08 giugno 2010

Che fine hanno fatto gli aiuti per Gaza?


An-Nasira (Nazareth) - Infopal. Gli occupanti israeliani continuano a trattenere da una settimana le navi della Freedom Flotilla assaltate in acque internazionali il 31 maggio da parte della Marina israeliana, che ha ucciso e ferito diversi partecipanti al convoglio umanitario.

I parlamentari che hanno partecipato alla Flotilla e alle attività della Campagna Europea contro l'embargo, stanno presentando a Israele richieste affinché le sette navi sequestrate vengano restituite ai loro proprietari, in modo che tutti gli aiuti che contengono possano andare alle persone che li aspettano.

La parlamentare tedesca che era a bordo della Flotilla è tra coloro che reputano necessario che gli aiuti arrivino al più presto nella Striscia di Gaza: "Israele deve restituire ai suoi proprietari le navi della Freedom Flotilla di cui s'è impossessato, facendo arrivare gli aiuti nella Striscia di Gaza sotto embargo".

Al momento, non si sa che fine hanno fatto le sette navi e gli aiuti che contengono.

Le sette navi predate da Israele in acque internazionali sono: una nave cargo kuwaitiana battente bandiera del Kuwayt e della Turchia; una nave cargo finanziata dall'Algeria; una nave cargo finanziata dalla Svezia e dalla Grecia; una nave cargo dell'Irlanda, del "Free Gaza"; tre navi passeggeri, tra cui: la "8.000", dal numero dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e quella turca "Mavi Marmara", dove si è consumato l'assassinio di almeno dieci passeggeri, per lo più turchi.

A bordo di queste navi si trovavano complessivamente 750 paseggeri, da oltre 40 Paesi, tra cui 44 personalità europee ed arabe della politica e della cultura (anche 10 parlamentari algerini); il carico era composto da oltre 10.000 tonnellate di aiuti medici e materiali da costruzione, tra cui 100 casette prefabbricate per aiutare chi non ha più una casa e 500 carrozzelle elettriche per aiutare chi è rimasto invalido dopo l'aggressione sionista dell'inverno 2008-2009 che ha lasciato dietro di sé circa 1.400 morti e migliaia di feriti, tra cui centinaia di mutilati ed invalidi.

07/06/2010 www.infopal.it

Ecomafie, Verona è terza nel Veneto per abusi edilizi


Verona. Verona è al 63° posto in Italia per quello che riguarda il numero di reati commessi contro l'ambiente. È il dato che emerge dal rapporto Ecomafie, della Legambiente che analizza in 417 pagine lo stato della lotta ai reati contro l'inquinamento dell'aria, acqua, rifiuti ed edilizia in tutto il Belpaese. Nel 2009, nella nostra città sono state accertate 133 infrazioni e la 63. posizione è poco sopra la metà classifica dei 110 capoluoghi di Comuni.
In realtà, la situazione dell'illegalità ambientale in Italia non volge certamente al meglio. E, in termini di sicurezza, questi tipi di reati potrebbero presto prendere il sopravvento. In un anno gli arresti sono passati da 221 a 316 con un aumento del 43%. Sono cresciute anche le persone denunciate (+33,4%) e i sequestri (+11%). Aumenta anche il numero dei reati accertati in tutta Italia, passati dai 25766 del 2008 ai 28586 del 2009 con un incremento dell'11%.

TRAFFICO E SMALTIMENTO DI RIFIUTI. Nella nostra provincia, le infrazioni accertate nel campo dello smaltimento degli inerti nel 2009 sono state 22 con altrettante persone denunciate e sei sequestri dia aziende. Verona in Veneto occupa la terz'ultima posizione davanti a Belluno e Rovigo le due province più piccole della Regione. A livello nazionale, la nostra provincia si colloca al 69° posto. Nel 2009, in Veneto, segnala il rapporto Ecomafia, le infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti sono passate dalle 164 dello scorso anno alle 243 di quest'anno con un 47% in più. Questo tipo di reati rappresenta, riporta Legambiente, una sorta di pozzo senza fondo che fa gola alle organizzazioni criminali come ha dimostrato il libro Gomorra di Roberto Saviano. Dall'ultimo rapporto relativo al 2006 a livello nazionale, rivelano gli ecologisti, «si evince un ammanco di 31 milioni di tonnellate, una mole impressionate, di rifiuti industriali scomparsi nel nulla. Una montagna, con base di tre ettari, alta 3100 metri quasi quanto l'Etna».

ABUSI EDILIZI. La nostra provincia occupa il 65° posto a livello nazionale per il numero di infrazioni accertate (28) sul nostro territorio. Nella nostra Regione, è terza dietro a Venezia con 48 situazioni irregolari e Vicenza con 41. A Verona, inoltre, sono state denunciate 39 persone e sono stati effettuati 9 sequestri. In Provincia, sui 1339 km quadrati c'è un abuso edilizio ogni 2,1 km.

A livello nazionale, la situazione è paradossale. Pur essendoci la crisi, le abitazioni abusive hanno subito un lieve decremento passando dalle 28mila del 2008 alle 27000 del 2009. Se si pensa che le abitazioni ultimate nel 2008 erano 316mila mentre nel 2009 sono state 280800, si capisce come il fenomeno dell'abusivismo edilizio resta in auge. E Verona ha 28 casi di irregolarità edilizie, sui quali non si può certo restare indifferenti.

di G.CH. L'Arena 08/06/2010

Giorgio Cremaschi: In pensione a 70 anni: misure di feroce stupidità sociale senza precedenti, prima di tutto contro le donne e i giovani

“Sulle pensioni si annuncia un massacro sociale che è frutto di vergognose scelte politiche (...)

mistificate da una scandalosa propaganda. Le misure in atto e in gestazione colpiscono con una brutalità senza precedenti le condizioni dei lavoratori.”
“Tutti lavoreranno subito da un anno a due in più, quindi oltre i 41 anni per le pensioni di anzianità e oltre i 66 gli uomini e i 61 le donne per quelli di vecchiaia.”
“E’ falso quindi che non si aumenti l’età pensionabile. Anzi, si allunga senza nessun guadagno sulla rendita dei lavoratori. Le misure poi dell’Unione Europea, chiaramente sollecitate dal governo italiano, producono un danno senza precedenti all’occupazione femminile.”
“Infine, le previsioni governative parlano dell’innalzamento per i giovani dell’età pensionabile fino a 70 anni. Siamo a misure di una ferocia e stupidità sociale senza precedenti, che colpiranno prima di tutto le donne e i giovani.”
“E’ bene inoltre ricordare che queste misure mettono già ora in crisi centinaia di accordi di ristrutturazione, perché rendono impossibile in molti casi il passaggio dalla mobilità alla pensione.
Si confermano e si rafforzano le ragioni di uno sciopero generala contro un attacco senza precedenti allo stato sociale.”

Rete 28 Aprile

06 giugno 2010

'Mavi Marmara', l'autopsia conferma: furono giustiziati.

The Guardian, Wafa'. "Gli hanno sparato da molto vicino, sono stati giustiziati (...). Sui corpi delle nove vittime, sono stati ritrovati trenta colpi di arma da fuoco. A cinque hanno sparato in testa". Queste sono le conclusioni di Yalcin Buyuk, vice presidente del Consiglio medico forense turco.
A Ibrahim Bilgen, 60 anni, hanno sparato quattro colpi: tempia, petto, fianco e schiena.
A Fulkan Dogan, 19 anni, cittadino statunitense, hanno sparato a circa 50 cm di distanza: faccia, schiena, testa, due volte nelle gambe.
Quattro colpi sono stati sparati su due delle vittime.
Cinque corpi hanno riportato spari al cranio e alla schiena.
La media calcolata: i soldati israeliani hanno sparato a una persona al minuto. C'è chi è stato assassinato a distanza ravvicinata, qualcun altro è stato preso di mira, cosicché gli hanno sparato in mezzo agli occhi. Numerosi sono i feriti, mentre sei attivisti risultano dispersi.
Questi risultati rappresentano un altro imperativo: pretendere da Israele che si sottoponga a un'indagine internazionale.
Le modalità con cui i commando israeliani hanno consumato il loro crimine suggeriscono idee fin troppo studiate, premeditate e selettive. Israele, come di consueto, risponde con la propria ironia assassina: "Il fatto che i nostri soldati abbiano sparato un elevato numero di pallottole non significa che non si trovassero effettivamente in pericolo; la loro resta auto difesa". Affianco all'indignazione per l'attacco dello scorso lunedì in acque internazionali e oltre ai timori che accompagnano il viaggio della "Rachel Corrie", i risultati delle autopsie infuocano ulteriormente il clima generale delle società civili nel mondo. E già si organizzano manifestazioni di condanna in varie città davanti ambasciate e consolati di Israele.
Il dott. Haluk Ince, presidente del Consiglio medico forense di Istanbul, ha dichiarato che solo in un caso si è estratto un unico colpo di arma da fuoco (sparato in fronte), mentre sul resto delle vittime sono stati rilevati numerosi colpi. I proiettili rinvenuti su tutti i corpi erano di 9 mm di calibro. "Tutti i proiettili erano intatti. Ai fini dell'autopsia, questo è un dato rilevante perché se il proiettile penetra in modo diretto resta intatto. Quindi hanno sparato direttamente alle vittime, con l'intenzione di assassinare".
In un'intervista rilasciata al sito di informazione israeliano "Ynet News", un soldato delle unità che hanno attaccato la nave turca Mavi Marmara ha raccontato di essersi trovato più volte davanti alla minaccia di coltelli e spranghe.
"Sapevamo che erano attivisti non violenti... anche se pretendevano di rompere l'assedio su Gaza... tuttavia, non abbiamo trovato alcuna resistenza passiva. Chiunque era pronto ad assassinarci. Abbiamo incontrato terroristi...".
www.infopal.it

Angela Lano: «Ci hanno intimiditi e minacciati»


di Tommaso DiFrancesco
Raggiungiamo, ancora per telefono a Istanbul, Angela Lano, giornalista e attivista dei diritti umani, mentre passa i controlli dell'aeroporto prima di partire per Roma.

Che cosa è accaduto e come hai vissuto i momentii dell'arrembaggio?
È accaduto che la notte del 1° di giugno siamo stati circondati, eravamo tutti insieme. Dal giorno precedente tutte le imbarcazioni viaggiavano insieme a distanza per vederci l'un con l'altra molto bene, procedendo in acque internazionali diretti a Gaza. Quando verso l'una e mezza le navi militari israeliane hanno iniziato ad avvicinarsi a noi. Noi nella nostra barca, la «Ottomila» greca, abbiamo iniziato ad organizzarci: gli attivisti con una resistenza non violenta a protezione della cabina di comando, noi giornalisti da un'altra parte, tutti insieme, per cercare di riprendere il più possibile. L'arrembaggio è arrivato verso le 4-4,30. Nel frattempo il capitano ha ricevuto continue chiamate dalle navi da guerra israeliane, minacce, «fate dietrofront altrimenti vi attacchiamo», «siete in acque israeliane». E il capitano, giustamente, continuava a dire: «siamo in acque internazionali, lasciateci andare avanti». Alle 4.30 sono arrivati, sono piombati su tutti noi, eravamo circa a 75 miglia lontano dalla costa di Gaza, quindi totalmente in acque internazionali. Sono arrivati con gli Zodiac, imbarcazioni militari velocissime piene di soldati mascherati, vestiti di nero, che urlavano. Una scena assolutamente inquietante, da film dell'orrore, e hanno dato l'assalto alla nostra barca. Nel frattempo abbiamo visto che anche le altre erano assaltate. Ci siamo precipitati verso la cabina di comando dove gli attivisti si erano messi tutti intorno, legandosi, tenendosi per le braccia. Li hanno colpiti, hanno sparato, hanno buttato bombe al suolo, hanno usato tutta la violenza possibile, per cui hanno rotto questo abbraccio non violento, sono penetrati nella cabina di comando. Mentre alcuni colleghi che riprendevano da vicino con le telecamere si sono ritrovati i mitra puntati contro la faccia, per cui hanno tirato via la telecamera. Il capitano è stato malmenato, preso a pugni, calci, ferito alla testa, anche altri dell'equipaggio. Così hanno preso il comando della barca.

A questo punto che cosa avete fatto e come siete stati trattati?
Siamo stati trattati male. Siamo stati messi tutti insieme sul ponte, messi a sedere con la forza, non abbiamo potuto prendere niente se non medicine e passaporti. Tra l'altro, da quella zona in acque internazionali al porto israeliano di Ashdod ci sono volute 8 ore di viaggio. Otto ore siamo stati lì, prevalentemente sotto il sole, non ci si poteva muovere, andare al gabinetto uno per volta, appena uno si alzava si trovava il mitra puntato: «Siedi». Diciamo che il clima era allegro perché gliene abbiamo dette di tutti i colori. Gli attivisti si sono scatenati dicendo: «Così vi comportate da nazisti, voi che siete le vittime dell'Olocausto». E devo dire che, veramente, sembravano squadracce della morte in stile latino-americano. Violentissimi. E giovanissimi.

Qualcuno spiegava le ragioni della vostra iniziativa?
Sì continuamente. Ma nessuna parlava con noi. Addirittura abbiamo ricordat dell'esperienza dei refusmik nell'esercito: «Rifiutatevi anche voi di fare queste cose». Niente. Muri di gomma.

Arrivati a Ashdod, che è successo?
La nostra nave è arrivata tra le prime e tra le prime a sbarcare, perché quella turca è stata tenuta in mare per delle ore, sotto ostaggio. Fra l'altro abbiamo dovuto lasciare tutto, tutto. Tutte le nostre valigie, le telecamere, macchine fotografiche, le cassette con tutto il girato, i nostri documenti. Io ho perso tutto. Mi hanno rubato un sacco di soldi, carte di credito, occhiali, il cellulare. Ci hanno rubato tutto. All'aeroporto stamattina, a Istanbul, non abbiamo trovato nulla. Comunque, appena arrivati a Ashdot abbiamo trovato un tendone enorme, evidentemente organizzato da giorni, con dentro militari, tipi dei servizi segreti. Siamo passati da un desk all'altro, ci hanno preso le impronte, ci hanno intimidito, fotografato, sbeffeggiato. «Adesso finite in galera, lo sapete?, ci starete anni. Proprio così...Firmate, ammettete di aver violato il diritto israeliano, firmate». Noi abbiamo detto «no». Nessuno di noi ha accettato, tutti abbiamo detto: «no, siete voi che avete violato il diritto internazionale, ci avete rapiti. Non firmiamo». E siamo andati via. «Allora finite in galera», va bene, finiamo in galera. Pace. Così è stato. Voglio aggiungere che stamattina abbiamo saputo che l'Italia ha votato no alla richiesta di una indagine fatta dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu. Di questo ci vergognamo. Gli attivisti italiani per portare aiuti umanitari e i giornalisti per coprire la notizia hanno rischiato la vita. E ci ritroviamo un paese, come dire, disumano.

il manifesto
04/06/2010