06 settembre 2010

Chianciano 23-26 settembre: SEMINARIO NAZIONALE DI SINISTRA CRITICA


La crisi non è terminata e non terminerà molto presto. Dopo la fase delle bolle speculative e dei salvataggi finanziari è invece arrivata quella del "massacro sociale" con la prima finanziaria "europea" della storia. Il fronte delle classi dominanti di tutta Europa ha deciso di far pagare tutto il conto della crisi ai lavoratori e alle lavoratrici e la manovra finanziaria di Berlusconi e Tremonti, quella conservatrice di Merkel e Cameron, quella "progressista" di Zapatero, hanno tutte lo stesso segno: una "guerra di classe" i cui effetti non sono ancora del tutto visibili.
La crisi non è un incidente atmosferico o una calamità naturale. Ha precise ragioni, una sua logica interna e produce effetti sociali dirompenti. Il seminario di Sinistra Critica - che quest'anno si tiene a Chianciano, in Toscana - vuole cercare di capire cos'è davvero la crisi e indagare meglio e da vicino com'è fatto oggi, cosa pensa, cosa può proporre quel soggetto di classe di cui c'è un disperato bisogno. Capire la crisi, capire il soggetto che deve combatterla, immaginare vie d'uscita anche sul piano di proposte alternative alla logica dominante.
Il seminario si articolerà attorno a relazioni unitarie tenute in plenaria e poi a workshop diversi in un programma ampio e differenziato in cui uno spazio preciso sarà garantito alla lettura di genere della crisi e alla necessità di cimentarsi con un soggetto della trasformazione che è composto da identità differenti.

Il seminario si svolgerà presso l'hotel Santa Chiara di Chianciano. Il costo del seminario è di:
120 euro per tre giorni in pensione completa a persona
90 euro per due giorni in pensione completa a persona
50 euro per un giorno in pensione completa a persona

Per le stanze singole è previsto un supplemento

Sarà attivo un servizio di baby-sitting; chi desidera usufruirne lo comunichi al momento della prenotazione

Per prenotarsi scrivere a: daniele.dambra@gmail.com

PROGRAMMA

Il nuovo numero di ERRE: UN' EXIT STRATEGY DALLA CRISI


UN'EXIT STRATEGY DALLA CRISI

EDITORIALE (Salvatore Cannavò)

PRIMO PIANO
Israele senza limiti (Piero Maestri)

TEMPI MODERNI
Senza se e senza spa (Emiliano Viti)
Privacy di classe e bavaglio al conflitto (Checchino Antonini)
Prove di autorganizzazione (Massimo Lettieri e Gigi Malabarba)
La sinistra e la lotta alla mafia (Intervista a Umberto Santino di Gennaro Montuoro)

FOCUS
E' possibile una soluzione alla crisi? (Marco Bertorello e Danilo Corradi)
Il dibattito sul saggio di profitto (Michel Husson)
Il lavoro delle donne (Lidia Cirillo)

IDEEMEMORIE
L'eredità di Trotskij (Antonio Moscato)
Sanguineti, il materialismo erotico, il canone antagonista (Antonio Montefusco)
Di nuovo a Reggio Emilia / Di nuovo là in sicilia (Diego Giachetti)
Libreria

CORRISPONDENZE
L'india alla conquista di un ruolo mondiale (Antonio Moscato)
Le rivolte del Sudafrica (Peter Dwyer e Leo Zeilig)

Per richiedere questa copia scrivi a scverona@gmail.com

Per abbonamenti: abbonamento ordinario 25 euro (6 copie), sostenitore 50 euro. versamenti su ccp 65382368 intestato a Edizioni Alegre soc. Coop. giornalistica 00176 Roma.

05 settembre 2010

Perchè le nostre vite valgono più dei loro profitti!


Il testo del volantino distribuito da Sinistra Critica ai cancelli della Fiat di Melfi

Agli operai della Fiat, così come ai tanti lavoratori, dall’Eutelia ai cassaintegrati dell’Asinara e della Natuzzi, viene chiesto di adattarsi alla logica d'impresa, ai suoi tempi, ai suoi ritmi e ai suoi interessi, cioè al duro sistema capitalista. Chi protesta o dice di no viene bollato come conservatore se non accusato di sabotaggio. E’ questo il progetto di Marchionne a cui i lavoratori e le lavoratrici della Fiat si sono opposte e non hanno abbassato la testa. Un'azienda che mentre parla di etica e di diritti non ha remore a chiedere l'aiuto dello Stato per la Cassa integrazione o gli incentivi pubblici in Serbia, Brasile e negli stessi Stati Uniti. Un'ipocrisia a cui non intendiamo rassegnarci!

In questi ultimi mesi i lavoratori, a cui va la nostra piena solidarietà, sono riusciti a resistere. A Pomigliano, di fronte all’imposizione delle condizioni di lavoro e ritmi da padrone delle ferriere dell’800 e di fronte a una terribile pressione, il 40% dei lavoratori con il No all'accordo firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, sostenuto dal governo e dalla stragrande maggioranza dei partiti, ha impedito il plebiscito voluto dalla Fiat, dimostrando che si può resistere e provare anche a vincere!

Dopo i licenziamenti a Mirafiori, a Termoli e Pomigliano è stata la volta della rappresaglia della Fiat anche a Melfi. Le mobilitazioni per difendere i propri diritti non solo hanno portato al licenziamento di tre lavoratori, ma addirittura, dopo la sentenza del tribunale per il loro reintegro, Marchionne per nulla intimorito continua la lotta padronale con l’unico scopo di smantellare i contratti collettivi e fare profitti. Infatti nell’ultimo anno la Fiat:
- ha distribuito 260 milioni di euro di dividendi agli azionisti;
- ha aumentato per il 40% i compensi per gli alti dirigenti;
- ha concesso bonus milionari per Marchionne (che arriva a 5,6 mln l’anno) e per i super manager.

Tutto questo a discapito dei lavoratori che creano, con la loro fatica, con turni e ritmi massacranti tutta la ricchezza della Fiat (179 mln di utili nel secondo trimestre del 2010 e ricavi cresciuti del 12,5% per un valore di 14,8 miliardi di €); lavoratori ai quali non viene riconosciuto nessun aumento di salario, la corresponsione di nessun premio di risultato, se non il ricatto di mantenere i siti produttivi solo a condizione di un lavoro senza diritti e quasi da schiavi.

Il plebiscito voluto dalla Fiat a Pomigliano è mancato, la resistenza e il coraggio di
voi lavoratori di Melfi rimettono al centro il vostro protagonismo
. Serve la più ampia autorganizzazione e unità di tutte le lotte per un nuovo conflitto sociale della classe lavoratrice, organizzato dal basso che costruisca una effettiva radicalità per riconquistarsi la propria vita e i propri diritti: di tutti i lavoratori, pubblici e privati, italiani e migranti; anche contro le paralisi e il boicottaggio provocato dagli apparati sindacali filo aziendali e di un ceto politico complice.

Oggi cerchiamo di lavorare per un'alleanza di forze, politiche e sociali, che pensino l'esatto opposto di quanto propone Marchionne, che pensino che bisogna ridurre i profitti e aumentare i salari, rilanciare la scuola pubblica, difendere le pensioni e lo stato sociale, costruire una prospettiva ecologista per la salvaguardia dell’ambiente per il futuro, affrontare la crisi andando a prendere le risorse là dove ci sono, anche rendendo pubblici alcuni punti nevralgici dell'economia.
E’ necessaria un'alleanza alternativa a Berlusconi, ma anche a Marchionne e alla Confindustria. La sinistra italiana può rinascere se affronta questa sfida.

Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista

Uribe ha tradito la Colombia


di Stella Spinelli
Tradimento della patria. E' questa la nuova accusa piombata sull'ex presidente Alvaro Uribe a un mese dalla sua dipartita. A rivolgergliela, dati alla mano, l'autorevole Ong colombiana Ccajar, Corporación Colectivo de Abogados José Alvear Restrepo. Giovedì due settembre, di fronte al Parlamento, l'associazione ha puntato il dito contro il fautore di sicurezza democratica e militarizzazione a ogni costo per quella decisione presa negli ultimi mesi del suo doppio mandato di concedere a un paese straniero, gli Stati Uniti d'America, di installare sette basi in territorio colombiano.

"Stiamo lavorando a una denuncia penale perché l'accordo sulle basi militari firmato dal governo Usa lede profondamente la sovranità nazionale", ha spiegato ai deputati Luis Guillermo Pérez, rappresentante della Ong. "Il presidente ha violentato la Costituzione", ha aggiunto, riferendosi all' "Accordo complementare per la Cooperazione e l'assistenza tecnica in Difesa e Sicurezza fra governo della Repubblica di Colombia e governo degli Stati Uniti d'America". Si tratta del documento firmato il 31 ottobre 2009, sottocritto dagli allora ministri degli Esteri, della Difesa e degli Interni, rispettivamente Jaime Bermúdez; Gabriel Silva e Fabio Valencia. Dall'altra parte solo l'ambasciatore Usa a Bogotá, William Brownfield.

Una firma arrivata nonostante il Consiglio di Stato avesse consegnato a Uribe un documento nel quale lo metteva in guardie sull'illegalità di molti punti e sull'irregolarità della procedura. Una decisione simile non spettava all'Esecutivo, ma andava presentata prima al Parlamento, che avrebbe dovuto avere il tempo di discuterla e votarla. Avvertenze, queste, completamente ignorate dall'allora presidente.
Anche allora, il Ccajar si appellò alla Corte Costituzionale, la quale si espresse in linea con il Consiglio di Stato: solo il Legislativo aveva la facoltà di esprimersi su casi simili.

Così, il 17 agosto scorso, è arrivata la decisione definitiva: la Corte Costituzionale ha invalidato l'accordo grazie al voto di sei magistrati su nove. Ed è tutto da rifare. Il governo, se vorrà cimentarsi in un gioco simile, dovrà rivolgersi per forza alle camere che avranno l'ultima parola.

Agendo in un modo tanto sprezzante della Magna Cartha, Uribe non solo ha compromesso l'integrità nazionale, ma ha anche agito contro gli interessi della Colombia, cedendo porzioni strategiche dello spazio aereo, marittimo e dello spettro elettromagnetico agli Usa. "Alvaro Uribe Velez ha commesso quello che il Codice Penale del nostro paese chiama delitto di tradimento della patria, che include l'aver pregiudicato l'integrità nazionale e il tradimento diplomatico", parola di Pérez. Il giurista ha infine precisato che le cause saranno intentate anche contro i tre ministri firmatari, corresponsabili. L'ennesima eredità uribista.

www.peacereporter.net

Agosto 2010: settanta palestinesi arrestati ad Hebron, numerosi sono studenti

Al-Khalil (Hebron) - Infopal. Al-Khalil è la città della Cisgiordania occupata in testa agli arresti effettuati nel mese scorso dalle forze d'occupazione israeliane.

Il dato complessivo è di settanta sequestri: 36 sarebbero cittadini tra studenti universitari ed altre figure legate all'istruzione.

Alcuni studiano all'estero e sono stati fermati ed arrestati al momento del rientro in Palestina; si riporta il caso di 'Abbas Suleiman al-'Amle, studente di legge in Marocco, e 'Adel Abu Ahmed Yousef, studente di Farmacia ad Abu Dhabi (Uae). Entrambi si troverebbero in detenzione amministrativa (prorogabile ad oltranza senza un'accusa).

Dodici sono i minori palestinesi arrestati nel governatorato di Hebron ad agosto scorso, attualmente detenuti tra Rimonim e 'Ofer.

www.infopal.it