10 giugno 2011

Verona: solidarietà con i/le migranti. Sanatoria per tutt@!

A Verona da due giorni alcuni migranti truffati dalla "sanatoria" del 2009 occupano piazza San Nicolò.

Sinistra Critica esprime la propria solidarietà alle migranti ed ai migranti che da due giorni occupano piazza San Nicolò. Quanto sta accadendo è la dimostrazione più evidente di come le politiche razziste adottate dal governo Berlusconi-Bossi creino situazioni drammatiche, violino i diritti individuali di uomini e donne, calpestino la dignità di migliaia di lavoratori e lavoratrici migranti, usati come braccia da sfruttare e poi gettare via o rinchiudere in quelle carceri illegali chiamati C.I.E.
Ma sono clamorosi anche i paradossi di una politica che vorrebbe tenere a "casa loro" i migranti e che poi pratica guerre neocoloniali come in Libia e appoggia i peggiori governi autoritari e repressivi in Africa e in Medioriente.
Sinistra Critica, da sempre impegnata nelle lotte antirazziste, ritiene necessarie e urgenti tre misure: una sanatoria generalizzata che permetta alle migliaia di migranti costretti in situazioni di clandestinità, di raggiungere una vita dignitosa, un lavoro regolare e di poter godere dei diritti come tutti gli altri cittadini; spezzare il legame perverso e ricattatorio tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; chiudere immediatamente tutti i C.I.E.

Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista

08 giugno 2011

Il 12 e 13 giugno votiamo si!

Comunicato: il 12 e 13 votiamo SI perchè di acqua si vive e di nucleare si muore!
L'appuntamento referendario di domenica 12 e lunedi 13 giugno sarà importante perchè affermando la riappropriazione dei beni comuni - acqua ed energia - si potranno bloccare le politiche liberiste che hanno significato profitti per pochi - finanza, banche, grandi gruppi industriali, grandi società multiservizi - e aumento dei costi e diminuzione di sovranità e possibilità di controllo per tutti.
I privati sono nei servizi idrici da circa 10 anni. In questo periodo il costo del servizio è aumentato vertiginosamente, del 65%: 182 euro l'anno su base nazionale con punte di 400 euro in alcune regioni come la Toscana e l'Umbria, da sempre amministrate dal centrosinistra, che per prime hanno scelto la strade delle gestioni miste in cui sono entrate le grandi multinazionali francesi o dove le le ex municipalizzate sono diventate colossi economici quotate in borsa. Per questo a spingere per le "liberalizzazioni" è soprattutto Confindustria e il potere bancario e finanziario. L'acqua, che è un bene comune e va gestita fuori da logiche di profitto, per questi soggetti è un affare sicuro. Il Veneto - a parte Padova - è fuori da questo sistema e ha scelto gestioni dirette, come quelle veronesi Acqueveronesi e Ags: ma il decreto Ronchi le stravolgerebbe facendo entrare i privati con una quota non inferiore al 40%. Gli interessi in gioco, il 12 e 13 giugno sono dunque altissimi: sul piatto ci sono le 41 gestioni dirette - tra cui quella veronese - e i 64 miliardi di euro necessari per ristrutturare la rete idrica nazionale. Un piatto molto ricco a cui si aggiunge la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che è inserita nel decreto Ronchi.
Come ci hanno insegnato le tragedie di Chernobyl e Fukushima il nucleare rappresenta la follia di una produzione energetica obsoleta, anti economica, dispregiativa dell’ambiente, della vita e del futuro. Il SI al referednum potrà dunque mettere in discussione l’intera politica energetica che non può essere basata su un modello "dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato" come quello nuclearista e proporre un nuovo modello "conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico" come quello fondato sulle rinnovabili.
Ad unire le ragioni dei 2 referendum ci sono gli interessi e le politiche delle grandi multinazionali. Si pensi ad esempio che tra i soggetti più interessati a costruire le centrali nucleari in Italia ci sono i francesi di EDF, Electricitè de France, il cui Presidente è Henri Proglio. E chi fa la parte del leone nella privatizzazione degli acquedotti italiani sono i francesi di Veolia, il cui Amministratore delegato è Henri Proglio.
Chi ha voluto questi referendum ha già vinto su alcuni punti sostanziali. Il primo dei quali è quello di aver permesso, dopo anni di sequestro della democrazia reale a tutti i livelli, di affermare un nuovo principio : su ciò che a tutti appartiene, tutte e tutti devono poter decidere direttamente. Ora è necessario vincere nelle urne.
Si vota per la la ripubblicizzazione dell’acqua, per la difesa dei beni comuni e della democrazia. Proprio per questo vorremmo fosse chiara una cosa: quel voto non sarà solo un sondaggio d’opinione, o l’espressione di un generico bisogno che il mondo politico istituzionale dovrà interpretare e portare a sintesi. Dentro la mobilitazione sociale di questi anni e di questi giorni c’è molto di più : c’è l’avvio della riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, c’è l’avvio della costruzione di una nuova democrazia partecipativa, c’è il primo vero stop popolare all’ideologia liberista e del mercato. C’è il futuro, cui nessuno potrà sottrarsi.
Per questo, al contrario del sindaco Tosi e di Bossi che si sciacquano la bocca con la retorica della difesa del territorio e degli interessi dei cittadini, il 12 e il 13 Sinistra Critica invita a votare e a far votare Si perchè di acqua si vive e di nucleare si muore!

Sinistra Critica Veneto - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa

Premessa
In questi giorni la Val di Susa sta vivendo momenti di tensione che ricordano quelli dell’autunno 2005 quando fu usata la forza per imporre l’apertura di un cantiere in vista della realizzazione del TAV Torino-Lione. Da allora nessun cantiere è stato aperto ma le promesse di governi di diverso colore di aprire un dialogo e un confronto con le istituzioni locali si sono dimostrate un inganno e le amministrazioni democraticamente elette, critiche sulla realizzazione della grande opera, non sono state riconosciute dal governo quali interlocutori affidabili e sono state estromesse dai tavoli di confronto.

Decine di migliaia di persone chiedono semplicemente di essere ascoltate, chiedono un confronto vero, pretendono che alle loro ragioni - scientificamente documentate - si risponda entrando nel merito. In cambio ricevono insulti e l’accusa di voler difendere il loro piccolo cortile, di volersi opporre al progresso, di non rispettare le regole: slogan e accuse infondate in risposta ad argomenti seri, a pratiche di protesta pacifica, all’utilizzo rigoroso di ogni spazio previsto da leggi e procedure.
L’opposizione al TAV Torino-Lione è diventata in questi anni un esempio di partecipazione democratica dal basso, di democrazia vera, di resistenza all’illegalità ed al sopruso in difesa dei beni comuni: un’opposizione popolare che può contare sul sostegno della comunità montana e di ben 24 consigli comunali.

Viceversa il governo e le potenti lobby che governano l’economia e la finanza, con l’appoggio di partiti di maggioranza e minoranza, non hanno esitato a stravolgere procedure, infrangere leggi e ingannare l’Unione Europea pur di assicurarsi un grande business da cui anche la grande criminalità organizzata e le mafie contano di trarre profitto. Hanno scatenato una grande campagna mediatica per nascondere le dimensioni e le ragioni dell’opposizione, per screditare il movimento notav presentandolo come covo di estremisti e sovversivi: la criminalizzazione del dissenso è un’arma micidiale a cui ricorre solo chi disprezza il confronto democratico e le regole condivise.

Oggi, fallito ogni tentativo di comprare il consenso e la benevolenza di cittadini e sindaci, il governo sta preparando una nuova prova di forza: il Prefetto assicura che “sarà il Questore a decidere tempi e modi” per installare il primo cantiere. E mentre la campagna di disinformazione si intensifica rispuntano le intimidazioni mafiose e le provocazioni che si ripetono puntuali dal 2005 ad oggi, dagli incendi dolosi dei presidi notav alle buste con le pallottole. In nessun caso indagini serie hanno portato a individuare i responsabili, ogni volta il movimento notav ha denunciato la natura mafiosa di tali gesti, ha riaffermato e rivendicato con orgoglio il carattere pacifico della propria lotta, ha invitato a cercare esecutori e mandanti tra chi ha interesse ad avviare i cantieri.

Se questo è il quadro non possiamo rimanere indifferenti, non possiamo rimanere in silenzio e ci rivolgiamo a singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura affinché si uniscano a noi in questo appello.

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa

Come singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura:

  • rifiutiamo l’idea che la realizzazione di una grande opera possa ridursi ad un problema di ordine pubblico
  • condanniamo senza riserve l’invito ad usare la forza e a militarizzare il territorio lanciato nei giorni scorsi da rappresentanti del popolo eletti in Parlamento, da alcuni partiti e da alcune associazioni di imprenditori
  • denunciamo il disprezzo delle più elementari regole della democrazia e pretendiamo dal governo il rispetto della legalità, il rispetto dei diritti dei cittadini, il rispetto nei confronti della amministrazioni locali democraticamente elette
  • respingiamo il ricatto e le strumentalizzazioni secondo cui chi si oppone al TAV non difende il lavoro: al contrario la realizzazione di questa grande opera inutile penalizzerebbe pesantemente le economie locali in cambio di pochi posti di lavorio precario e privo di tutele e di diritti, mentre un diverso utilizzo delle risorse pubbliche creerebbe numerose opportunità di nuova occupazione
  • le ragioni di chi si oppone a questa grande opera inutile, devastante, che sottrarrebbe enormi risorse economiche ai servizi pubblici di tutto il paese sono le nostra ragioni: non ci rassegniamo all’idea che il nostro futuro possa essere deciso da quell’intreccio perverso tra politica, affari e criminalità organizzata che governa ampie aree del nostro paese e inquina la nostra società.

Il nostro riferimento continua ad essere la Costituzione, quella Costituzione nata dalla Resistenza e oggi troppo spesso violentata. Per queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà alla resistenza notav e ci impegniamo a sostenerla concretamente.

Torino, 7 Giugno 2011


Primi firmatari (tra i promotori a Torino di "Presidiare la Democrazia"):

Comitato notav Torino
Laboratorio per la Democrazia - Torino
Unione Culturale Franco Antonicelli - Torino
Ferico Bellono, segretario generale FIOM Torino
Emergency Torino
Pro Natura Torino
Pro Natura Piemonte
Centro Sereno Regis
Giuseppe Sergi, docente storia medievale Univ. Torino
Alessandra Algostino, docente Diritto costituzionale comparato Univ. Torino
Caffè Basaglia - Centro di animazione sociale e culturale delle comunità
CUB Piemonte
Ass. L'Interezza non è il mio forte
Fabionews
Officine Corsare
Associazione La Fonte Acquariana
Comitato di cittadinanza attiva Rivalta Sostenibile
MAG4
IK Produzioni
Mani Tese Torino

ADERISCI

05 giugno 2011

Referednum: il 12 e 13 giugno mettiamo 4 si!

La Corte di Cassazione ha stabilito che il 12 e 13 giugno il quesito sul nucleare farà parte della tornata referendaria.
Il primo si' al referendum sul nucleare arriva dunque dalla Corte di Cassazione, che sanziona: vale la richiesta di abrogazione, ma rivolta al testo del decreto omnibus appena uscito dalle Camere, quello che modificava per un certo tempo la normativa vigente. Verranno quindi stampate nuove schede per una consultazione. Finisce male il tentativo del governo di eliminare quello che è forse il quesito piu' sentito dagli italiani, nella speranza che il quorum non venga raggiunto e che falliscano i referendum, per evitare, soprattutto, il quesito che piu' spaventa Berlusconi: quello sul legittimo impedimento. Lo sgambetto alla consultazione diretta non ha funzionato, rimane il rischio che la scarsa o nulla informazione sui referendum possa condizionare la presenza alle urne. E' sempre piu' importante quindi che tutti i singoli e le realtà politiche e sociali si mobilitino in prima persona per dare visibilità ai referendum sul nucleare, sul legittimo impedimento e sull'acqua pubblica, come da mesi stanno facendo i varii comitati e coordinamenti in difesa dei beni comuni di cui anche Sinistra Critica fa parte.
Sinistra Critica invita tutti e tutte il 12 e 13 giugno a recarsi ai seggi per votare 4 volte SI'!

02 giugno 2011

La Palestina che non t'aspetti in piazza a Milano

Piero Maestri
il manifesto Venerdì 17 Giugno 2011

In questi giorni a Milano si sta svolgendo l'evento «Israele che non ti aspetti», una kermesse propagandistica organizzata dall'Ambasciata israeliana in collaborazione con gli enti locali lombardi, per raccontare «un Israele diverso da quello di Stato interessato da un conflitto». Questa operazione - la prima del suo genere e che viene osservata con interesse dai siti filo-israeliani di tutto il mondo - ha un duplice significato: simbolico, affermando la «legittimità» dello Stato d'Israele di installarsi nel centro di Milano con i suoi moderni mezzi di propaganda, ma soprattutto concreto, perché il centro della kermesse è stato il Forum economico Italia-Israele che si è tenuto martedì scorso in piazza Affari a Milano, il giorno dopo il vertice Berlusconi-Netanyahu. Con questa Kermesse il governo israeliano si è proposto l'obiettivo di prevenire qualsiasi isolamento politico internazionale, passando attraverso un paese il cui governo e quasi tutte le forze politiche sono zelantemente schierate a difesa delle sue scelte e di rilanciare la collaborazione economica, commerciale, scientifica e militare, in particolare nei settori della tecnologia per la «sicurezza», la gestione delle risorse idriche - di cui Israele è maestro, grazie all'acqua sottratta ai palestinesi -, le risorse energetiche rinnovabili, la sanità e il welfare e così via. Un'operazione di propaganda che ovviamente è fondata sulla negazione: la negazione dell'esistenza dei palestinesi, delle responsabilità israeliane nel conflitto, per cancellare la memoria stessa della pulizia etnica che ha dato origine alla nascita dello stato di Israele e che perdura tuttora, della cacciata violenta degli abitanti della Palestina nel 1948-49, dell'espropriazione della loro terra, della soppressione dei loro diritti civili e dei più fondamentali diritti umani, della negazione del diritto dei profughi palestinesi al ritorno nella propria terra.
Ma anche la negazione dell'esistenza di un'«altra Israele», quella dei movimenti contro l'occupazione, dei giovani che manifestano contro il muro dell'Apartheid, dei refusnik, e naturalmente dei palestinesi che vivono in Israele, cittadini di serie B nella loro terra. Per fortuna a Milano si sono levati voci di dissenso e malgrado i tentativi di forze politiche di centrodestra e centrosinistra di ridurre le contestazioni alla Kermesse israeliana a violenze e distruzioni - a cui è seguito il silenzio dei molti per i quali senza violenze e scontri non c'è notizia - diverse sono state le iniziative del comitato «No all'occupazione israeliana di Milano» che si è formato nei mesi scorsi.
E così le bandiere palestinesi attraversano il centro di Milano: sabato scorso con un presidio di grande forza pacifica e simbolica con un «memoriale ai bambini di Gaza» e poi azioni dirette non violente di contestazione e controinformazione che hanno portato i colori palestinesi di fronte alla desolante e triste istallazione dei totem di piazza Duomo, poco frequentati e costretti a vivere dietro transenne e blindati, perché la verità non trovi spazio all'interno.
Sabato 18 giugno - concentramento alle ore 15.00 in largo Cairoli a Milano - sarà il giorno di una manifestazione nazionale, a cui invitiamo tutte/i quelle/i che non vogliono farsi prendere in giro dalle «eccellenze» israeliane, che vogliono contestare la «legittimità» della negazione dei palestinesi, che vogliono contribuire alla campagna di boicottaggio dell'economia israeliana lanciata dalla società civile palestinese contro l'apartheid israeliano - come fecero i neri del Sudafrica 30 anni fa. In fondo, voi avreste accettato un evento «il Sudafrica che non ti aspetti» mentre Mandela era ancora in carcere?