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16 luglio 2012

Suggestione di una sentenza

di Ezio Menzione (avvocato)
il manifesto 14/07/2012
La Cassazione, riconoscendo legittimità ad un reato di stampo autoritario e dagli incerti confini come quello previsto dall'art.419 del Codice Penale Rocco, ha convalidato l'impianto della sentenza della Corte d'Appello di Genova che aveva stabilito che i manifestanti a Genova, nel luglio 2001 «devastarono e saccheggiarono» la città ponendo in crisi l'ordine pubblico.
La questione non è (solo) se un secolo per 10 imputati fosse troppo e dunque se sia meglio ridurlo ad una ottantina di anni, riducendo la pena comunque esorbitante per alcuni e promettendo di ridurla per altri, rimettendo parte del processo ad un giudice del rinvio.
La questioni in ballo erano altre: prima di tutto, chi porta la responsabilità della degenerazione dei fatti di Genova. Il paradosso, su questo punto, è che proprio le sentenze di merito contro i 25 manifestanti avevano riconosciuto che fu responsabilità delle forze dell'ordine (dei carabinieri) se le cose presero una piega violenta nel primo pomeriggio del 20 luglio del 2001, al punto da terminare tragicamente con la morte di Carlo Giuliani. Ma se furono i carabinieri a dare la via alle tragiche danze, come è possibile addossare ai manifestanti l'avere messo in crisi l'ordine pubblico, elemento fondamentale per riconoscere il reato di devastazione e saccheggio? Secondo, nessuno degli imputati faceva parte del gruppo dei black block, che posero in essere atti di violenza e di gravi danneggiamenti. Come è possibile addossargli responsabilità così pesanti solo perché si aggiravano nei paraggi o, magari, tirarono un sasso o rubarono un prosciutto da un supermercato da altri invaso? Il Pg Gaeta ha detto che tutti erano consapevoli e complici, partecipi dell'ideazione e della decisione. Eppure, oggi la Cassazione ha detto che alcuni di loro agirono sotto l'influenza di «una folla in tumulto», come recita l'attenuante che si dovrà concedere ad alcuni degli imputati. La suggestione non sembra congruente con la partecipazione consapevole alla ideazione e alla decisione. Infine, è mai possibile trascinarsi ancora dietro reati come questo, di stampo tipicamente fascista, dai confini incerti e dunque buono per essere ripescato - come in questo caso - in chiave ideologica, per colpire il dissenso e il diritto ad esprimersi anche con manifestazioni antagoniste?
La Cassazione avrebbe potuto far cadere, una volta per tutte, un simile mostro giuridico, senza peraltro rinunciare a sanzionare i comportamenti violenti di danneggiamento o di furto, laddove ve ne fossero le prove. Ne sarebbero scaturite delle pene consistenti, anche se non micidiali come quelle irrogate. Tali pene oggi sono state ridimensionate un pochino (e altre lo saranno col rinvio) e per alcuni dei manifestanti si allontana lo spettro della carcerazione, mentre almeno per due la galera si aprirà già domattina, per lunghi anni.
Il peggio, dinnanzi a questa sentenza, è comunque dire che così «siamo pari e patta». Condannati i poliziotti della Diaz e condannati i manifestanti. Innanzitutto perché i poliziotti non faranno mai un giorno di carcere, mentre alcuni dei 10 manifestanti vi giaceranno per anni: il che non è indifferente. Ma soprattutto perché qui non siamo ad una partitella di calcio: qui la contrapposizione è fra uno stato che attraverso suoi supposti servitori ha annullato diritti e garanzie per tre giorni a Genova e da allora non ha mai inteso riconoscere questa violazione, ed il diritto a manifestare, aggredito allora con l'attacco alla tute bianche e agli altri dimostranti, conculcato negli anni successivi proprio con lo spettro di ciò che era accaduto in quei giorni, ed oggi sanzionato con condanne ingiustificate nei loro presupposti e nella loro entità. Lo squilibrio è evidente ed insanabile.

14 luglio 2012

Genova, ingiustiza è fatta


di Checchino Antonini
ilmegafonoquotidiano.it

Prendere a calci un vetro già andato in frantumi è più grave di uccidere un diciottenne che torna a casa senza commettere alcun reato. Solo ritocchi dalla Cassazione alle sentenze genovesi per i dieci manifestanti scelti a casaccio tra i trecentomila che contestarono il G8 del 2001. Al di là del maquillage resta - agghiacciante - la condanna a un secolo di galera complessivo per devastazione e saccheggio, reati gravissimi pensati da quel Rocco che scrisse per il duce un codice di leggi di polizia negli anni '30 ancora in voga nei palazzi di giustizia italiani.
Occhi rossi nell'aula del secondo piano del Palazzaccio, sede della Cassazione, quando il presidente della Prima sezione sciorina il dispositivo della sentenza definitiva per uno dei tre grandi processi scaturiti da quelle tre giornate genovesi del luglio di undici anni fa. Nello stesso contesto, solo otto giorni prima, era stata pronunciata una sentenza di segno opposto contro i vertici della polizia di stato e alcuni agenti colpevoli a vario titolo del massacro di 92 cittadini europei alla scuola Diaz e del loro arresto illegittimo. Stavolta, invece, la corte ha pressoché assecondato le richieste del procuratore generale. Ha solo reso più miti 8 condanne ad altrettanti manifestanti rigettando in toto i ricorsi di altri due. Dopo tre ore di camera di consiglio, infatti, ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d'Appello di Genova del 9 ottobre 2010 limitatamente alla mancata concessione delle attenuanti generiche nei confronti di Carlo Arculeo (in appello 8 anni), per Carlo Cuccomarino (8 anni) per Antonino Valguarnera (8 anni). La Suprema Corte ha inoltre annullato senza rinvio limitatamente al reato di detenzione di bottiglie incendiarie nei confronti di Luca Finotti (10 anni e 9 mesi in appello), Vincenzo Vecchi (13 anni); Marina Cugnaschi (12 anni e 3 mesi) e Francesco Puglisi (in appello 15 anni). Di conseguenza la Suprema Corte ha ridotto la pena per Puglisi a 14 anni e nei confronti degli altri 3 ha operato una riduzione delle pene pari a 9 mesi. Una decisione che va a determinare le condanne di appello che due anni fa erano state pari ad un secolo per i 10 imputati. In pratica, per cinque persone verranno rideterminate le pene se il tribunale di Genova riconoscerà l'attenuante di aver agito suggestionati da una folla in tumulto.
La pubblica accusa di piazza Cavour rappresentata da Piero Gaeta aveva chiesto, invece, di confermare completamente la sentenza di secondo grado, nella convinzione che, «Durante il G8 di Genova fu messa in discussione, dal profondo devastamento subito dalla città, la vita pacifica dei genovesi». «Ma l'ordine pubblico - e tantomeno il vivere sociale dei genovesi non è stato assolutamente violato», ci spiega Simonetta Crisci, una dei difensiori dei manifestanti citando la memoria di Dario Rossi, genovese del legal forum, consegnata in appello per spiegare come la città fosse desertificata e l'ordine pubblico in balìa di quindicimila armati di ogni corpo che decisero dove agire e dove non farlo. Di genovesi nemmeno l'ombra. «Non ci furono scorribande ma solo un passaggio in spazi consentiti da quei 15mila - dice ancora Crisci - la devastazione implica che i danneggiamenti costituiscano un impedimento concreto, cosa che a Genova non avvenne».
Ma l'argomentazione non ha convinto chi avrebbe potuto smontare un teorema e, invece, s'è dimostrato «timido» di fronte a una sentenza piena di incoerenze e sena adeguate motivazioni a condanne pesantissime.
Si apriranno le porte della galera per punire comportamenti simbolici e con largo uso di quel concetto di concorso morale che invece non è stato applicato a De Gennaro dalla Cassazione di fronte a prove ben più concrete di quelle a carico di persone che, senza mai conoscersi, hanno condiviso solo la presenza a Genova quel 20 luglio di undici anni fa. «Lo stesso gesto - ricorda anche l'avvocato Francesco Romeo - per alcuni tra i dieci ha fruttato una condanna, per altri non è stato considerato. Adesso cinque persone devono entrare in carcere e altre cinque devono rifare il processo per la rivalutazione delle attenuanti ma ingiustizia è fatta per la sproporzione abissale delle pene, per danni solo a cose, merci, edifici, rispetto ai funzionari e agenti della Polizia che, pochi giorni fa, hanno chiuso un percorso processuale per sevizie senza pagare alcun prezzo alla giustizia. Perchè le loro dimissioni dalla Polizia sono solo una sanzione amministrativa».

23 novembre 2011

Assoluzione per De Gennaro: "Sentenza politica"


Annullata senza rinvio, dalla Cassazione, la condanna all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e all'ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola con riferimento all'accusa di aver istigato alla falsa testimonianza l'ex questore del capoluogo ligure Francesco Colucci. Si è concluso cosí, con una smentita delle conclusioni di colpevolezza cui erano arrivati i magistrati della Corte di Appello di Genova dopo il verdetto assolutorio emesso dal gip in primo grado, il primo filone processuale approdato al vaglio della Suprema Corte e nato dalle inchieste successive alle violenze del G8 del 2001.
De Gennaro, dopo l'assoluzione, "è molto sollevato e soddisfatto: ci teneva molto al riconoscimento della correttezza del suo operato", ha detto il professor Franco Coppi che ha difeso anche in Cassazione l'attuale capo del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. "Le cose sono state rimesse a posto in modo molto perentorio ed è stata cancellata l'amarezza della sentenza di appello", ha aggiunto il legale.
La decisione è stata emessa dalla Sesta sezione penale - con la formula ampiamente liberatoria "perchè i fatti non sussistono" - ed è stata aderente alla richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello che aveva chiesto di annullare senza rinvio la sentenza di secondo grado emessa il 17 giugno del 2010. Probabilmente i supremi giudici - ma questo lo si saprà con certezza entro un mese, quando saranno depositate le motivazioni estese dal consigliere Giacomo Paoloni - hanno ritenuto che i fatti addebitati a De Gennaro e Mortola non "avessero portata offensiva", ovvero non abbiano avuto alcuna incidenza sul corretto svolgimento del processo per le violenze alla Diaz.
Sia il Pg - che ha ricordato come a suo avviso al G8 siano stati ben altri gli avvenimenti di rilievo come i pestaqgi e la morte di Carlo Giuliani - sia le arringhe dei difensori, avevano battuto il tasto sulla non rilevanza delle diverse versioni inerenti, in definitiva, la catena di comando responsabile dell'irruzione delle forze dell'ordine alla Diaz. Coppi ha spiegato che "De Gennaro non ha assolutamente preso le distanze da quanto accaduto dal momento che ha autorizzato, per questa vicenda, l'intervento di un battaglione dei carabinieri: figuriamoci se voleva fare pressioni su Colucci per chiamarsi fuori!". Il legale ha poi aggiunto che l'addetto alle relazioni esterne Sgalla, "arriva alla Diaz quando tutto si era ormai consumato e c'erano le ambulanze e i feriti: arriva lí dopo aver cenato e sono circa le 23.30 di sera, con tutto comodo. Non è immaginabile che sia stato allertato da De Gennaro per poi arrivare quando tutto era concluso". Comunque, per Coppi, come già aveva indicato il Pg, "‚ irrilevante chi abbia preso la decisione di mandare Sgalla alla Diaz, anche se sembra piú credibile che sia stato Colucci a prendere quell'iniziativa".
Di diverso parere sono stati gli avvocati delle parti civili che si sono battuti per la conferma delle condanna. "Il problema della falsa testimonianza non è irrilevante - ha detto l'avvocato Francesco Romeo, legale di uno dei giovani pestati alla Diaz dagli agenti - perchè incide sul processo per le violenze alla Diaz. E ci sono le prove dirette sia a carico di De Gennaro che di Mortola: intercettazioni, interrogatori, la lettera dello stesso De Gennaro e la testimonianza del questore Andreassi". Anche l'Associazione dei giuristi democratici, rappresentata dall'avvocato Rebotti, aveva chiesto la convalida del verdetto di appello.(ANSA).

G8, Malabarba (Sinistra Critica): PER DE GENNARO SENTENZA POLITICA
"L'assoluzione di Gianni De Gennaro dal reato di istigazione alla falsa testimonianza nel processo per la 'macelleria messicana' alla scuola Diaz è una sentenza politica, che nega paradossalmente l'esistenza della catena di comando che ha deciso la repressione durante il G8 di Genova e i chiari tentativi di depistaggio accertati dalla magistratura genovese in appello".
Lo dichiara Gigi Malabarba di Sinistra Critica, testimone al processo e senatore membro del Copaco all'epoca dei fatti. "Le intercettazioni di De Gennaro e Mortola hanno messo in luce responsabilità inequivocabili che solo una precisa volontà politica di togliere dai guai l'ex capo della polizia e attuale direttore del Dis ha potuto vanificare. L'attuale situazione politico-sociale del paese esige la cancellazione di qualsiasi ombra sull'operato di chi dirige tutti gli apparati di sicurezza e una condanna del più alto in grado avrebbe sicuramente provocato un terremoto incontrollabile" prosegue Malabarba. "Ora per De Gennaro si spianano le possibilità persino per nuovi incarichi, con sostegno bipartisan, a livello istituzionale e, perchè no?, anche per 'rimettere ordine' nella tangentata Finmeccanica, suo antico sogno. Staremo a vedere. Ma tutto ciò è un messaggio inquietante non solo perchè allontana la verità sul G8, ma per la stessa democrazia" conclude Malabarba.

19 luglio 2011

"Genova 2001 - Genova 2011"


Nell’ambito delle iniziative di “Genova 2001 – Genova 2011”, invitiamo tutt* a partecipare all’incontro pubblico organizzato da Sinistra Critica, “La rivoluzione è possibile! Le risposte alternative alla crisi: le resistenze politiche e sociali in Europa e le rivolte popolari arabe”, per venerdì 22 luglio, a partire dalle ore 20.00, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, in via Garibaldi 9, oltre alle diverse iniziative collettive previste. Il programma completo si può vedere sul sito di “Genova 2001 – Genova 2011”.
Vedi: http://www.genova2011.org/

INCONTRO PUBBLICO
VENERDI’ 22 LUGLIO – ore 20.00
Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi via Garibaldi, 9 – Genova
LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE!
Le risposte alternative alla crisi: le resistenze politiche e sociali in Europa e le rivolte popolari arabe
Intervengono:
Omar El Shafei – Socialist Renewal, Egitto
un/una compagno/a della Ligue de la Gauche Ouvrière, Tunisia
Gaël Quirante – Nouveau Parti Anticapitaliste, Francia
Josip-Maria Antentas – Revolta Global/Esquerra Anticapitalista, Catalunya (Spagna)
Pasquale Loiacono – delegato FIOM Carrozzerie Fiat Mirafiori
Enrico Lancerotto – Atenei in Rivolta
Un/una esponente del Movimento No Tav della Val di Susa
Marco Filippetti – Comitati Acqua Pubblica

Introduce e coordina: Cristina Tuteri – del Coordinamento nazionale di Sinistra Critica

Conclusioni di Piero Maestri – portavoce nazionale di Sinistra Critica

In questo incontro pubblico interverranno quindi esponenti di movimenti politici della sinistra anticapitalista di paesi nordafricani ed europei, un incontro in cui si parleranno le diverse “piazze” che si sono mobilitate sulle due sponde del Mediterraneo in questi mesi (Tunisi, Il Cairo, Barcellona, la Francia ...). E, insieme a loro, alcuni esponenti delle “piazze” sociali italiane di quest’ultimo anno: delle lotte operaie contro la Fiat e Marchionne, delle lotte degli studenti, di quelle ambientali e contro la devastazione del territorio, quelle dei comitati per l’acqua pubblica. Perché crediamo che tessere legami e relazioni tra le piazze europee e nordafricane di tutti gli “indignati” sia fondamentale per raccordare le lotte a livello internazionale, per approfondire la critica globale ad un sistema economico e sociale, quello capitalista, che ha nel “mercato” e nel profitto i suoi capisaldi, per far crescere la coscienza che “le nostre vite valgono più dei loro profitti”.

Vedi il video/appello di Sinistra Critica, in cui Piero Maestri spiega le ragioni per “tornare a Genova”.
Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=Sfw7IR5zNLE

In allegato anche la scheda di Sinistra Critica, presentata nella conferenza stampa del 18 luglio del coordinamento “Genova luglio 2011”.

Gli altri appuntamenti collettivi a cui Sinistra Critica invita tutt* a partecipare:
Martedì 19 luglio · ore 16.00 – Auditorium di palazzo Rosso Assemblea nazionale delle associazioni dei migranti e antirazziste – Verso una giornata di mobilitazione globale per i diritti dei migranti il 18 dicembre 2011
· ore 19.30 – piazza Posta Vecchia “Venti di cambiamento nel Mediterraneo: rivoluzioni e lotte per la dignità e i diritti. Beni comuni, accoglienza dei migranti, contro la guerra”
Mercoledì 20 luglio · dalle ore 15.00 – piazza Alimonda (con il Comitato Piazza Carlo Giuliani) “Memoria e parole”: interventi, testimonianze e musica
Giovedì 21 luglio · ore 9.30, con prosecuzione nel pomeriggio – Sala Maggior Consiglio di Palazzo Ducale convegno: “Genova luglio 2001, io non dimentico”, video, testimonianze e riflessioni sui fatti di Genova del 2001
· ore 20.30 – da piazza Matteotti / piazza De Ferrari alla scuola Diaz (con il Comitato Verità e Giustizia per Genova) fiaccolata per la Diaz
Sabato 23 luglio · ore 9.30 – Auditorium di Palazzo Rosso convegno/seminario: “Strategie comuni in Europa-Maghreb/Mashreq. Sostegno alle rivoluzioni della dignità. Per la democrazia e il lavoro, la giustizia e la pace. Contro la guerra, le occupazioni, la repressione”
· dalle ore 15.00 – Sampierdarena le piazze partecipate: Lavoro in largo Jursè, Beni comuni in piazza Modena, Migrazioni in piazza Vittorio Veneto, Contro la guerra in piazza Settembrini

· ore 17.00
– piazza Montano (Sampierdarena) partenza del corteo con arrivo a piazza Caricamento (ci sarà uno spezzone di Sinistra Critica); a seguire concerto musicale con diversi gruppi e artisti

Domenica 24 luglio · ore 9.30
– San Salvatore, piazza Sarzano Assemblea internazionale: “Loro la crisi. Noi la speranza – Dalla vittoria dei referendum all’agenda internazionale di iniziative del movimento altermondialista”

Sinistra Critica
Coordinamento provinciale – Genova