30 giugno 2011

DOMENICA 3 LUGLIO TUTTI A CHIOMONTE MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO TAV

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Sinistra Critica aderisce e partecipa alla manifestazione nazionale No Tav di domenica 3 luglio a Chiomonte. Ieri sera una marea di persone, donne, uomini, giovani, anziani, con i sindaci in testa, ha invaso le strade di Susa a dimostrazione che il popolo valsusino non è stato piegato dall'occupazione della Maddalena. Noi stiamo con loro, a difesa del bene comune e dell'ambiente, contro un'opera inutile e dannosa che serve solo a garantire nuovi profitti ai padroni e a ogni sorta di costruttori e profittatori.
Per queste ragioni Sinistra Critica si impegna alla riuscita della manifestazione di domenica e a costruire attivamente una vasta e capillare azione di solidarietà al movimento No Tav in tutto il paese.

Sinistra Critica- Organizzazione per la sinistra anticapitalista

29 giugno 2011

Ritirare la firma dall'accordo del 28 giugno!

INCAZZATI!
Ritirare la firma dall'accordo del 28 giugno! No al nuovo patto sociale!
Martedì 5 luglio 2011 ore 10,00
Manifestiamo sotto la sede della Cgil in Corso d'Italia 25


Siamo delegati/e Rsu, lavoratori/ici, precari/e che in questi anni si sono mobilitati contro il tentativo di padroni-governo-cisl e uil di cancellare il contratto nazionale, la democrazia nei luoghi di lavoro e trasformare il sindacato in soggetto complice.Negli ultimi mesi anno abbiamo lottato contro il modello marchionne, consapevoli che a pomigliano e mirafiori si giocava una partita generale per i lavoratori e le lavoratrici, e per sostenere le rivendicazioni dei precari e di tutti i lavoratori a cui si vogliono far pagare i costi di questa crisi.
Abbiamo fatto tutto ciò sostenendo la necessità di una pratica sindacale democratica e conflittuale con al centro i diritti e i bisogni dei lavoratori, non quelli dell'impresa.
L'ipotesi di accordo sottoscritta anche dalla Cgil accetta di fatto il modello Marchionne e regala a Cisl-Uil una vittoria senza precedenti vanificando le battaglie di questi mesi dentro e fuori la Cgil che hanno coinvolto milioni di persone.
Non potremo più votare gli accordi che ci riguardano, non si potrà più lottare contro un accordo separato truffa perchè obbligati a rispettarlo, la rappresentanza non sarà in mano ai lavoratori, subiremo le deroghe ai CCNL spostando la centralità sui contratti aziendali, i salari saranno sempre più vincolati ai parametri di produttività decisa unilateralmente dalle aziende.
Una vergogna! Per questo siamo incazzati!!!
Non possiamo permettere di farci cancellare con un tratto di penna le lotte di questi anni.
Ribelliamoci tutti e tutte contro l'accordo della resa!!!
Portiamo la nostra rabbia, la voglia di partecipazione e cambiamento
Martedì 5 luglio in Corso Italia 25 alle ore 10
sotto la sede della Cgil dove si svolgerà il direttivo nazionale.


Chiediamo:

  • Il ritiro della firma della Cgil
  • La proclamazione di uno sciopero generale contro i tagli e la manovra lacrime e sangue del governo
  • La costruzione di una piattaforma generale del mondo del lavoro contro quella di padroni, governo e BCE

Inviate le vostre adesioni (con indicazione di azienda, città, incarico sindacale) a scioperogenerale@gmail.com

28 giugno 2011

L’ordine regna alla Maddalena, ma non in Val di Susa e nel paese

La massiccia e violenta operazione delle forze dell’ordine cominciata questa mattina contro il presidio No-Tav alla Maddalena di Chiomonte ha ristabilito l’ordine “manu militari”, consegnando la località nelle mani distruttive dei costruttori delle grandi opere. Circa 2500 agenti hanno assaltato il presidio facendosi largo con ruspe, cingolati e un fitto lancio di gas lacrimogeni. I No Tav sono stati inseguiti fin sopra i sentieri della Maddalena.
Ma l’ordine non regna in val di Susa e nel paese. La reazione del popolo NO Tav non si è fatta attendere. L’indignazione è forte. In queste ore si stanno moltiplicando le iniziative di solidarietà. Sono in corso scioperi spontanei nelle fabbriche della val di Susa; è stata bloccata la statale 25 a Bussoleno. Nel corso della giornata sono previste iniziative di solidarietà nel capoluogo torinese, ma anche nel resto d’Italia.
In Val di Susa si è materializzato nella sua drammaticità il nuovo asse Lega – Pd. Maroni, infatti, non ha fatto altro che eseguire gli ordini impartitigli dal Pd di Chiamparino e Fassino che nei giorni scorsi avevano richiesto al governo persino l’uso dell’esercito per iniziare finalmente i cantieri della Maddalena e ricevere così i finanziamenti europei. Le incertezze e le titubanze di Sel, pronto a discutere sull’opera, hanno del resto rafforzato l’azione del Pd, che dimostra il proprio volto, quello di partito a servizio dei poteri forti e di Confindustria.
Colpendo il movimento No TAV, il governo di Berlusconi e il Pd insieme lanciano anche un attacco generale a tutti i movimenti, a coloro che difendono i beni comuni, l’ambiente, ma anche al movimento delle lavoratrici e dei lavoratori. Si tratta ora di reagire tutti insieme.
Sinistra Critica esprime la totale solidarietà al popolo della val Susa, ai militanti NO TAV; si impegna a costruire attivamente una vasta e capillare azione di solidarietà al movimento No Tav a Torino e in tutto il paese.

Sinistra Critica Torino
Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista


26 giugno 2011

Standard & Nichi

Dal Manifesto del 25 giugno 2011

Intervista a Vendola

Non le dispiace essere considerato un populista di sinistra?

Se posso fare la parte del vanitoso, no. Faccio tendenza. Le espressioni che ho inventato, dalla «rivoluzione gentile» all'«Italia migliore», alla «narrazione», sono state imitate e emulate. Ma lascerei correre questa discussione stucchevole. Oggi (ieri, ndr) Massimo Mucchetti, economista rigoroso, elogia sul Corriere della sera il lavoro del presidente Vendola sull'acquedotto pugliese. Ecco cosa intendo: sento il dovere di sottrarmi alla scorciatoia della bella sconfitta. Siamo chiamati a organizzare la speranza e a trasformarla in un blocco sociale, una nuova egemonia culturale.


Acquedotto pugliese, se sale il voto sul debito


di Mucchetti Massimo
24 giugno 2011 - Corriere della Sera (pag. 32)

A pochi giorni dai referendum sull' acqua, Standard & Poor' s promuove l' Acquedotto Pugliese (Aqp), e assegna il rating BBB-/A-3 al suo debito a lungo e a breve, associato alla previsione di stabilità. In precedenza, il debito della società controllata dalle Regioni Puglia e Basilicata era classificato come BB+/B-1. Ciò significa che le obbligazioni Aqp non sono più titoli spazzatura ma hanno, sia pure al livello minimo, l' investment grade. Per una società come l' Aqp, che godeva di una pessima reputazione («l' Acquedotto Pugliese serve a dar da mangiare più che da bere», si diceva), il riconoscimento segna una svolta. L' agenzia attribuisce il miglioramento sia all' aumento delle tariffe (6,6%) che al taglio dei costi operativi e della morosità della clientela. S&P si aspetta che gli aumenti tariffari proseguano (6% quest' anno, 3,8 nel 2012) e così pure il recupero di efficienza in base al piano industriale approvato dall' Authority. S&P ritiene quindi che l' autofinanziamento possa coprire il 20% del debito e il margine operativo lordo rimanere 3-3,5 volte il debito. Il responso di S&P dovrebbe far riflettere sia i referendari più estremisti che i privatizzatori a prescindere. L' Aqp investe e si fa retribuire in tariffa il capitale investito in barba al secondo referendum, anche perché, annullata la norma 2006, restano in vigore le precedenti. L' Acquedotto Pugliese, con una dirigenza nominata dal sognatore Nichi Vendola a governare una rete di 21 mila chilometri più altri 10 mila di fognature e 184 depuratori, ha oggi un debito più affidabile di Fiat e Fiat Industrial, Cir, Espresso, Guala Closures, Piaggio, Wind, Safilo, Seat e AdR, tutte società alle quali S&P non concede l' investment grade.

Tira aria di accordo

Cgil, Cisl, Uil e Confindustria riscoprono i fasti della concertazione e lanciano segnali di ottimismo. La crisi economica e quella di Berlusconi ricostituiscono l'asse tra le parti sociali che diventano i "veri responsabili"

di S. Cannavò - il Fatto QuotidianoGrassetto

E’ cambiato il clima tra la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti. Soprattutto tra industriali e Cgil. I leader delle parti sociali si sono incontrati presso la foresteria dell’associazione industriali dalle parti di via Veneto e chi ha partecipato ai colloqui racconta di una concordia che non si vedeva da tempo. Effetto collaterale di un governo in crisi, forse, o di una situazione economica da cui nessuno pensa di potersi salvare. In ogni caso, il clima di intesa è stato esplicito: “Si punta a chiudere martedì” ha dichiarato nettamente Emma Marcegaglia mentre Raffaele Bonanni ha espresso “un giudizio positivo” e poi si è lasciato andarea a elogi per la Cgil. Per Luigi Angeletti “le distanze si sono accorciate” mentre secondo Susanna Camusso “abbiamo fatto una buona discussione, utile, che ha permesso di ragionare sulla possibilità di un accordo, sulla misurazione della rappresentanza e l'efficacia della contrattazione”. In Cgil sono particolarmente soddisfatti per la scomparsa dell’ipotesi Sacconi-Bonanni: un “avviso comune” siglato da chi ci sta da tradurre poi in provvedimento legislativo. Certo, dentro il sindacato di Camusso si sono alzate già alcune barricate: Giorgio Cremaschi, uno dei leader dell’opposizione interna, chiede di non firmare alcun accordo mentre Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, che per ora non commenta, in mattinata, presentando la festa della Fiom che si è aperta ieri sera a Sesto San Giovanni (presenti tra l’altro il nostro direttore Antonio Padellaro e il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia) ha messo nuovamente l’accento sulla necessità del voto dei lavoratori per valicare qualsiasi accordo. Un punto che invece non sembra essere al centro del confronto.

Le richieste di Confindustria
Al tavolo con le parti sociali la Confindustria continua a chiedere una cosa precisa: ampio spazio alla contrattazione di “secondo livello”, quella cioè che si fa in azienda e che, tradizionalmente, è integrativa dei contratti nazionali. Almeno fino al “modello Pomigliano” in cui il contratto di azienda ha stravolto le prerogative del contratto di categoria dando vita allo scontro con la Fiom. Confindustria chiede contratti “flessibili, derogabili a livello aziendale ed esigibili”. In quest’ultimo aggettivo c’è il cuore della vicenda perché il problema è impedire che un solo sindacato possa bloccare sottoscritti da altri. Confindustria ha bisogno di garantirsi che, una volta firmato un accordo, questo possa valere per tutti – “erga omnes” – e che questo possa accadere anche nella singola fabbrica. A Pomigliano, e a Mirafiori, invece, la Fiom si è messa contro appellandosi anche al tribunale. L’esigibilità è dunque l’obiettivo chiave che va risolto affrontando il nodo della rappresentatività.

La rappresentanza
Quello che serve, e a cui si sta puntando, è un sistema di validazione democratica degli accordi firmati. Se le intese nazionali o aziendali non sono firmate da tutti i sindacati occorre misurarne la rappresentatività. Lo schema proposto dalla Cgil è quella di un mix basato sulla certificazione – da affidare al Cnel – degli iscritti ai sindacati e del consenso ottenuto nelle elezioni per le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) cioè i delegati eletti dai lavoratori. Un modello già in vigore nel pubblico impiego. Aspetti, questi, ricordati qualche giorno fa da Camusso e ribaditi certamente al tavolo di ieri che, se un passo avanti ha compiuto, è anche per l’insistenza di tutti nel riesumare un accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil nel 2008.

La chiave del 2008
Quell’accordo conferiva già un’adeguata importanza alla contrattazione di secondo livello da estendere “in qualità e quantità” e si soffermava, appunto, sul tema della democrazia e rappresentanza. Si ricordava già allora la possibilità di certificare gli iscritti tramite i dati associativi rilevati dalle deleghe conferite all’Inps per le trattenute sindacali, “nonché i consensi elettorali risultanti ai verbali elettorali delle Rsu”. Uno schema in cui viene ridata centralità alle Rsu ma dove si parla mai di referendum cosa che potrebbe creare problemi con la Fiom.

Il nodo deroghe
Resta da capire che succede alle deroghe, cioè la possibilità di contratti di secondo livello che alterano le garanzie previste dal primo livello. Ieri se n’è parlato meno anche se questo è il tema decisivo e in Cgil confermano che la contrattazione di secondo livello va ampliata ma non a scapito di quella nazionale e comunque i contratti nazionali non possono essere sostituiti. Un punto che non collima con le richieste della Fiat, assente fisicamente ma la cui presenza aleggiava sull’incontro.