21 luglio 2011
19 luglio 2011
"Genova 2001 - Genova 2011"

Vedi: http://www.genova2011.org/
INCONTRO PUBBLICO
VENERDI’ 22 LUGLIO – ore 20.00
Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi via Garibaldi, 9 – Genova
LA RIVOLUZIONE E’ POSSIBILE!
Le risposte alternative alla crisi: le resistenze politiche e sociali in Europa e le rivolte popolari arabe
Intervengono:
Omar El Shafei – Socialist Renewal, Egitto
un/una compagno/a della Ligue de la Gauche Ouvrière, Tunisia
Gaël Quirante – Nouveau Parti Anticapitaliste, Francia
Josip-Maria Antentas – Revolta Global/Esquerra Anticapitalista, Catalunya (Spagna)
Pasquale Loiacono – delegato FIOM Carrozzerie Fiat Mirafiori
Enrico Lancerotto – Atenei in Rivolta
Un/una esponente del Movimento No Tav della Val di Susa
Marco Filippetti – Comitati Acqua Pubblica
Introduce e coordina: Cristina Tuteri – del Coordinamento nazionale di Sinistra Critica
Conclusioni di Piero Maestri – portavoce nazionale di Sinistra Critica
In questo incontro pubblico interverranno quindi esponenti di movimenti politici della sinistra anticapitalista di paesi nordafricani ed europei, un incontro in cui si parleranno le diverse “piazze” che si sono mobilitate sulle due sponde del Mediterraneo in questi mesi (Tunisi, Il Cairo, Barcellona, la Francia ...). E, insieme a loro, alcuni esponenti delle “piazze” sociali italiane di quest’ultimo anno: delle lotte operaie contro la Fiat e Marchionne, delle lotte degli studenti, di quelle ambientali e contro la devastazione del territorio, quelle dei comitati per l’acqua pubblica. Perché crediamo che tessere legami e relazioni tra le piazze europee e nordafricane di tutti gli “indignati” sia fondamentale per raccordare le lotte a livello internazionale, per approfondire la critica globale ad un sistema economico e sociale, quello capitalista, che ha nel “mercato” e nel profitto i suoi capisaldi, per far crescere la coscienza che “le nostre vite valgono più dei loro profitti”.
Vedi il video/appello di Sinistra Critica, in cui Piero Maestri spiega le ragioni per “tornare a Genova”.
Vedi: http://www.youtube.com/watch?v=Sfw7IR5zNLE
In allegato anche la scheda di Sinistra Critica, presentata nella conferenza stampa del 18 luglio del coordinamento “Genova luglio 2011”.
Gli altri appuntamenti collettivi a cui Sinistra Critica invita tutt* a partecipare:
Martedì 19 luglio · ore 16.00 – Auditorium di palazzo Rosso Assemblea nazionale delle associazioni dei migranti e antirazziste – Verso una giornata di mobilitazione globale per i diritti dei migranti il 18 dicembre 2011
· ore 19.30 – piazza Posta Vecchia “Venti di cambiamento nel Mediterraneo: rivoluzioni e lotte per la dignità e i diritti. Beni comuni, accoglienza dei migranti, contro la guerra”
Mercoledì 20 luglio · dalle ore 15.00 – piazza Alimonda (con il Comitato Piazza Carlo Giuliani) “Memoria e parole”: interventi, testimonianze e musica
Giovedì 21 luglio · ore 9.30, con prosecuzione nel pomeriggio – Sala Maggior Consiglio di Palazzo Ducale convegno: “Genova luglio 2001, io non dimentico”, video, testimonianze e riflessioni sui fatti di Genova del 2001
· ore 20.30 – da piazza Matteotti / piazza De Ferrari alla scuola Diaz (con il Comitato Verità e Giustizia per Genova) fiaccolata per la Diaz
Sabato 23 luglio · ore 9.30 – Auditorium di Palazzo Rosso convegno/seminario: “Strategie comuni in Europa-Maghreb/Mashreq. Sostegno alle rivoluzioni della dignità. Per la democrazia e il lavoro, la giustizia e la pace. Contro la guerra, le occupazioni, la repressione”
· dalle ore 15.00 – Sampierdarena le piazze partecipate: Lavoro in largo Jursè, Beni comuni in piazza Modena, Migrazioni in piazza Vittorio Veneto, Contro la guerra in piazza Settembrini
· ore 17.00 – piazza Montano (Sampierdarena) partenza del corteo con arrivo a piazza Caricamento (ci sarà uno spezzone di Sinistra Critica); a seguire concerto musicale con diversi gruppi e artisti
Domenica 24 luglio · ore 9.30 – San Salvatore, piazza Sarzano Assemblea internazionale: “Loro la crisi. Noi la speranza – Dalla vittoria dei referendum all’agenda internazionale di iniziative del movimento altermondialista”
Sinistra Critica
Coordinamento provinciale – Genova
"Sentenza Fiat Pomigliano. Può saltare l’accordo del 28 giugno e sarebbe una buona notizia per i lavoratori"
Come al solito la grande stampa e la grande tv, hanno inizialmente fatto propaganda per la Fiat, spiegando che la Fiom aveva perso e che le ragioni dell’azienda erano state accolte. In particolare il giornale di famiglia, La Stampa, ha addirittura taciuto nei titoli la condanna per antisindacalità della Fiat. Poi, con un imbarazzo ben visibile, gli stessi giornali han dovuto dare notizia dei malumori e delle minacce di Marchionne contro la sentenza. Sentenza che è sicuramente contraddittoria, ma che comunque rappresenta un ostacolo enorme per la linea Fiat di distruzione dei diritti sindacali.
Da un lato, infatti, il giudice ha dato ragione alla Fiat sulla legittimità dell’accordo separato per Pomigliano e quindi anche per quelli successivi. In realtà il giudice semplicemente non ha accolto il ricorso di illegittimità da parte della Fiom nazionale su quegli accordi, mentre rimane tutto lo spazio per le cause individuali che i lavoratori intenderanno presentare per rivendicare i propri diritti contro la Newco.
D’altro lato, però, la sentenza ha condannato con chiarezza il comportamento antisindacale della Fiat, affermando che la Fiom non può essere esclusa dai diritti sulla rappresentanza in fabbrica. Nella sostanza la sentenza del giudice mette in discussione uno dei cardini della strategia antisindacale della Fiat, la cosiddetta esigibilità degli accordi, affermando che un sindacato che si oppone all’accordo, in questo caso la Fiom, non può essere escluso dalla rappresentanza aziendale. D’altra parte per la Fiat la pace sociale e il divieto di sciopero sono indispensabili per imporre le terribili condizioni di lavoro previste dall’accordo. Per questo l’azienda ha fatto sapere che sono sospesi gli investimenti a Torino, peraltro meno di un decimo di quelli inizialmente previsti per il piano Fabbrica Italia che è scomparso nel nulla. Magari è proprio una scusa, ma resta il fatto che la Fiat non accetta più un sindacalismo libero nelle proprie aziende.
A questo proposito gli avvocati dell’azienda hanno presentato in tribunale, a proprio sostegno e difesa, l’accordo del 28 giugno firmato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. È la prima volta che accade e questo atto significativamente smentisce chi aveva pensato e detto che la Fiat fosse contro l’accordo interconfederale. In realtà l’unico problema che ha l’azienda è che quell’accordo non è retroattivo. Se infatti quell’accordo fosse già operativo, la Fiom potrebbe entrare negli stabilimenti Fiat solo accettando gli accordi separati e impegnandosi a rispettarli. Quell’accordo istituisce un mostruoso maggioritario sindacale, per cui gli accordi firmati dalla maggioranza dei sindacati impongono obbedienza anche ai sindacati di minoranza non firmatari. Per questo è stato definito il “porcellum sindacale”. La Fiat ha tentato di far sì che fosse il giudice a rendere retroattivo quell’accordo, ma non c’è riuscita. La sentenza assegna alla Fiom il diritto alla rappresentanza, anche se non firmataria dell’intesa di Pomigliano.
A questo punto è evidente che o passa la linea Bonanni, il quale ha già dichiarato che chiamerà tutta la Cgil e la Fiom a rispondere dell’accordo del 28 giugno, cioè a impegnarsi ad accettare l’accordo di Pomigliano. Oppure, se la Fiom confermerà la propria posizione di non considerarsi in alcun modo vincolata dall’accordo separato, allora l’intesa interconfederale andrà clamorosamente in crisi. Con buona pace del gruppo dirigente della Cgil, che in queste settimane ha diffuso interpretazioni di quell’accordo che sono state brutalmente smentite dalla Confindustria, dalla Cisl, dalla Uil, dalla Fiat nelle stesse aule dei tribunali. Se la Fiom, come noi crediamo, continuerà la lotta contro gli accordi capestro in Fiat, ci sarà un grande beneficio per tutti i lavoratori perché l’accordo del 28 giugno sarà inesigibile alla sua prima uscita. Bisogna allora agire subito per allargare questa incrinatura e far sì che l’accordo interconfederale alla fine salti. Sarebbe la migliore notizia possibile per tutti i lavoratori italiani.
17 luglio 2011
Sinistra Critica - FIAT: FIOM RESTA IN FABBRICA MA PESA SCELTA CGIL
La condanna per attività antisindacale della Fiat e’ una vittoria parziale della dignità del lavoro contro Marchionne e i suoi complici politici e sindacali: la Fiom resta in fabbrica e anche il diritto di sciopero è confermato.Ma il respingimento da parte del giudice della contestazione della validità degli accordi separati che tolgono diritti ai lavoratori rappresenta un colpo duro e conferma il generale clima negativo che influenza inevitabilmente anche la magistratura del lavoro. E non c'è dubbio che la firma di Susanna Camusso all'accordo del 28 giugno, sbandierato in tribunale dalla Fiat e dai sindacati complici Fim-Uilm-Fismic e Ugl, abbia costituito una pugnalata alle spalle del ricorso della Fiom e rischia ulteriormente di pesare nel ricorso in appello annunciato dai legali del Lingotto proprio sulla parte della rappresentanza.
Solo la mobilitazione di tutto il mondo del lavoro e di tutte le opposizioni politiche e sociali può far saltare la gabbia costruita dalla Fiat, dal governo e dai sindacati di regime: le nuove regole imposte a Pomigliano e a Mirafiori e il contemporaneo 'patto sociale' firmato anche dalla Cgil che consente la deroga del contratto nazionale di lavoro costituiscono violazione di diritti indisponibili di lavoratori e lavoratrici e vanno cancellati. Il lavoro senza diritti non è lavoro ma schiavitù. Ma, appunto, non basta ricorrere in tribunale. Occorre ricostruire i necessari rapporti di forza. Per quanto riguarda la fabbrica bisogna puntare all’unità di tutte le forze del ‘No’: non si può pensare che resti fuori e senza diritti anche quella parte combattiva dei lavoratori organizzata dai sindacati di base.
Sinistra Critica- Organizzazione per sinistra anticapitalista
16 luglio 2011
Il loro debito non lo paghiamo!
70 miliardi di euro rubati alle classi popolari
Sapevamo tutti che la crisi del capitalismo non era finita e che ben presto, dopo Grecia e Portogallo e Spagna, anche l’Italia sarebbe finita nella tormenta. Le classi dominanti in Europa, come in Italia non hanno nessun vero progetto per il futuro se non quello di scaricare sulla classe lavoratrici tutte le contraddizioni sociali, economiche ed ambientali del loro iniquo sistema basato sul profitto, la concorrenza e il mercato. Ora vogliono che l’enorme debito con cui banche e padroni si sono arricchiti nel corso degli anni sia pagato dalle classi popolari. Quando televisioni e giornali di ogni colore dicono “c’è la speculazione, abbiamo il fuoco in casa, dobbiamo fare sacrifici per rassicurare i mercati” vogliono dire che le lavoratrici e i lavoratori dovrebbero lasciarsi spogliare di salari, pensioni, tempo di lavoro e di vita, servizi sociali e sanitari per dare ai capitalisti e alla speculazione finanziaria
Per raggiungere questo obbiettivo è stata già messa insieme una “sacra unione” che unisce partiti di governo e di “opposizione”, la confindustria, le tre confederazioni sindacali (che non a caso hanno firmato un patto sociale per legare le mani ai lavoratori), con a capo il Presidente delle repubblica che svolge il ruolo di supremo rappresentante istituzionale del capitalismo italiano.
Tutti pronti a sostenere e varare rapidamente la paurosa stangata da 40 miliardi del governo Tremonti Bossi Berlusconi, (in realtà l’insieme delle misure nel corso dei prossimi anni vale circa 68 miliardi di euro), cioè una vergognosa aggressione sociale contro tutte le classi popolari.