche la Grecia era priva di un tessuto industriale, anche se fragile, che le manovre deflattive imposte dalla Troika hanno mandato in pezzi. Una vicenda attraverso cui erano già passati anni fa - e per decenni - molti paesi dell'America Latina presi per la gola dal FMI. Quanto all'Italia, un inventario dei danni prodotti dal ventennio berlusconiano, non solo sullo "spirito pubblico" - e non è poco - ma anche sul tessuto industriale non è ancora stato fatto. Ma accanto ad alcune medie imprese che si sono ristrutturate ed esportano, tre dei maggiori gruppi industriali (Fiat, Finmeccanica e Fincantieri) sono alle corde e nel tessuto industriale residuo chiude una fabbrica al giorno. "Non si produce più niente" ripetono coloro che guardano la realtà senza lenti deformanti. Ma non è che tra un mese o tra un anno (o anche due) quelle fabbriche riapriranno, gli operai ritorneranno al loro posto di lavoro e le aziende riprenderanno a produrre come prima. Un enorme patrimonio di esperienze, di professionalità, di knowhow, di attitudine all'innovazione e al lavoro di gruppo viene disperso e scompare per sempre. Né ci sono in vista iniziative imprenditoriali in grado di mettere al lavoro, avviandole dal nulla, nuove produzioni, nuovi addetti e risorse gestionali in grado di riempire quei vuoti. E quanto agli investimenti stranieri, sono bloccati dall'articolo 18, dalla mancanza di infrastrutture come il Tav Torino Lione, dalle tasse troppo alte che nessuno paga, o dalla corruzione e dalla burocrazia che il governo Monti si è tirato in casa? BCE e governo Monti sono destinati a imprimere una accelerazione decisiva al lungo declino dell'economia italiana.
In secondo luogo, se l'Italia è troppo grande per fallire, è anche - come ci viene ripetuto spesso - "troppo grande per essere salvata". Qui sta la sua forza e la sua debolezza. La debolezza è quel continuo richiamo a fare "i compiti a casa" (un'espressione da deficienti) e a "cavarsela da sola" (sulla base, però, dei diktat di altri). Un compito impossibile, che i governi greci hanno già provato a svolgere nonostante la sua palese assurdità. La forza sta nel fatto che se il governo Italiano non sarà in grado di azzerare il deficit e dimezzare il debito, o anche solo di rifinanziarlo, perché il suo PIL precipita, "salta" anche l'euro - il che, forse, è già stato messo in conto. O verrà messo in conto tra poco - ma salta anche, probabilmente, l'Unione europea e con essa l'economia di mezzo mondo. E forse anche quella dell'altra metà. Non siamo più negli anni '30, quando la partita si giocava tra cinque o sei Stati. Il circuito finanziario ha ormai coperto e avviluppato l'intero pianeta.
Un piano B per l'Europa deve innanzitutto evitare un default disordinato (come ormai viene chiamata la prossima bancarotta degli Stati a rischio di insolvenza; e non sono pochi) e promuovere un "concordato preventivo": cioè un accordo che dimezzi in modo selettivo i debiti pubblici che non possono essere ripagati o che ne sterilizzi (con una moratoria delle scadenze) una buona metà. Il che trasferirebbe l'insolvenza sulle banche, costringendo anche la BCE e gli Stati più forti e arroganti a correre in loro soccorso: con nazionalizzazioni, "bad bank" e separando finalmente il credito commerciale dal pozzo senza fondo degli investimenti speculativi. Quanti più saranno gli Stati a rischio che si impegnano su questa strada, tanta maggiore sarà la forza per imporla.
Certamente, sia che l'euro venga conservato, sia che si torni alle vecchie divise, il caos economico che incombe sul paese e sull'Europa è spaventoso; ma non minore di quello in cui ci sta trascinando il tentativo di rinviare giorno per giorno una resa dei conti. In tempi di crisi valutaria, ciò con cui bisognerà fare i conti, a livello nazionale e locale, saranno gli approvvigionamenti: innanzitutto quelli energetici e alimentari. L'unica risorsa a cui attingere a piene mani nel giro di pochi mesi e pochi anni sono risparmio ed efficienza energetica.
La condizione di paese bombardato apparirà allora in tutta evidenza: spente le luminarie che non servono per vedere ma per farsi vedere; auto ferme e mezzi pubblici strapieni (scarseggerà il carburante); orari cambiati per garantire il pieno utilizzo dei mezzi durante tutto l'arco della giornata; conversione in tempi rapidi - come all'inizio di una guerra - delle fabbriche compatibili con la produzione di impianti per le fonti rinnovabili o di cogenerazione, di mezzi di trasporto collettivi o condivisi a basso consumo; interventi sugli edifici per eliminarne la dispersione energetica. ecc. Giusto quello che si sarebbe dovuto fare - e ancora potrebbe essere fatto - in questi anni, con esiti economici certo migliori. Lo stesso vale per l'approvvigionamento alimentare: occorrerà restituire a ogni territorio la sovranità alimentare con un'agricoltura meno dipendente dal petrolio e un'alimentazione meno dipendente da derrate importate: una operazione da mettere in cantiere con una nuova leva di giovani da avviare a un'attività ad alta intensità di innovazione e di lavoro che potrebbe cambiare l'aspetto del paese. Analogamente occorrerà intervenire sul patrimonio edilizio inutilizzato, sul ciclo di vita dei materiali (risorse e rifiuti), su scuola, università, sanità con interventi che riducono gli sprechi e producono occupazione di qualità. Ma soprattutto ci vorrà una revisione generale degli acquisti quotidiani: spesa condivisa, rapporti diretti con il produttore e Km0 (i GAS), riduzione degli imballaggi e del superfluo, ricorso all'usato e alla riparazione e alla condivisione dei beni: tutti campi in cui il sostegno di un'amministrazione locale conta molto. E tante altre cose simili su cui occorre riflettere: sono tutti interventi da concepire, programmare e gestire a livello locale - con la partecipazione diretta della cittadinanza attiva - che potranno essere agevolati anche da un circuito parallelo di monete garantite dalle autorità locali, come era avvenuto con successo in molti paesi occidentali - compresa la Germania nazista - durante la grande crisi degli anni '30. Fantascienza? Forse; comunque un programma meno irrealistico dell'idea di affidare alla liberalizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro la ripresa di una crescita che sottragga l'Italia al cappio del debito; e magari anche alla crisi ambientale - ah! questa sconosciuta! - che investe il pianeta.

ilmanifesto 17/02/2012

18 febbraio 2012

Ristrutturare, rivedere o cancellare il debito?

Dichiarazione dell'OKDE-Spartacos sezione greca della Quarta Internazionale


Tratto da http://www.internationalviewpoint.org del febbraio 2012


Traduzione di Francesco Cannarozzo


Sin dall' inizio della crisi del debito pubblico greco, tre diverse richieste sono state avanzate dai movimenti della sinistra e dei lavoratori: quelle di ristrutturare (e quindi ridurre), di rivedere, o di cancellare il debito. Questa non è solo una questione di slogan, ma implica anche differenti strategie politiche. OKDE-Spartakos, così come ANTARSYA, hanno optato per la terza scelta, nonostante le contraddizioni da questa implicate.

La prima richiesta è stata presentata dal Synaspismos (e quindi dalla maggiorparte di SYRIZA) e, in una versione più conservatrice, dalla sinistra democratica di Fotis Kouvelis. Il concetto è quello di negoziare con i creditori in modo di cancellare parte del debito, così che questo possa diventare ancora una volta sopportabile. Nondimeno, ciò è all'incirca quello che sta succedendo proprio ora, su iniziativa del governo e dell'unione europea, essendo ovvio che l' intero debito non potrà mai essere risanato. Per questo, i creditori preferiscono perdere parte del loro profitto che perderlo tutto, simultaneamente venendo ricompensati con nuove e più benevole condizioni per futuri investimenti (bassi stipendi, rapporti di lavoro deregolati, eccetera). Questo tipo di negoziato è un progetto esplicitamente borghese, ed è il solo vero processo di “ristrutturazione”. Per questo la proposta di ristrutturare il debito ha presto perso credibilità come componente di una risposta favorevole ai lavoratori, ed ha posto i partiti che ne erano a favore in una situazione piuttosto imbarazzante.


C' è bisogno di discutere di più sulla richiesta di istituire una commissione di revisione, che dovrebbe controllare i contratti di debito, e dimostrare quale parte di esso è “odioso”. L' obbiettivo basilare di questo comitato sarebbe di rivelare alle masse che il debito che sono costrette a pagare non è né giusto né legittimo. Basandosi su questo concetto, un anno e mezzo fa alcuni economisti greci, assieme a dei politici provenienti dalla sinistra ed ex-membri del pasok (come il deputato Sofia Sakorafa) pubblicarono un' appello per la costituzione di una commissione per la revisione del debito (ele). Questa proposta è ad oggi in uno stato molto meno embrionale di quanto lo fosse, e sembra che qualche cosa sia stata fatta nella direzione di formare davvero tale comitato. Comunque, è sempre importante esaminare nel dettaglio l' idea basilare.


Un processo di revisione del debito potrebbe essere combinato o meno con la richiesta di cancellare il debito, ma non è a questa equivalente. Nel nostro caso, l' originale chiamata per l' ELE lasciava aperta questa domanda. Comunque, questo non è stato l' unico problema per questa iniziativa. La grande questione è da quale punto di vista partire: controllare se il debito è legittimo in accordo alle leggi nazionali e internazionali, e, se così, cancellare parte di esso? O, al contrario, rifiutare che i lavoratori lo paghino, che sia formalmente corretto o meno?


Ci sono 5 ragioni principali per cui contestiamo che la commissione greca per la revisione (ELE) possa essere la punta di diamante di una risposta anticapitalista alla crisi e appoggiamo invece la cancellazione del debito:

1. Il debito pubblico Greco non é dello stesso tipo di quello del terzo mondo. Economicamente, non è imposto da paesi stranieri imperialisti che saccheggiano il paese e traggono profitto da uno scambio diseguale dato dal differente tasso di produttività. Anche se uno scambio diseguale sicuramente gioca un suo ruolo. Il debito è il prodotto di una strategia di sviluppo scelta deliberatamente dalla classe borghese greca la quale è annoverabile peraltro tra gli imperialisti. Questa strategia molto aggressiva, che include un eccessivo prestito pubblico e l' invasione economica dell'Europa dell'est con l' aiuto del cambio favorevole dell'euro, ha fallito e viene punita dalla competizione inter-capitalista per chi deve sopportare il fardello della crisi. Inoltre, è sempre più ovvio che la crisi greca del debito non è data da un qualche tipo di specificità nazionale, ma è parte della crisi internazionale della struttura del capitalismo, una crisi di super-accumulazione in ultima analisi, che colpisce per primi (ma non esclusivamente) i nodi più deboli come la Grecia. Tecnicamente, non ci sono contratti che un ipotetica commissione potrebbe in pratica controllare, poiché il debito pubblico, a differenza di quanto accade nel terzo mondo, è stato portato avanti attraverso bond governativi, non attraverso prestiti (almeno prima del memorandum). Quindi, se c' è qualcosa da rivelare riguardo il debito, non sono certo scandali, ma la sua stessa struttura profondamente speculativa che funziona come un meccanismo che accentua lo sfruttamento di classe. In ogni caso, questo compito non è portato a termine dalla revisione, ma dall'analisi politica marxista, dal lavoro politico, e, ovviamente, dalla lotta.


2. Non è davvero un problema convincere i lavoratori e gli oppressi in Grecia che il debito è ingiusto. La maggior parte ne é già convinta, e la riluttanza dei partiti di sinistra nel parlare di cancellazione per non “spaventare” le masse è risultata essere insensatamente conservatrice, se non addirittura ipocrita. E' indicativo di questo il fatto che la proposta di smettere di pagare il debito immediatamente e di combattere per la sua cancellazione (eccetto per la parte costituita dai fondi pensione) è stata tra le prime ad essere votata nell'assemblea popolare di massa in piazza syntagma durante i movimenti degli “indignati”, anche se allora era stata proposta solamente dalla “sinistra estrema”(primariamente da ANTARSYA). Secondo sondaggi recenti, più di un terzo della cosiddetta opinione pubblica vuole la cancellazione del debito, una percentuale che è ovviamente molto più alta nella classe lavoratrice. Questi sono numeri molto importanti, data la brutale propaganda lanciata dal governo greco e dai mass media, che non smette mai di urlare che un default del debito pubblico significherebbe il disastro totale per tutti. A dimostrazione di questo c'è anche la vicenda del partito comunista che dopo aver screditato la proposta per più di un anno, ha ora cambiato la sua posizione e l' ha adottata, senza spaventare le masse o perdere la sua popolarità. Il vero problema non è spiegare alle masse che non dovrebbero pagare il debito (lo sanno già) ma indicarle come possono veramente evitare di pagarlo, come possono imporre la sua cancellazione e come possono difendersi dalla vendetta della borghesia internazionale e nazionale in caso riuscissero a cancellarlo.


Naturalmente le cose sono piuttosto diverse nell'ottica di una campagna internazionale di solidarietà. In questo caso potrebbe senza dubbio essere cruciale dimostrare quanto profittatore e disastroso è il debito per i lavoratori greci, in modo di convincere chi non ne è immediatamente vessato a essere solidale. Non serve a niente colpevolizzare i militanti che firmano per la commissione di revisione dall'estero – dal loro punto di vista questo potrebbe essere un valido modo di esprimere solidarietà .Nondimeno, come tattica all'interno del paese, una richiesta di revisione comporterebbe un sostanziale passo indietro.


3. Il caso greco è completamente diverso da quello Ecuadoregno, al quale ci si riferisce normalmente come un valido esempio dei risultati della revisione. In Ecuador è stato il governo progressista stesso a prendere l' iniziativa di formare una commissione di revisione e controllare i contratti riguardanti i prestiti pubblici – in quel caso esistevano tali contratti. Quel governo è stato il risultato di movimenti di massa e lotte di classe, anche se simultaneamente si è dimostrato lo specchio dei loro limiti. Al contrario, sia il governo presente “di unità nazionale” che il precedente governo PASOK in Grecia sono gli strumenti principali della brutale guerra che la borghesia ha dichiarato ai lavoratori. Questo governo sta agendo “in nome e per conto” del capitale con nessuna intenzione di accettare il minimo compromesso di classe. Sappiamo bene come lo stato ed i capitalisti greci siano determinati a garantire che i creditori non perdano il loro denaro. Un default sul debito minaccerebbe tutta la loro strategia di sviluppo, così come i loro interessi immediati, in quanto molti sono loro stessi creditori (più di un terzo del debito è trattenuto da banche greche). Quindi, è assurdo chiedere a un governo del genere di dare il suo permesso, o i “poteri necessari” come è espresso nel testo originale dell'appello ad una commissione di revisione, per controllare i contratti di debito. Questo implicherebbe avere una necessità comune con il governo, qualcosa come una “questione nazionale”, o una lotta nazionale contro stranieri “saccheggiatori” della nostra terra. Al contrario, il nostro obiettivo principale adesso è quello di provare alle masse in rivolta che il “nostro “ governo non deve essere solo incolpato di assoggettamento eccessivo ai banchieri stranieri, ma di essere uno snodo attivo fondamentale nell'attacco che stiamo subendo, e che per questo dovrebbe essere rovesciato. Del resto l' ammontare di denaro che il governo Coreano si è rifiutato di pagare in quanto debito odioso, rappresenta meno del 5% del debito pubblico greco attuale. Il sistema finanziario mondiale poteva tollerare quella perdita, ma non può nel caso della Grecia.


Se l' Ecuador non è appropriato al confronto con la Grecia, figuriamoci quanto può esserlo un altro esempio menzionato dagli economisti dell'ELE: La Russia del 1998. Non è davvero necessario spiegare che in quel caso la cancellazione di una parte del debito pubblico fu un progetto borghese al 100%, riguardante le rivalità interimperialiste e non il bisogno del popolo o gli interessi dei lavoratori russi.


4. l' ELE dovrebbe essere un comitato puramente scientifico e tecnocratico supportato da “personalità” universalmente conosciute: non è una campagna né un fronte, e non include né sindacati, né organizzazioni politiche e sociali (“sarà indipendente dai partiti politici”, come è detto nell'appello). Una prima obiezione sarebbe che questo è un concetto piuttosto burocratico, non essendo chiaro come questo comitato di esperti potrebbe essere controllato dal movimento di massa. Comunque, questo non è il solo problema. La costruzione politica di ELE, come espresso nell'appello originale, non è per niente “neutrale”, come sperato dai più radicali dei suoi firmatari. E' piuttosto molto social-democratica. Praticamente, il suo obiettivo primario è quello di trovare una via d'uscita della crisi senza rompere le regole del capitalismo, ma gestendo il sistema.

Secondo il testo:

“L' obiettivo della commissione sarà di fare luce sul perché si è incorsi nel debito pubblico, i termini per i quali questo è stato contrattato, e gli usi per i quali fondi sono stati prestati.

Sulla base di queste considerazioni, la Commissione farà raccomandazioni appropriate per amministrare il debito, soprattutto il debito che si dimostra essere illegale, illegittimo od odioso. Lo scopo della commissione sarà quello di aiutare la Grecia a prendere tutte le misure necessarie ad affrontare il fardello del debito”.


Questo tipo di retorica rinforza un patriottismo ingannevole, facendo in modo di “salvare la Grecia”, non i lavoratori e gli strati sociali deprivati e oppressi. Comunque sia in questa crisi non c' è modo di salvare la Grecia in generale, poiché non c' è modo di salvare sia i capitalisti che i lavoratori. Solo gli uni possono essere salvati, a totale discapito degli altri.


5. Gli argomenti tecnici riguardanti il debito sono utili, ma secondari e complementari. Semplicemente, la crisi del debito pubblico Greco non è un problema tecnico o una questione di logistica, ma un dilemma fondamentale di classe: chi la paga la crisi? Chi si prende il fardello del processo distruttivo da questa azionato? Il debito che i lavoratori e gli oppressi sono obbligati a pagare non è ingiusto perché viola la legislazione, ma poiché viola brutalmente i loro interessi e diritti di base. Se la discussione si restringe a problemi tecnici, è ovvio che la classe borghese e il governo, con tutti i loro specialisti, esperti, mass media e apparati di propaganda, avranno un marcato vantaggio. Quello che importa è il cuore politico della richiesta di controllare il debito: il diritto dei lavoratori di accedere a dati contenenti le finanze dello stato, del bilancio e dei fondi, o, in altre parole, il controllo dei lavoratori. Noi sosteniamo questa esigenza. Ma è esattamente una esigenza di transizione, non esaudibile nell'ambito del sistema capitalistico e dello stato borghese. E, certamente, non è per niente d' aiuto chiedere “poteri di requisizione” ad un governo borghese allo scopo di lottare per un obbiettivo del genere.
Il nostro disaccordo sia con la commissione per la revisione del debito sia con i vari programmi di sinistra per la ristrutturazione di esso è strategica, ma allo stesso tempo coinvolge le nostre più immediate priorità all'interno del movimento di massa. Non dovremmo accettare la prospettiva di essere tutti di fronte a un problema risolvibile come nazione, non importa quanto “progressista” possa essere la soluzione proposta. I lavoratori e gli strati sociali sfruttati hanno come scopo primario non quello di convincere il resto della nazione, ma di ricattarla con la lotta, lo sciopero, i blocchi della produzione eccetera, in modo di imporre la cancellazione del debito - sia esso illegittimo, illegale, odioso o meno. Loro non hanno paura dei nostri argomenti, hanno paura del nostro potere di minacciare la dominazione della classe borghese.

12 febbraio 2012

Grecia, ecco il piano di austerità


da Atene
Margherita Dean - peacereporter.net
Inizia la discussione, al Parlamento, della legge che, in tre articoli, adotta il programma di ristrutturazione del debito con la partecipazione volontaria delle banche e investitori privati (Psi+), definisce le modalità di ricapitalizzazione delle banche greche e introduce le misure del nuovo pacchetto di austerità, necessario all’erogazione del prestito alla Grecia di 130 miliardi.

Il testo della legge, inoltre, conferma l’erogazione, decisa il 12 luglio del 2011, di 35 miliardi del Fondo salva-stati (Efsf).

Il Parlamento dovrà approvare domani il ddl a maggioranza semplice, per un numero di deputati comunque non inferiore a 120 dopo che, le defezioni di ieri alla compagine governativa, hanno ridotto la coalizione di maggioranza a due invece che tre partiti, il centro – destra di Nea Dimocratia e il centro – sinistra del Pasok.

Reso noto il testo dell’accordo che per settimane ha impegnato in trattative impossibili il governo greco con la c.d. troika di Fmi, Bce e Ue, lo stesso che sta causando tensioni politiche fortissime, si confermano i punti principali già noti.

Eppure, se possibile, il piano di austerità del periodo 2012 – 2015, è ancora più duro del previsto.

Stante che, per il 2012, il deficit primario non dovrà superare i 2 miliardi e 36 milioni, la troika impone alla Grecia:

- tagli alle spese farmaceutiche: 1 miliardo e 76 milioni nel 2012, attraverso la riduzione del margine di guadagno di farmacie, distribuzione e attraverso le prescrizioni elettroniche.

- tagli alla retribuzione degli straordinari dei medici ospedalieri: 50 milioni.

- tagli alle spese operative del governo ed elettorali: almeno 270 milioni.

- tagli ai vari sussidi dei residenti in aree remote: 190 milioni.

- tagli agli investimenti pubblici: 400 milioni.

- tagli alle pensioni, integrative e principali: 300 milioni e questo entro settembre 2012.

- sono da ricercare altri 325 milioni, d’accordo con FMI, Bce e Commissione. Questa è condizione per il versamento del prestito.

- entro giugno, il Governo deve procedere alla riduzione del 10 per cento delle indennità straordinarie del settore pubblico.

- privatizzazioni: 50 miliardi entro il 2015.

- incremento del 25 per cento sui biglietti dei trasporti pubblici (treni e autobus).

- riforma fiscale e semplificazione entro giugno.

- misure per la lotta all’evasione fiscale.

- conferma della regola, una assunzione ogni cinque allontanamenti nel settore pubblico.

- 150mila licenziamenti di statali (15mila entro il 2012, attraverso la c.d. mobilità).

- prima dello versamento del prestito il Governo greco, d’accordo con la troika, dovrà attuare una riforma delle pensioni integrative volta a garantire la sostenibilità del sistema.

- taglio del 10 per cento delle pensioni d’invalidità.

- le spese per la Salute non dovranno superare il 6 per cento del bilancio per tutta la durata del programma.

- tagli alle spese funzionali degli ospedali dell’8 per cento entro il 2012.

- il salario minimo garantito dalla contrattazione nazionale sarà ridotto del 22 per cento e del 32 per cento per gli under 25.

- sono sospesi gli aumenti salariali automatici.

- entro luglio, ci dovrà essere una riforma dello statuto dei lavoratori, per la quale il salario minimo non sia più definito attraverso la contrattazione nazionale con i sindacati ma attraverso la legislazione.

- riduzione del 5 per cento dei contributi alle casse previdenza e salute.

- piena liberalizzazione delle professioni entro il 31 marzo.

- una serie di semplificazioni burocratiche, per ciò che riguarda le imprese, la valorizzazione di immobili, le politiche di protezione ambientale.

- aumenti delle bollette della luce, perché rispecchino il prezzo all’ingrosso.

- implementazione della riforma scolastica e universitaria.

- riforma giudiziaria.