Sinistra Critica – che è sempre stata in prima fila nelle iniziative contro la guerra, contro la Nato e gli interventi militari italiani – a queste iniziative non parteciperà perché le considera sbagliate, ambigue e non certo nel solco delle iniziative e dello spirito del movimento contro la guerra degli scorsi anni.
Sbagliate perché non è possibile manifestare contro un possibile intervento della Nato e dei suoi alleati in Siria partendo da una teoria del “complotto” secondo la quale la rivolta siriana è solamente un fenomeno eterodiretto e la guerra civile conseguenza di una volontà tutta esterna.
La condivisibile protesta – anche preventiva – verso qualsiasi interferenza militare esterna (che per noi significa essere decisamente contro ogni possibile intervento Usa/Nato, ma anche contro il sostegno militare di Russia e Iran al regime), se non vuole essere, esplicitamente o implicitamente, un sostegno al regime deve necessariamente accompagnarsi alla solidarietà verso la popolazione siriana e l’auspicio di una rapida caduta del regime di Assad e del Ba’ath.
E L’Iraq e Afghanistan non hanno nulla a che fare con la situazione siriana: in quei casi non vi era una rivolta dispiegata in corso contro i regimi autoritari e quindi una “parte con cui stare”.
A Roma sul palco della manifestazione “La Siria non si tocca” parleranno personaggi abbastanza singolari: da Mons Capucci a Fernando Rossi (noto senatore “antimperialista”, profondo estimatore di Hamas durante i giorni della Flottilla – e ora chi glielo spiega cha Hamas è contro Assad???); da Ilaria De Candia (giovane piuttosto sconosciuta, il cui profilo FB si apre con una frase di Leon Degrelle, nazista belga membro delle Waffen-SS) a Ugo Gaudenti (direttore di “Rinascita”, settimanale fascista, mascherato ovviamente); da Suad Sbai (marocchina deputata PdL, fortemente islamofoba antislamica) a Mimmo Srour (siriano, già assessore regionale abruzzese per l’Udeur).
A Milano le adesioni sono ben diverse, ma alcuni dei principali promotori sono riusciti nell’impresa di partecipare ad un presidio sotto la foto di Bashar El Assad – presidio organizzato da un gruppetto di destra (come sempre “mascherato”).
Queste fantasiose alleanze sembrano concordare su un “antimperialismo” distorto e che basa le sue analisi su considerazioni “geopolitiche” secondo le quali “il nemico del mio nemico è mio amico”, senza considerare che una battaglia antimperialista deve avere come punto centrale le lotte e le aspirazioni dei popoli per la giustizia e la libertà.

