12 giugno 2010

Missili e radar, lo Scudo trasloca nel Golfo persico

di M. Dinucci
«La nuova architettura anti-missile risponde in modo più appropriato all'odierna minaccia proveniente dall'Iran», aveva detto il Segretario alla Difesa, Robert Gates, spiegando la svolta di Barack Obama rispetto alla strategia del suo predecessore George Bush che, per lo scudo contro i missili balistici, aveva puntato su Polonia e Repubblica Ceca provocando l'irritazione di Mosca. L'amministrazione Obama vuole invece rafforzare militarmente i paesi arabi del Golfo, in vista di un raid (israeliano o israelo-americano) contro le centrali atomiche iraniane ancora più vicino dopo le nuove sanzioni varate contro Tehran.
La Casa Bianca intende perciò creare nel Golfo una barriera antimissile in grado di «contenere» la reazione di Tehran. In questa ottica si legge la vendita approvata dalla Casa Bianca del gioiello di famiglia, ossia del sistema anti-missile Thaad (Lockheed Martin) agli Emirati arabi uniti che verseranno nelle casse statunitensi 7 miliardi di dollari. La Defense Security Cooperation Agency ha precisato gli Eau compreranno 147 missili Thaad in grado intercettare e abbattersi sugli «ordigni balistici nemici», oltre a quattro radar, sei centri di controllo, unità di comunicazione e rampe di lancio. Ma la «difesa» degli Emirati e degli altri paesi alleati nel Golfo alla quale stanno lavorando gli Stati Uniti prevede l'impiego in quella regione anche dell'unità radar a lunghissimo raggio An/Tpy-2 (Raytheon) in grado di individuare e seguire i missili «nemici» subito dopo il lancio. Il super radar nel Golfo peraltro opererà in coordinamento con quello americano in funzione già dal 2008 nella base aerea di Nevatim, in Israele, uno dei segmenti strategici dello scudo anti-missile perché consente di raddoppiare e anche triplicare il raggio di azione con cui Tel Aviv può individuare, inseguire e intercettare i missili sino ad una distanza di 2.900 miglia. La «sinergia» Golfo-Israele viene tenuta per il momento nascosta per ragioni di opportunità politica.
L'Amministrazione Obama vuole un sistema integrato di difesa antimissile, in funzione anti-iraniana, fondato sulla più alta tecnologia militare statunitense. L'agenzia di stampa americana Upi riferisce che Washington ha anche deciso di vendere a Baghdad un certo numero di Fighting Falcons F-16, uno dei più potenti jet da combattimento in servizio nel mondo. Gli aerei, ha spiegato il comandante delle forze di occupazione Usa in Iraq Ray Odierno, verranno consegnati agli iracheni dopo il ritiro dei soldati americani previsto alla fine del 2011. L'Iraq post-Saddam Hussein, controllato da Washington, è pronto a spendere miliardi di dollari per ricostruire le forze armate e dotarsi di una forte aviazione. Inizialmente aveva chiesto agli Usa 18 F-16, adesso ne vuole 96. Da parte loro gli Usa hanno autorizzato Baghdad a costruire entro il 2020 una forza aerea di 350 velicoli e 20mila uomini.
il manifesto 10/06/2010

10 giugno 2010

Verona, il terzo Veneto


di S. Canetta - E. Milanesi
Poteri forti e maxi-appalti
Lo scontro tra la Lega di Tosi e gli ex finiani del Pdl, la Compagnia delle Opere che trasferisce il suo quartier generale. E perfino la cordata autonomista del Trentino per i treni ecologici anti-tir. Scontri di potere all'ombra degli investimenti per la Milano del nord-est

La metamorfosi del «terzo Veneto» si impasta un po' come i pandori o la politica del centrodestra. Verona è sempre proverbialmente una città matta, tanto da nutrire ambizioni faraoniche che calamitano interessi di ogni tipo. Così si innesca la guerra sotterranea fra la Liga di governo del sindaco Flavio Tosi e il Pdl degli ex finiani, i fratelli Giorgetti. Intanto il risiko delle banche fa da contraltare ai maxi-appalti che si profilano all'orizzonte.
Verona era stata rivoluzionata così soltanto dai Mondiali di calcio, utili a spianare la terza corsia dell'autostrada A4 come a ridisegnare la viabilità in funzione dello stadio o a rendere moderno l'aeroporto di Villafranca. Ma era l'epoca del pentapartito travolto dalla Tangentopoli locale, nonostante il «megafono» di Telenuovo. Adesso si replica con il tandem Lega-Pdl che sventaglia i poteri forti, le imprese di riferimento, la potenza del federalismo declinato con la cassa di Roma e Venezia. Non a caso, a Verona si è trasferito anche il quartier generale della Compagnia delle Opere, più vicina alla Lombardia di Formigoni e meno vincolata alle leadership d'altri tempi.
È ancora una volta l'urbanistica a pianificare il futuro della «Milano del Nord Est»: maxi-progetti, mega-riqualificazioni, investimenti più che miliardari. Verona si prepara a cambiare pelle, ma dietro la facciata si è già aperta la faida nel cuore del centrodestra. Al municipio spetta il governo delle linee-guida, ma il sindaco deve giocoforza fare i conti con l'orgoglio della destra tradizionale passata al doppiopetto delle stanze dei bottoni. Tosi, il leghista doroteo, ha costruito con pazienza un sistema per molti versi alternativo a quello di Marca del neogovernatore Luca Zaia. I berlusconiani replicano con Davide Bendinelli, classe 1974, uomo del senatore Aldo Brancher ed ex sindaco di Garda: alle Regionali ha incassato 24.580 preferenze, che però non sono bastate a diventare assessore. Da Alleanza nazionale arrivano, invece, i fratelli Giorgetti. Alberto è sottosegretario del ministro Tremonti, ma sulla carta controlla anche il Pdl del Veneto come coordinatore designato da Berlusconi. Massimo, invece, è stato confermato assessore regionale, con la ghiotta delega dei lavori pubblici in cambio della cessione dell'agricoltura ai leghisti.
A Verona nel Pdl hanno cominciato a scavare le trincee sul buco di 25 milioni nella sanità regionale. «Una polpetta avvelenata per Zaia» tuonano i fedelissimi del governatore leghista che in un batter d'occhi ha firmato il decreto che ripiana il deficit. Replica piccato il sottosegretario Giorgetti: «La correzione al bilancio è prassi ordinaria per le Regioni. E un problema noto da tempo a Zaia, che sarebbe dovuto intervenire in modo tempestivo. Risultano stupefacenti dichiarazioni di politici che hanno amministrato la sanità veneta negli anni scorsi prevedendo sistematici ripianamenti di bilancio con manovre tributarie milionarie eliminate grazie all'iniziativa di Galan. L'impressione è che la Lega si stia lanciando all'arrembaggio delle infrastrutture e della finanza, con Tosi protagonista "elitrasportato" nelle assemblee di alcuni istituti finanziari, ed ora della sanità».
Ostilità conclamata. Ma i riflettori di Verona devono continuare ad illuminare la nuova frontiera del Quadrante Europa. Bisogna respingere l'assalto di Trento e rafforzare la "piattaforma" all'interno del corridoio 5, e ricominciare, davvero, a far girare betoniere, gru, cantieri come una volta. Geograficamente strategica, la città ha cominciato a coltivare il mercato dell'ortofrutta accanto alle fiere di prestigio. Fino a diventare il fulcro della movimentazione di ogni tipo di prodotto.
La Verona business oriented è delimitata dal perimetro che definisce il più importante crocevia del Nord italia: Padania sono le autostrade del Brennero e della Serenissima, ma anche i binari dell'alta velocità e dei convogli merci che corrono paralleli verso il nord Europa o da Milano a Venezia. A due passi c'è l'aeroporto Catullo di Villafranca, hub per cargo oltre che per il turismo da charter. Quadrante Europa genera un traffico mastodontico: intermodalità in pista da decenni, il marchio di fabbrica di Verona che svetta non solo a livello nazionale e non teme confronti internazionali.
Numeri impressionanti: 4.500 addetti più l'indotto; oltre 5 milioni di tonnellate movimentate all'anno; un centinaio di aziende incorporate con 90 spedizionieri che fanno base nei 2,5 milioni di metri quadri occupati dal Quadrante. Il futuro prepara il raddoppio dell'industria logistica, perché sono disponibili altri due milioni di metri quadri verso nord e verso ovest. E' un volume di cemento, asfalto e ferro da far impallidire il Passante di Galan o il Mose del Consorzio Venezia Nuova. Una perfetta calamita finanziaria che terremota gli stessi assetti delle banche. Un'occasione irripetibile per l'esercito dei costruttori che già fiuta appalti decennali. Un immenso affare immobiliare, che a Verona metterà in rotta di collisione le diverse anime del centrodestra.
Come se non bastasse dal Trentino del presidente Lorenzo Dellai arriva minacciosa la concorrenza spietata della cordata "autonomista". Vogliono preservare le montagne dalla processione infinita di Tir e quindi sono pronti a imbarcare tutto oltre confine sui treni ecologici. L'Interporto di Trento (controllato dalle due Province federate) ha messo in cantiere quattro «piattaforme intermodali» tutte nel Veronese: veri e propri avamposti logistici a Domegliara (terminal ferroviario Valpolicella), Nogara, Isola della Scala e Sommacampagna. Significa letteralmente cingere d'assedio e svuotare il Quadrante Europa, insieme al traffico sulla Modena-Brennero.Un altro affare declinato con un piano finanziario e industriale alternativo a quello immaginato in piazza Brà.
Sul fronte ovest, Verona cerca di respingere l'assalto di Brescia che è riuscita a scippare il controllo dell'autostrada Serenissima. «Perdita strategica» confermano gli scaligeri. Il direttore Carlo Lepore ha dovuto lasciare la poltrona a Bruno Chiari, espressione dei lombardi. Tant'è che il presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, altro uomo ex An, promette di vendere cara la pelle: «La nomina non è stata condivisa. La situazione è di una gravità estrema. Darò mandato a chi mi rappresenta nel Consiglio di amministrazione: sono pronto a combattere».
E così, non rimane che puntare sulle tangenziali di casa, cantierando il traforo delle Torricelle, vera e propria autostrada che «buca» la collina sopra l'Adige. Un nastro di asfalto lungo 11 chilometri (quattro sotto terra) ramificato in 5 svincoli che chiuderà il «raccordo anulare» di Verona, pronto per il 2012. Ma dal municipio si può anche "accompagnare" la riqualificazione»dell'area ex Cartiere, un affare che tiene insieme banche e costruttori. Si tratta di un investimento da 200 miloni di euro in cambio della possibilità di «colare» un mega centro commerciale: 3 mila metri quadri, 70 negozi, 12 ristoranti e un multisala per 3 mila spettatori.
il manifesto
08/06/2010

Sinistra Critica e Attac contro il CIE (centro di identificazione ed espulsione) e per i diritti dei migranti


Comunicato stampa

Negli utlimi giorni si sono susseguite notizie e prese di posizione circa l'ipotesi, sempre più concreta, di costruzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione per migranti nel territorio della provincia di Verona.
Sinistra Critica e Attac, che hanno partecipato alla manifestazione dei migranti di sabato 5 giugno scorso, esprimono la più netta opposizione al progetto. In particolare tali centri di detenzione costituiscono una drammatica lesione dei diritti e della dignità dei migranti. Una detenzione amministrativa che può durare fino a 6 mesi, in condizione di costante e terribile sovraffolamento, in cui sovente si registrano abusi da parte delle guardie o atti di autolesionismo, è indegna di un paese civile e di uno stato di diritto. I CIE (ex CPT) rappresentano unitamente al reato di clandesitinità, una chiara espressione di quel razzismo istituzionale portato avanti dal governo Berlusconi così come dal sindaco Tosi (non a caso condannato per propaganda razzista) che legittima, di fatto, la violenza xenofoba e lo sfruttamento selvaggio della forza lavoro migrante.
Ricordando come tali centri di detenzione siano stati concepiti dalla legge Turco Napolitano, riteniamo ipocrita la presa di posizione espressa dal Partito Democratico che nelle amministrazioni locali, in diverse città (Parma o Padova, ad esempio) in nome della sicurezza, applica politiche repressive e razziste. Ed infatti, la contrarietà del PD si è espressa a partire dal "disagio che il CIE arrecherebbe ai cittadini" e non dal vulnus democratico che esso effettivamente costituisce.
Sinistra Critica e Attac sono a fianco dei migranti oggi, come il primo marzo, per i diritti di cittadinanza, per la dignità del lavoro e contro ogni razzismo.
Sinistra Critica - Attac


PADOVA 10 giugno :::: Presentazione del 27° CAMPEGGIO INTERNAZIONALE

PRESENTAZIONE DEL 27° CAMPEGGIO INTERNAZIONALE Anticapitalista,Rivoluzionario,Femminista.
--- Perugia - dal 24 luglio al 30 luglio ---

PADOVA ::: Giovedi 10 giugno 2010,ore 18.30, in atrio del Paolotti alle macchinette

Dal 24 al 30 luglio si terrà a Perugia il 27 campeggio internazionale rivoluzionario femminista d ecologista organizzato dalla IV internazionale e promosso in Italia Da Sinistra Critica.
Nel momento in cui più pesantemente nel nostro Paese si sentono gli effetti della crisi del capitalismo e delle politiche neo liberiste del governo Berlusconi, questo campeggio in Italia acquisisce un’importanza particolare. Un’occasione concreta per discutere, confrontare lotte ed esperienze, per progettare campagne contro la crisi, la guerra, la precarietà, la privatizzazione dei beni comuni e l’istruzione, così come sui temi di genere e lgbt. Un momento importante per chi è impegnat@ nei movimenti sociali e nei comitati territoriali, nelle scuole e nelle università e nella costruzione di una sinistra anticapitalista europea, senza se e senza ma, alternative alle destre ma anche alla cosiddetto “sinistra” liberista. Ospitare in Italia questo appuntamento si rivela un’occasione importante per tutt* quell* che non si arrendono alle derive autoritarie e razziste del governo Berlusconi, ai licenziamenti, alla mercificazione di ogni diritto e bene essenziale, non rinunciando mai a costruire nei e coi movimenti sociali un’alternativa di società, una rivoluzione. Solidarietà internazionale, femminismo, ecologismo, giovani e movimenti sociali, strategie, migranti, scuola e università, marxismo, antifascismo, beni comuni, guerra, precarietà, lgbt, saranno i temi al centro dei 7 giorni. Un campeggio totalmente autogestito dai partecipanti, per provare a dimostrare, anche se nel piccolo e per poco tempo, che un altro mondo oltre che necessario è possibile, e che sono possibili altri tipi di relazioni umane, di divertimento, di gestione degli spazi comuni. All’interno del campo è prevista la presenza di uno spazio femminista e uno lgbt, che permetteranno l’approfondimento, il confronto e l’autorganizzazione di soggetti che vivono condizioni di oppressione specifiche, quella di genere e quella sessuale: due spazi per rimettere in discussione categorie imposte dalla società … e ancora workshop, forum,formazioni,meeting e feste tutte le sere, tra quei quella donne e quella lgbt. ALLEGRIA E LOTTA!
SinistraCriticaPadova
www.sinistracriticaveneto.blogspot.com
padova.sinistracritica@gmail.com

08 giugno 2010

La moda dei soldati israeliani


Una maglietta col disegno di donna musulmana incinta al centro di un mirino e la scritta 'un colpo due morti'. Questa la nuova moda fra i soldati dell'Esercito di difesa israeliano (Idf).
www.peacereporter.net