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18 settembre 2012

20 settembre: perchè noi non ci saremo Con il popolo siriano, contro ogni intervento e per la caduta del regime: questo il nostro impegno

Il prossimo 20 settembre a Milano e a Roma ci saranno due iniziative “contro la guerra alla Siria”, organizzate da un arco di forze differenti.
Sinistra Critica – che è sempre stata in prima fila nelle iniziative contro la guerra, contro la Nato e gli interventi militari italiani – a queste iniziative non parteciperà perché le considera sbagliate, ambigue e non certo nel solco delle iniziative e dello spirito del movimento contro la guerra degli scorsi anni.
Sbagliate perché non è possibile manifestare contro un possibile intervento della Nato e dei suoi alleati in Siria partendo da una teoria del “complotto” secondo la quale la rivolta siriana è solamente un fenomeno eterodiretto e la guerra civile conseguenza di una volontà tutta esterna.
L’attuale situazione in Siria, gli scontri, i morti, i feriti, i profughi, sono la diretta conseguenza delle scelte del regime autoritario siriano, che ha represso sanguinosamente le manifestazioni di protesta della popolazione, spingendo verso una progressiva militarizzazione dello scontro.
La condivisibile protesta – anche preventiva – verso qualsiasi interferenza militare esterna (che per noi significa essere decisamente contro ogni possibile intervento Usa/Nato, ma anche contro il sostegno militare di Russia e Iran al regime), se non vuole essere, esplicitamente o implicitamente, un sostegno al regime deve necessariamente accompagnarsi alla solidarietà verso la popolazione siriana e l’auspicio di una rapida caduta del regime di Assad e del Ba’ath.
E L’Iraq e Afghanistan non hanno nulla a che fare con la situazione siriana: in quei casi non vi era una rivolta dispiegata in corso contro i regimi autoritari e quindi una “parte con cui stare”.
Ambigue, perché in quella giornata manifesteranno forze piuttosto eterogenee con qualche convergenza abbastanza “bizzarra”.
A Roma sul palco della manifestazione “La Siria non si tocca” parleranno personaggi abbastanza singolari: da Mons Capucci a Fernando Rossi (noto senatore “antimperialista”, profondo estimatore di Hamas durante i giorni della Flottilla – e ora chi glielo spiega cha Hamas è contro Assad???); da Ilaria De Candia (giovane piuttosto sconosciuta, il cui profilo FB si apre con una frase di Leon Degrelle, nazista belga membro delle Waffen-SS) a Ugo Gaudenti (direttore di “Rinascita”, settimanale fascista, mascherato ovviamente); da Suad Sbai (marocchina deputata PdL, fortemente islamofoba antislamica) a Mimmo Srour (siriano, già assessore regionale abruzzese per l’Udeur).
A Milano le adesioni sono ben diverse, ma alcuni dei principali promotori sono riusciti nell’impresa di partecipare ad un presidio sotto la foto di Bashar El Assad – presidio organizzato da un gruppetto di destra (come sempre “mascherato”).
Queste fantasiose alleanze sembrano concordare su un “antimperialismo” distorto e che basa le sue analisi su considerazioni “geopolitiche” secondo le quali “il nemico del mio nemico è mio amico”, senza considerare che una battaglia antimperialista deve avere come punto centrale le lotte e le aspirazioni dei popoli per la giustizia e la libertà.
Spiace anche che in questa compagnia (milanese) si trovi la rete BDS – impegnata contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi: spiace vedere che non riescano a mostrare empatia e condivisione delle sofferenze e delle aspirazioni della popolazione siriana alla libertà e alla giustizia, ne più ne meno di quello palestinese. E spiace vedere tali banalizzazioni sull’uso della violenza – che anche quando non è condivisibile ne giustificabile – andrebbe perlomeno compresa e contestualizzata: mettere “vittime e carnefici” sullo stesso piano è proprio quanto avviene per i palestinesi. Senza contare che da mesi la popolazione palestinese del campo profughi di Yarmouk è vittima dei bombardamenti dell'aviazione ed i rastrellamenti dell'esercito, con centinaia di vite stroncate dal tallone di ferro del regime baathista.
Queste iniziative non hanno nulla a che vedere con il movimento contro la guerra – con tutte le sue differenze e anche i suoi limiti – che si è espresso in questo paese. Mai in quel movimento si sono viste la foto di Saddam o del Mullah Omar; mai l’opposizione alla guerra imperialista partiva da “semplici” considerazioni internazionali; mai si era mostrata una così totale partecipazione alla strategia delle menzogne (che viene dal regime come dagli avvoltoi regionali e globali).
Non saremo in quelle piazze il 20 settembre, ma siamo e saremo impegnate/i nel sostegno alla popolazione siriana. Un sostegno politico, perché sosteniamo le organizzazioni democratiche dell’opposizione e le ragioni della rivolta popolare; materiale, con progetti di aiuto diretto alla popolazione dell’interno e ai profughi; culturale e informativo, attraverso la circolazione di analisi,informazioni, discussioni. E contro qualsiasi intervento militare.
Esecutivo Nazionale - Sinistra Critica

13 marzo 2012

Con il popolo siriano, fino alla vittoria della democrazia e della libertà!


Il mondo assiste, impotente e distratto (a parte coloro che vorrebbero approfittare della situazione per l'ennesimo intervento "umanitario"), alla carneficina in corso in Siria, dove da mesi il popolo sfida la repressione, la tortura, le stragi e gli omicidi del regime per chiedere democrazia, libertà e dignità. La rivoluzione siriana è parte integrante della primavera araba, del risveglio di milioni di donne e di uomini che vogliono liberare sé stessi ed i propri Paesi dalla tirannia, dall’oppressione e dallo sfruttamento, in Siria come in Egitto, Tunisia, Bahrein, Yemen, Giordania, fino all’Arabia Saudita dominata da una delle monarchie più reazionarie ed oscurantiste che la storia ricordi.
Noi condanniamo senza appello la repressione feroce del dittatore Assad e del suo clan: migliaia di morti, negazione della libertà di informazione ed assassinio di giornalisti, migliaia di arresti di dissidenti, omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani, distruzioni di massa, sequestro e tortura di migliaia di desaparecidos.

Con la stessa forza, rifiutiamo la retorica dell’ennesima “guerra umanitaria”: dalla Jugoslavia all’Iraq, al pantano afghano ancora in corso fino al recente precedente libico, abbiamo visto le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni. Qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze, globali e regionali.
Vogliamo sostenere la rivoluzione siriana nella lotta per una vera democrazia, il rispetto dei diritti umani, la giustizia e la dignità, così come sosteniamo l’eroica lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana, per il diritto alla vita, alla terra ed alla libertà.
Fra poche giorni, il prossimo 15 marzo, ricorrerà il primo anno dall’inizio della sollevazione del popolo siriano contro il regime del clan Assad: facciamo appello a tutte gli amici e le amiche della giustizia e della pace, a tutte le forze politiche democratiche ed antifasciste, a manifestare in tante città contro il regime assassino di Bashar Assad, per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta, in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie, partecipando poi alle iniziative della comunità siriana di opposizione.

Non vogliamo embarghi contro la popolazione, siamo contro ogni intervento militare “senza se e senza ma”, che si chiami missione “umanitaria” o No Fly Zone. Vogliamo l’immediata cessazione delle operazioni militari del regime contro la popolazione. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione. Vogliamo che sia il popolo siriano a decidere del proprio futuro. Vogliamo che la solidarietà dei popoli abbracci la lotta della popolazione siriana.

Piero Maestri, Germano Monti, Fabio Marcelli, Vauro Senesi, Vittorio Agnoletto, Franco Russo, Ciro Pesacane, Riccardo Torregiani, Annamaria Rivera, Laura Quagliuolo, Simona Cataldi, Karim Metref, Maria Carla Biavati, Fabio Ruggiero, Roberto Dati, Massimo Gatti, Luciano Muhlbauer

Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico, Giuristi Democratici, Ipri-Rete Corpi Civili di Pace, Associazione RETOUR

19 febbraio 2012

Siria: contro il regime di Assad, contro ogni intervento militare

di Piero Maestri
Domenica 19 febbraio a Roma ci sarà una manifestazione organizzata dal “Consiglio Nazionale Siriano – Italia”, che si propone – esplicitamente con la piattaforma fatta circolare “La cessazione immediata delle violenze in Siria; le dimissioni del presidente Assad e del suo staff...; Elezioni libere; il rifiuto totale di qualsiasi intervento militare in Siria; la difesa anche internazionale dei civili....” Questa sarebbe una piattaforma per noi condivisibile, ma nasconde posizioni che l’organizzazione proponente in realtà afferma nelle sue prese di posizioni internazioni.
Il Cns-Italia è infatti un diretto riferimento del Cns interno alla Siria, del quale è espressione anche l’”Esercito dei Siriani liberi”) che si contrappone militarmente alle forze armate del regime (con metodi spesso decisamente condannabili per il coinvolgimento di civili), e il Cns non rifiuta l’intervento militare esterno, anzi lavora per facilitarlo e sollecitarlo.
Per questo non possiamo aderire alla manifestazione – che consideriamo legittima, in quanto espressione di una parte dell’opposizione siriana, che rappresenta una fetta dei cittadini siriani anche in Italia.
Ma allo stesso tempo rifiutiamo la falsa alternativa per cui chi aderisce al corteo (come la Tavola della Pace) rappresenterebbe il “pacifismo con l’elmetto”), mentre chi si è dissociato (sulla base dell’appello promosso da Peacelink) rappresenterebbe il “pacifismo radicale” che coerentemente rifiuta qualsiasi intervento militare.
Non abbiamo alcun motivo per difendere la scelta di chi ha deciso di partecipare – e nemmeno ci interessa più di tanto criticarne la scelta, viste le prestazioni per noi negative mostrate in questi anni dalla Tavola della Pace - ma troviamo altrettanto sbagliato continuare a mettere sullo stesso piano le “violenze del regime” e le violenza e della “cosiddetta” opposizione, e considerare un passo verso l’intervento la richiesta di dimissioni di Assad.
La caduta di Assad e del suo regime è la condizione per una nuova Siria,
che naturalmente non è scontato nasca dalle attuali opposizioni, ma che non potrà vedere la luce fino a quando continuerà il dominio del partito Baath. Se Assad se ne fosse andato un anno fa, il popolo siriano si sarebbe risparmiato altri lutti e violenze.
Condividiamo la posizione del “Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico” - nato nel mese di giugno in Siria e composto dalla maggior parte delle forze politiche laiche e intellettuali con una lunga storia di opposizione al regime – e i suoi 4 No: no alla violenza, no alla repressione, no al settarismo, no all’intervento militare esterno. Non possiamo però decidere noi quali forme debba assumere la lotta dell’opposizione siriana.
Pur non aderendo alla manifestazione, abbiamo deciso di essere presenti con l’appello che molte/i di noi hanno promosso: “Basta con la repressione in Egitto e in Siria, libertà per i popoli arabi; Contro ogni intervento militare straniero diretto e indiretto nella regione” .
In questo modo vogliamo aprire il confronto con i siriani in Italia che si oppongono al regime di Assad e affermare con forza anche con loro il nostro rifiuto di ogni intervento militare esterno e di una (probabile più che eventuale) partecipazione delle forze armate italiane.
Esprimiamo anche la nostra solidarietà ai giovani siriani che la scorsa settimana hanno tentato di occupare l’Ambasciata siriana di Roma – che subiranno un processo per direttissima in marzo: il loro è un gesto di opposizione non violenta che va considerato tale e non un reato.

* Portavoce di Sinistra Critica

12 gennaio 2012

Appello: contro la repressione in Egitto e Siria

BASTA CON LA REPRESSIONE IN EGITTO E IN SIRIA,
LIBERTA’ PER I POPOLI ARABI CONTRO OGNI INTERVENTO MILITARE STRANIERO DIRETTO E INDIRETTO NELLA REGIONE

Per aderire: appellosiriaegitto@gmail.com

Il bisogno di libertà e la tenace lotta per la giustizia delle donne egli uomini del nord Africa e del medio oriente non si ferma. Ancora nelle piazze dell’Egitto e della Siria – come in altri paesi arabi - migliaia di persone manifestano per mettere fine a regimi autoritari e illegittimi; ancora le cosiddette “forze dell’ordine” uccidono, reprimono, cercano di fermare le rivolte per la giustizia, la libertà, la dignità.
In Egitto le elezioni formalmente “democratiche” non hanno messo fine al dominio delle forze armate e alla repressione della parte più radicale e conseguente del movimento democratico e rivoluzionario. Le proteste al Cairo, gli scioperi di diversi settori produttivi, le manifestazioni delle donne sono il segno di un processo democratico che non si può fermare alle sole elezioni e soprattutto non può essere sotto la tutela delle forze armate.
Perché l’Egitto possa davvero avviarsi sulla strada della democrazia, le forze armate devono abbandonare il potere politico e i loro affari economico-finanziari.
In Siria, il regime di Bashar El Assad da mesi sta reprimendo con violenza le manifestazioni dell’opposizione. Migliaia di morti documentati da testimoni indipendenti, espulsione o arresti di giornalisti non legati a testate “embedded” al regime (o a qualche altro interesse straniero); migliaia di arresti di dissidenti, ammessi dallo stesso regime; repressione della libertà di stampa, compresi omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione costante dello stato di emergenza malgrado la promessa di una cancellazione mai di fatto avvenuta. La legittimità del regime baathista è da tempo finita e non è possibile sostenerla sulla base degli schieramenti internazionali e nella regione.
La popolazione siriana è vittima più volte: è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime; è vittima del disinteresse della cosiddetta “comunità internazionale” preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che garantisce oggi un stato di conflitto “freddo” utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e delle altre potenze regionali e non; vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia saudita, Giordania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime più malleabile ai loro interessi.
Noi non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica” ma vogliamo schierarci con le ragione della libertà, della giustizia, della dignità.
Siamo contro qualsiasi intervento militare in Siria sia perché il recente precedente libico ha mostrato le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni, sia perché qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze e/o delle potenze regionali. In questo senso, segnerebbe l'affossamento di qualsiasi sbocco positivo della rivolta e un ulteriore colpo al processo rivoluzionario in tutto il mondo arabo e mediorientale.
Vogliamo sostenere le/i democratiche/democratici egiziane/i nella loro lotta per una vera democrazia e il rispetto dei diritti umani e di giustizia e dignità.
Per tutto questo facciamo appello a tutte/i le/i democratiche/ci perché si sviluppi anche in Italia una campagna forte e diffusa:
  • per il sostegno alla popolazione siriana e ai democratici egiziani, la fine della repressione – e per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta e in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie;
  • contro la repressione dei regimi e per il loro isolamento politico internazionale – dal basso e istituzionale – che non comporti embarghi contro la popolazione;
  • contro ogni possibile intervento militare “senza se e senza ma”: no ad ogni missione “umanitaria”, alle NoFlyZone (primo passo della guerra), all’invio di truppe e all’utilizzo delle basi militari in Italia. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione.

Luisa Morgantini, Alessandra Mecozzi, Loretta Mussi, Vittorio Agnoletto, Riccardo Troisi, Germano Monti, Vauro Senesi, Fabio Marcelli,Ciro Pesacane, Simona Castaldi, Laura Quagliolo, Marco Bersani, Salvatore Cannavò, Franco Russo, Dario Rossi, Rita Lavaggi, Olivia Pastorelli, Karim Metref, Sancia Gaetani, Stefano Tassinari, Riccardo Torreggiani, Paola Canarutto, Tonio Dall’Olio, Alessia Montuori, Massimo Torelli, Piero Maestri, Christian Elia e redazione “E”, Antonio Lupo, Fabrizio Burattini