02 giugno 2011

La Palestina che non t'aspetti in piazza a Milano

Piero Maestri
il manifesto Venerdì 17 Giugno 2011

In questi giorni a Milano si sta svolgendo l'evento «Israele che non ti aspetti», una kermesse propagandistica organizzata dall'Ambasciata israeliana in collaborazione con gli enti locali lombardi, per raccontare «un Israele diverso da quello di Stato interessato da un conflitto». Questa operazione - la prima del suo genere e che viene osservata con interesse dai siti filo-israeliani di tutto il mondo - ha un duplice significato: simbolico, affermando la «legittimità» dello Stato d'Israele di installarsi nel centro di Milano con i suoi moderni mezzi di propaganda, ma soprattutto concreto, perché il centro della kermesse è stato il Forum economico Italia-Israele che si è tenuto martedì scorso in piazza Affari a Milano, il giorno dopo il vertice Berlusconi-Netanyahu. Con questa Kermesse il governo israeliano si è proposto l'obiettivo di prevenire qualsiasi isolamento politico internazionale, passando attraverso un paese il cui governo e quasi tutte le forze politiche sono zelantemente schierate a difesa delle sue scelte e di rilanciare la collaborazione economica, commerciale, scientifica e militare, in particolare nei settori della tecnologia per la «sicurezza», la gestione delle risorse idriche - di cui Israele è maestro, grazie all'acqua sottratta ai palestinesi -, le risorse energetiche rinnovabili, la sanità e il welfare e così via. Un'operazione di propaganda che ovviamente è fondata sulla negazione: la negazione dell'esistenza dei palestinesi, delle responsabilità israeliane nel conflitto, per cancellare la memoria stessa della pulizia etnica che ha dato origine alla nascita dello stato di Israele e che perdura tuttora, della cacciata violenta degli abitanti della Palestina nel 1948-49, dell'espropriazione della loro terra, della soppressione dei loro diritti civili e dei più fondamentali diritti umani, della negazione del diritto dei profughi palestinesi al ritorno nella propria terra.
Ma anche la negazione dell'esistenza di un'«altra Israele», quella dei movimenti contro l'occupazione, dei giovani che manifestano contro il muro dell'Apartheid, dei refusnik, e naturalmente dei palestinesi che vivono in Israele, cittadini di serie B nella loro terra. Per fortuna a Milano si sono levati voci di dissenso e malgrado i tentativi di forze politiche di centrodestra e centrosinistra di ridurre le contestazioni alla Kermesse israeliana a violenze e distruzioni - a cui è seguito il silenzio dei molti per i quali senza violenze e scontri non c'è notizia - diverse sono state le iniziative del comitato «No all'occupazione israeliana di Milano» che si è formato nei mesi scorsi.
E così le bandiere palestinesi attraversano il centro di Milano: sabato scorso con un presidio di grande forza pacifica e simbolica con un «memoriale ai bambini di Gaza» e poi azioni dirette non violente di contestazione e controinformazione che hanno portato i colori palestinesi di fronte alla desolante e triste istallazione dei totem di piazza Duomo, poco frequentati e costretti a vivere dietro transenne e blindati, perché la verità non trovi spazio all'interno.
Sabato 18 giugno - concentramento alle ore 15.00 in largo Cairoli a Milano - sarà il giorno di una manifestazione nazionale, a cui invitiamo tutte/i quelle/i che non vogliono farsi prendere in giro dalle «eccellenze» israeliane, che vogliono contestare la «legittimità» della negazione dei palestinesi, che vogliono contribuire alla campagna di boicottaggio dell'economia israeliana lanciata dalla società civile palestinese contro l'apartheid israeliano - come fecero i neri del Sudafrica 30 anni fa. In fondo, voi avreste accettato un evento «il Sudafrica che non ti aspetti» mentre Mandela era ancora in carcere?

31 maggio 2011

Il voto dei ballottaggi accresce la crisi di Berlusconi

Nota dell'Esecutivo nazionale di Sinistra Critica

I risultati dei ballottaggi per le elezioni dei sindaci confermano e addirittura rendono ancora più forti i segnali del primo turno di 15 giorni fa.

È una decisa sconfitta per Berlusconi e la destra italiana, che accelera una crisi cominciata ormai quasi un anno fa e che renderà sempre più difficile la permanenza del governo Berlusconi, che in ogni caso non potrà più mantenere l’equilibrio attuale.

È una sconfitta prima di tutto per Silvio Berlusconi, per le sue strategie comunicative, per la sua attuale incapacità di rimanere in sintonia con la società italiana e persino con il suo elettorato, che lo ha abbandonato soprattutto nelle grandi città. Una sconfitta che mette a nudo gli scontri interni al PdL e con l’alleato leghista, anch’esso in gran parte punito da questo voto (l’elezioni solo al secondo turno e con uno scarto non cos’ deciso del sindaco di Varese è un segnale importante).

Il centrosinistra si riaffaccia così come “alternativa” elettorale alla destra – e in esso il PD riesce a riguadagnare voti e credibilità (malgrado debba incassare la sconfitta della sua strategia a Napoli).

La vittoria di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli mostrano con chiarezza che il “popolo di sinistra” ha scelto di tornare a votare e di farlo con maggiore partecipazione e speranza quando candidati e/o coalizioni rappresentano in qualche modo una novità ai soliti schemi del centrosinistra.

Queste settimane di campagna elettorale non hanno probabilmente rappresentato il segno che “il vento è cambiato”, ma hanno riacceso la speranza nella possibilità di battere Berlusconi e la destra: a Milano si vive un senso di “liberazione” per aver mandato a casa Moratti-DeCorato; a Napoli la parte migliore della città ha scelto di evitare di consegnare il governo ad una destra pericolosa, sconfiggendo anche la tendenza continuista del PD bassoliniano.

Sinistra Critica aveva scelto di partecipare a queste elezioni dove avavamo valutato ci fossero le condizioni per provare a mettere in campo proposte alternative alla destra e al centrosinistra social-liberista. In alcuni casi i risultati sono stati confortanti, in altri decisamente negativi. In ogni caso abbiamo scelto di partecipare al secondo turno dove si presentavano le condizioni per dare un colpo alla destra berlusconiana.

Questo non comporta in alcun modo che proveremo ora a salire sul carro del vincitore – come invece sembra fare una parte della borghesia milanese e non solo – ma che saremo ancor più attenti e conseguenti nella nostra opposizione a eventuali (probabili) politiche di privatizzazione, speculazione territoriale, riduzione dei servizi pubblici.

Le speranze di questi giorni non sembrano per il momento diventare una mobilitazione permanente; l’indignazione che soffia forte in altri paesi del Mediterraneo in Italia si serve per il momento dello strumento elettorale. Noi vogliamo lavorare per una mobilitazione politica e sociale che metta all’angolo Berlusconi e la destra e ponga la questione della necessità della trasformazione sociale.

Per questo siamo impegnate/i per affermare i SI ai referendum del 12/13 giugno.

Per questo continueremo a lavorare perché sia presente in Italia una sinistra anticapitalista più forte e capace di incidere sulle scelte politiche del paese.

29 maggio 2011

La democrazia del consenso del Movimento 15 M

Iniziano a smontare la piazza-accampamento, a Puerta del Sol. Il Movimento si scioglie? Per nulla, anzi. La strategia decisa è quella di trasferire la discussione a livello ancora più capillare, dentro i barrios, i quartieri

di Angelo Miotto

www.peacereporter.net

27/05/2011

C'è una mail di riferimento, la commissione incaricata di trattare con i media afferma che risponderà. Funziona. In un giorno arriva la risposta: due cellulari di portavoce. Non sono dei 'leader', come siamo abituati a pensare. Sono persone che si sono messe a disposizione all'interno di una commissione che divide i volontari incaricati di parlare con tg, con le radio e al telefono con i media internazionali. C'è Polo, dall'altra parte del telefono, a Madrid. Ha appena lasciato la piazza per fare un salto a casa. Messicano, vive a Madrid da nove anni, ne ha 36. Nessuna appartenenza a un particolare gruppo o associazione. Si è avvicinato al Movimento così, per curiosità. E adesso è uno dei portavoce.

Chi c'è all'accampamento di Puerta del Sol?
Alla Puerta del Sol c'è semplicemente la società civile. L'accampamento non ha una sigla, non è di democracia real, perché c'è un patto che abbiamo stretto fin dall'inizio per includere ogni tipo di sensibilità. Per questo ci sono persone di ogni tipo: anziani, bambini, lavoratori, gente che si occupa degli immigrati, chi si oppone alla ley Sinde, chi protesta per la legge sulla proprietà intellettuale. A Sol puoi incontrare di tutto, c'è chi ci porta acqua e da mangiare, chi ci appoggia.

Come funziona la piazza?
La piazza è divisa in molte commissioni diverse, come quella per le infrastrutture, con persone che devono trovare tutte le cose necessarie, per la pioggia, o per altre cose, coperte, e via dicendo. Poi per esempio c'è la commissione per il cibo, oppure quella che tiene i legami con le altre piazze in Spagna e all'estero, come coordinamento, una per i mezzi i comunicazioni, una per la pulizia della piazza, poi una commissione che dibatte sul coordinamento delle commissioni, quella per lo streaming. Poi ci sono le sottocommissioni... Come vedi questa è la struttura.

Quindi ci sono esperienze che hanno aiutato in questa organizzazione?
Certo, ci sono persone che per la prima volta affrontano la sfida di organizzare una protesta del genere, e ci sono settori che hanno pratica ed esperienza in presidi come questo. C'è chi ha portato il proprio know how che non è spontaneo, ma che viene da un lavoro lungo, non è una cosa che è nata lì.

Da quanto tempo si stava pensando di realizzare un protesta di queste dimensioni?
L'accampamento come tale viene deciso il 15 maggio, la notte stessa. Ci siamo dimenticati delle nostre sigle, associazioni, centri sociali, movimenti e abbiamo deciso di partecipare come persone. Ma per le rivendicazioni che vengono portate avanti sono conosciute da anni. Come la commissione sulla legge per gli immigrati: la rivendicazione in questo settore è nota da tempo, ed è la riforma della legge sulla base del principio: nessuna persona è illegale. I temi sono di periodo, l'accampamento è stato una decisione momentanea.

È vero che il voto amministrativo non ha suscitato particolare interesse all'accampamento della Puerta del Sol?
La sensazione generale è stata che non ci interessava quello che sarebbe successo. È lo stesso, per noi, chi vince o chi perde. Noi stiamo creando uno spazio diverso proprio da quelle dinamiche che erano rappresentate dal voto. Queste elezioni sono un esempio fulgido di un meccanismo che non ci permette di partecipare alla costruzione e alla gestione economica della vita sociale. Quindi in piazza la notizia era qualcosa di irrilevante.

E adesso che farete?
Faremo una serie di riunioni per un paio di settimane e poi faremo assemblee di quartiere dove ci saranno dei portavoce, per arrivare a concretizzare le nostre rivendicazioni. Vogliamo dare le gambe a quello che è successo nell'accampamento di Sol. Siamo all'inizio di un processo e di un lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi.

Rivendicazioni concrete o anche di sistema, come per esempio il grande tema di un cambiamento da una democrazia rappresentativa a una di tipo partecipativo?
Saranno di due tipi: una concreata è la derogazione della ley Sinde, o la riforma della legge sull'immigrazione, dove abbiamo proposte molto avanzate, con la chiusura dei centri di segregazione per stranieri, e poi ci sono discussioni che porteranno via più tempo: come quella che investe il tema della rappresentazione della cittadinanza.

Un movimento politico e non partitico, ma poi come farete a incidere sulle istituzioni?Questa è la chiave che dobbiamo costruire. Stiamo pensando a uno spazio e una logica del tutto diversa da quella dei partiti e che deve essere compresa dai signori del governo. Non si passa solo dai congressi dei partiti, dai loro rappresentanti... Dobbiamo articolare e prendere forza in questo spazio nuovo che abbiamo creato, quindi una maturazione del movimento, e nello stesso tempo affermare una logica diversa dalla loro.

Secondo te la polizia avrebbe agito in maniera diversa se ci fosse stata la destra al governo in Spagna?
Non lo so, non saprei dirtelo. Tieni conto che il governo della città di Madrid è in mano alla destra. Pensiamo che popolari e socialisti in realtà non sono così differenti, certo hanno sfumature diverse sui diritti sociali e sull'economia, ma non sono poi così diversi fra loro. La cosa chiara è che la polizia non ha sgomberato l'accampamento non perché non ha voluto, ma perché non ha potuto. Avrebbe dovuto farlo con migliaia di persone presenti nella piazza.

Come valuti l'astensione registrata nel voto amministrativo. Alcuni analisti dicono che una parte dell'astensione si può attribuire al movimento del 15 m.
Mi pare una speculazione. Molte persone erano in piazza e quindi non sono andate a votare, molte persone già non votavano da tempo. Ci sarà molta gente che ha smesso di votare perché c'è uno scontento sociale e c'è molta gente che sta in piazza perché c'è uno scontento sociale. Non il contrario.

Non c'è un leader. Una cosa che non piace ai giornalisti, soprattutto, ma questo è un riflesso del vostro metodo di fare politica, il metodo del consenso. Non ci sono leader?
No, non ci sono leader. Noi vogliamo andare in direzione contraria, lavorare tutti insieme. Lavoriamo con il metodo del consenso. Tutto quello che succede all'accampamento accade proprio grazie a questo metodo. Certo, con questa maniera di discutere procediamo più lentamente. Ma non abbiamo la fretta che hanno altri.

Quando presenterete le vostre rivendicazioni, quando il frutto del lavoro sarà pubblico?
Alcune sono già pronte. Quelle meno concrete hanno bisogno di un consenso e per questo si è pensato alla assemblee di barrio; secondo me in sei mesi ce la dovremmo fare.

Con la lotta si vince

Brescia, 26 maggio 2011

Dopo otto mesi di lotta, dal presidio davanti agli uffici della Prefettura in settembre all'occupazione della gru per 17 giorni fino al recente presidio di quattro giorni sul sagrato del Duomo di Brescia, e le due sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, il Governo e il Ministero dell'Interno sono stati costretti a diramare una circolare che riconosce i diritti dei migranti che avevano fatto domanda di sanatoria nel 2009. La condanna per non aver obbedito all'espulsione non è ostativa per l'ottenimento del permesso di soggiorno.

Sono stati mesi molto duri e difficili in cui ci siamo scontrati con il razzismo istituzionale dell'amministrazione comunale e della Prefettura, con politiche securitarie che vedono i migranti come un problema di ordine pubblico, con la repressione e le espulsioni dei migranti che in prima persona hanno portato avanti la lotta. Sono stati però anche mesi che hanno insegnato molto. Dalla solidarietà tra migranti, tra antirazzisti e migranti, tra migranti e una parte significativa della città, alla necessità dell'autorganizzazione dei migranti, del conflitto sociale per affermare i propri diritti. La determinazione dei migranti è stato un esempio per tutti coloro, nativi e migranti, che sono costretti a subire discriminazioni, tagli dello stato sociale, peggioramento delle condizioni di reddito e di vita.

Oggi possiamo dire che con la lotta si vince, un passo importante è stato fatto ma non ci fermeremo.

Se i migranti che sono stati condannati per la cosiddetta clandestinità avranno il permesso di soggiorno, ci sono ancora purtroppo migliaia di migranti che sono stati truffati da imprenditori senza scrupoli che stanno aspettando il permesso di soggiorno. Questa è l'ennesima dimostrazione che la legge Bossi-Fini, con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, produce solo clandestinità, precarietà e sfruttamento.

Per noi questa vittoria è solo una tappa, la lotta dei migranti e degli antirazzisti contro il razzismo istituzionale continuerà.


Presidio sopra e sotto la gru

Associazione Diritti per Tutti

25 maggio 2011

Verona e Padova 26 maggio: DI ACQUA SI VIVE DI NUCLEARE SI MUORE









il 12 e il 13 giugno
3 SI per difendere i beni comuni
e per una nuova politica energetica




I referendum dei prossimi 12 e 13 giugno, a dispetto del silenzio dei media, saranno molto importanti per la situazione politica e culturale del nostro Paese. Con la vittoria del SI al referendum contro il nucleare si porranno le basi non solo per fermare il folle rilancio di una produzione energetica obsoleta, anti economica, dispregiativa dell’ambiente, della vita e del futuro; ma si potrà ridiscutere l’intera politica energetica che non può essere basata su un modello “dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato” come quello nuclearista ma deve proporre un nuovo modello “conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico” come quello fondato sulle rinnovabili.

Ma sarà soprattutto con la vittoria dei 2 SI ai referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua che si potrà cambiare direzione per la prima volta dopo due decenni cancellando le politiche liberiste con il voto democratico e popolare.Una sorta di rivoluzione politica e culturale, che sancirà, ben oltre lo specifico dei temi oggetto della consultazione, alcune importanti novità : la crisi dell’ideologia privatistica che in questi decenni ha mercificato l’intera vita delle persone, consegnando diritti, beni comuni e servizi pubblici ai grandi capitali finanziari; la restituzione alla sovranità popolare del potere di decidere da parte di tutte e tutti su ciò che da sempre ci appartiene, ponendo le basi per una rifondazione della democrazia reale.


GIOVEDI' 26 MAGGIO


ore 17.00 - Piazza delle Erbe - Verona


Funerali dell'acqua pubblica- CONFERENZA STAMPA

le esequi si terranno in forma privatizzata presso la fontana di piazza delle Erbe per poi raggiungere piazza Dante in processione funebre


ore 17.30 - Piazza Dante - Verona


MARCO BERSANI (Attac - Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua)

presenterà il libro

"L’impossibile capitalismo verde. Il riscaldamento climatico e le ragioni dell’eco-socialismo" di Daniel Tanuro, prefazione di Marco Bersani

(Alegre, Roma 2011, pp. 224, € 16,00)




ore 21.00 - Loggia della Gran Guardia, Piazza dei Signori - Padova


MARCO BERSANI (Attac - Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua)

presenterà il libro

"L’impossibile capitalismo verde. Il riscaldamento climatico e le ragioni dell’eco-socialismo" di Daniel Tanuro, prefazione di Marco Bersani

(Alegre, Roma 2011, pp. 224, € 16,00)


"Le rivendicazioni sui beni comuni-acqua, aria, energia, territorio- suggeriscono una nuova definizione della democrazia e pongono la necessità di una gestione partecipativa che partendo dalla loro riappropriazione sociale e dalla responsabilità condivisa sulla loro conservazione superi il conflitto tra pubblico e privato definendo la gestione pubblica come condizione necessaria sostanziata dalla partecipazione diretta dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali alla loro gestioni"


Comitato referendario 2 SI per l'acqua bene comune

Comitato nazionale vota SI per fermare il nucleare