03 aprile 2010

Cucchi e Uva, quante analogie

di Luigi Manconi
Alle ore 11.10 del 14 giugno 2008 Giuseppe Uva, 43 anni, gruista, muore nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Circolo di Varese. Attenzione alla data: 14 giugno 2008, quasi due anni orsono. Intorno alle 3 di quella notte Uva e l'amico Alberto Biggiogero erano stati fermati in stato di ebbrezza da una pattuglia dei carabinieri. Portati nella caserma di via Saffi, sempre a Varese, erano stati separati e Biggiogero, dalla sala di aspetto, aveva potuto ascoltare per ore le grida strazianti dell'amico. Intorno alle 6 di mattina, poi, Uva era stato ricoverato nel pronto soccorso dell'ospedale: da qui, trasferito in psichiatria e sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio e alla somministrazione di farmaci incompatibili con il suo stato etilico. Da qui la morte, qualche ora dopo.
Questi i fatti essenziali (tutte le circostanze e le testimonianze si trovano sul sito www.innocentievasioni.net). Per quasi due anni le indagini sono state completamente ferme. Dopo che l'opinione pubblica e i familiari di Uva hanno sollevato con forza il caso, ecco la prima iniziativa della Procura: ieri un giornalista della Prealpina e uno della Provincia di Varese sono stati sentiti da un pm per «sommarie informazioni testimoniali» (evidentemente i loro articoli non sono stati apprezzati in procura). Ma non è stato ancora mai ascoltato il principale testimone, Biggiogero, l'uomo che quella notte era stato fermato con Uva. Si spera che accadrà presto, così come ci si augurano nuove indagini e nuovi rilievi autoptici (la procura starebbe pensando alla riesumazione della salma), per rispondere ai molti quesiti rimasti elusi.
Questi i principali: 1. Esisteva un rapporto pregresso tra Uva e un appartenente alle forze dell'ordine? Testimonianze delle ultimissime ore parlano di una relazione tra Uva e la moglie di un carabiniere, e questo spiegherebbe il risentimento personale che determinò l'accanimento persecutorio di quella tragica notte.
2. Come mai l'autopsia sul corpo di Uva non ha contemplato gli esami radiologici necessari a individuare eventuali fratture?
3. Perché non sono state considerate le dichiarazioni del comandante del posto di polizia presso l'ospedale? Quest'ultimo ha scritto che la morte di Uva non sarebbe «un evento non traumatico»; che è rilevabile «una vistosa ecchimosi rosso-bluastra» sul naso e che «le ecchimosi proseguivano su tutta la parete dorsale»; che il corpo di Uva risultava privo degli slip e che sui suoi pantaloni «si evidenzia tra il cavallo e la zona anale una macchia di liquido rossastro». Fatto confermato dalla testimonianza della sorella, che afferma di aver visto «tracce di sangue dall'ano».
Siamo in presenza, come si vede, di un altro (l'ennesimo?) "caso Cucchi". Balzano agli occhi le analogie. La prima: Uva e Stefano Cucchi (il giovane morto nei mesi scorsi a Roma dopo l'arresto e il ricovero all'ospedale Pertini) subiscono violenze mentre si trovano nella disponibilità di apparati statuali, che hanno come primo dovere istituzionale quello di garantire l'incolumità di chi si trovi sotto il loro controllo (è questo che fonda la legittimità giurido-morale dello Stato). Ancora: Uva e Cucchi, a seguito delle violenze subite, vengono ricoverati in una struttura sanitaria pubblica. Qui trovano la morte a causa di precise responsabilità del personale medico. Infine: nel caso di Cucchi e di Uva (ma anche in quello di Marcello Lonzi, Giovanni
di Luigi Manconi
Lorusso e di molti altri ancora), a rompere il muro del silenzio è una figura femminile, madre o sorella della vittima che trova in sé la forza, disperata e intelligente, per fare del proprio dolore più intimo un'occasione di denuncia pubblica.
Lunedì scorso il procuratore capo di Varese Maurizio Grigo ha convocato una conferenza stampa per affermare che «il 30 settembre 2009 la dottoressa Sara Arduini ha aperto un nuovo procedimento proprio per verificare le nuove accuse della famiglia e le dichiarazioni rese dal signor Biggiogero».
In altri termini ha ammesso candidamente qualcosa di enorme: la testimonianza, dettagliata e puntualissima, resa da Biggiogero il 15 giugno 2008 ha indotto il magistrato ad aprire un fascicolo contro ignoti il 30 settembre 2009. Ovvero a distanza di oltre 15 mesi dall'evento. E a distanza di quasi 6 mesi dall'apertura di quel fascicolo, come si è detto, quel testimone prezioso ancora non è stato ascoltato. Così come non sono stati ancora interrogati i carabinieri e i poliziotti presenti in caserma quella notte. Come dire: i tempi della giustizia.
il manifesto 27/03/2010

02 aprile 2010

Zaia e Cota impediscono l'autodeterminazione della donna


Comunicato stampa del Circolo Pink Verona
Che il partito dei leghisti restituisca alla chiesa cattolica i favori ricevuti durante la campagna elettorale, fa parte della politica dei traffici illeciti, che si rinnova a ogni stagione, nel nostro paese.


Ma che tale contraccambio assuma, e fin da subito, la forma dell’ennesimo attacco alla legge 194, la dice lunga sul modo in cui il partito leghista intende governare: ponendo divieti, alimentando confusioni e paure, mettendo in atto manovre repressive e dannose contro le donne, ritenute, evidentemente, la parte debole, e sicuramente spregevole, della società.

Per questo esprimiamo parole di severa condanna nei confronti delle dichiarazioni parallele di Zaia e Cota, che vorrebbero vietare l’uso del farmaco denominato Ru 486, quello stesso che consente alla donna di procedere all’interruzione non invasiva della propria gravidanza. I due presidenti leghisti, inaugurando in questo modo il quinquennio del loro mandato, vogliono rilanciare un messaggio ben chiaro: non c’è diritto che tenga, non c’è storia, anche la più appassionata e sentita, che non possa essere cancellata; non c’è corpo non c’è sofferenza che meritino rispetto e tutela, quando lo richiedano i principi superiori degli interessi del clan, del gruppo identificato come proprio e prevalente. Gli altri sono fuori, i sommersi. Questa è ideologia di uno stampo che abbiamo già conosciuto, e Zaia, che afferma di avere Primo Levi fra i suoi autori preferiti, potrebbe darle il nome che più le conviene.
Siamo ancora al punto in cui i prevalenti di turno ripetono il tragico copione: spogliare e corrodere le vite ritenute minori, per poi procedere con tutte le altre che vengono ritenute indegne.
La sortita inaugurale del duo leghista riguarda tutte e tutti: la condanniamo, la respingiamo come un’insidia che viene da lontano.

Il nuovo medioevo delle destre: battute sugli stupri e stop alla RU486


Ieri la dichiarazione di Cicchitto (presidente dei deputati del PDL) “la vittoria in Piemonte è politicamente uno stupro”. Ieri le innumerevoli esternazioni del Capo del Governo, l’ultima al comizio finale della Polverini dove, con fare ammiccante e sorridente, le ha ricordato: «Sai che ho lo ius primae noctis sulle nostre candidate?”
Lo ius primae noctis era il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa. Cioè il diritto ad uno stupro. Battute simpatiche? Storielle divertenti? Frasi da caserma? Volgarità di cattivo gusto?
No, niente di tutto questo. E’ l’ennesima esternazione della società italiana a cui ambisce il Cavaliere: l’Italia di sudditi e cortigiane. E’ la considerazione che il Capo del Governo ha delle donne: corpi da disporre a suo piacimento. Le noti vicende politiche degli ultimi tempi hanno scoperchiato un sistema costruito sullo scambio tra corpi femminili e poteri maschili, tra favori sessuali e carriere, tra sesso e politica.
Queste vicende parlano della profonda connessione che esiste tra la gestione del potere politico ed economico e la rappresentazione delle relazione tra uomini e donne.
Il maschilismo (o patriarcato) vive con agio, sempre più alimentato, nella mentalità collettiva e fonda il sistema politico ed economico di questa società.
E’ questione che interroga la politica e riguarda tutti e tutte noi.

Donne di Sinistra Critica

Comunicato Stampa del gruppo donne di SC

"Dall'inno allo stupro di Cicchitto (presidente dei deputati del PDL): "la vittoria in Piemonte è politicamente uno stupro", allo stop alla Ru486 (la pillola del giorno dopo) dei neogovernatori Cota, Zaia e Polverini (rinominata in modo riprovevole dagli stessi 'kill pill' annunciando di volerne imboscare le scorte per non farla arrivare nelle farmacie), le destre continuano a governare sul corpo delle donne secondo le usuali linee guida del Vaticano. E proprio mentre quest'ultimo affonda nell'ignominia dei casi 'interni' pedofilia coperta dalle più alte gerarchie, i neogovernatori di Lega e Pdl fanno di nuovo sponda al Papa, negando dignità alle donne la tutela della loro salute.
Infatti le dichiarazioni di queste ore degli esponenti del centro destra contro l'aborto farmacologico, permesso e praticato da anni nei paesi europei più avanzati, mostrano la sostanza che si cela dietro le continue ed orrende battute sessiste e volgari di molti esponenti del Pdl, Berlusconi in testa. Altro che scandalo escort. La destra considera tutte le donne corpi da controllare e reprimere, da offendere e denigrare quando non conformati all'idea che loro stessi hanno delle 'femmine', oppure soprammobili per abbellire il tavolo del governo.
Una sinistra degna di questo nome non può che ripartire da una forte battaglia femminista per difendere libertà e dignità delle donne. Noi faremo la nostra parte."

Quello che manca è una vera sinistra alternativa e anticapitalista

A cura dell'Esecutivo Nazionale di Sinistra Critica

Le elezioni regionali dello scorso weekend hanno dato alcuni risultati indiscutibili: su tutte la “vittoria” dell’astensionismo – quasi 2 milioni di elettori rispetto alle elezioni europee del 2009 questa volta non sono andati votare – che ha come effetto diretto il successo politico della Lega Nord, nel quadro di una tenuta della destra al governo e di Berlusconi (destra che non solamente strappa 4 regioni al centrosinistra, ma soprattutto non paga il prezzo delle sue politiche di governo e non perde consensi, almeno in termini relativi).
I numeri assoluti segnalano che l’astensionismo colpisce (quasi) ovunque: il PDL perde il 27% dei voti delle europee (anche se le liste civiche dei candidati della destra vanno meglio di quelli del centrosinistra); il PD perde il 16% dei voti delle Europee, mentre UDC e IDV circa il 25%; la Federazione della Sinistra perde ancora il 30% dei voti; nonostante la percezione evidente del suo successo anche la Lega perde il 4% dei voti dello scorso anno, con un arretramento di 60 mila voti nel Piemonte appena conquistato (solo in Emilia aumenta in voti assoluti, di 10 mila unità)
L’astensionismo è un segnale naturalmente non univoco: indifferenza; distanza crescente da una politica che non offre soluzione ai bisogni sociali; adesione ad un idea “spettacolare” della politica, per cui si assiste ma non si partecipa; mancanza di un referente politico che si senta vicino alle proprie idee e prospettive: questi e molti altri i motivi di una sempre maggiore disaffezione verso le elezioni. Un dato che non ci conforta e che anzi consideriamo estremamente negativo anche se ne vediamo le responsabilità nelle forze politiche – di centrodestra e di centrosinistra – che hanno prodotto questa politica e questa concezione non partecipativa della stessa, espropriando i luoghi della rappresentanza formalmente democratica e concentrando i poteri negli esecutivi e in enti non eleggibili e non controllabili democraticamente. In particolare, è frutto di una generale disillusione e demoralizzazione che trova fondamento nell'assoluta inconsistenza dell'alternativa politica e in una prospettiva credibile che faccia da contraltare al berlusconismo ma anche all'attuale crisi.
Anche per questo la Lega Nord riesce ancora una volta a presentarsi come partito “di lotta e di governo”, determinando scelte importanti a livello governativo (in particolare contro migranti e in materia di “sicurezza”), garantendo la tenuta del governo Berlusconi mentre allo stesso tempo si fa propaganda nei quartieri riuscendo a intercettare diversi settori di disagio sociale e gli umori razzisti che essa stessa (aiutata dal centrodestra e da profonde connivenze del centrosinistra) produce nel corpo sociale. Così risulta vincente sia dove governa che dove è all’opposizione. Per la prima volta governerà importanti regioni del nord e farà sempre più pesare il suo ruolo nella coalizione di governo.
Il centrodestra perde centinaia di migliaia di voti, ma non perde la scommessa di quelle che chiama “elezioni di medio termine” evitando quell' “effetto Sarkozy” che temeva e che ha spinto Berlusconi a intensificare la sua visibilità nelle ultime settimane di campagna elettorale. Certamente, il rafforzamento della Lega al Nord e un partito che al Sud si intreccia a un apparato clientelare-mafioso, potrà determinare crepe e contraddizioni. Ma al momento il governo Berlusconi è piuttosto saldo.
Il centrosinistra esce sconfitto da queste elezioni – pur non perdendo nell’insieme più voti del centrodestra – perché la sua proposta non riesce a presentarsi come davvero alternativa e attenta a quanto si muove nella società. Perde voti per le astensioni e perde voti in molti casi verso liste civiche o legate alla protesta locale o “antiberlusconiana”: significativi in questo senso i risultati delle liste di Beppe Grillo in Emilia Romagna (7%) e nella Val di Susa – a Bussoleno raggiunge oltre il 28% contribuendo in gran misura alla sconfitta della Bresso, che contro il movimento NoTav aveva giocato una parte della sua battaglia politica.

Anche la “sinistra” arretra ancora – continuando la parabola discendente cominciata dopo la caduta del governo Prodi.

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L'aviazione israeliana bombarda pesantemente la Striscia di Gaza


Gaza - Infopal. L'aviazione militare israeliana, quest'oggi 2 aprile, ha sferrato una serie di attacchi su varie zone della Striscia di Gaza, proseguendo l'operazione avviata nella serata di ieri.
Il nostro corrispondente riferisce che F16 israeliani hanno sparato tre razzi sulla cittadella dell'informazione di Hamas, a Khan Younis. Inoltre, due razzi sono stati lanciati sulla sede della polizia marittima, nella parte occidentale di Rafah.
Nella parte centrale della Striscia, sorvolata per tutta la notte dagli aerei israeliani, due razzi hanno colpito il laboratorio per la lavorazione del ferro della famiglia an-Namruti, completamente distrutto. Inoltre, è stato bombardato un centro della polizia palestinese all'ingresso del campo profughi di an-Nuseirat.
A Gaza, tre razzi israeliani, durante la notte, hanno colpito una fabbrica di latticini nel quartiere as-Sabra, devastandola del tutto. Fonti mediche riferiscono del ferimento di cinque persone, tra cui tre bambini, poiché la fabbrica si trova in mezzo alle case. Non si hanno invece notizie di feriti per quanto riguarda i precedenti bombardamenti. Sempre nella tarda serata del 1° aprile, dopo una serie di attacchi aerei, l'artiglieria a israeliana ha bombardato alcune postazioni della Resistenza palestinese nella parte occidentale di Jabaliya, quella vicina al mare, senza provocare vittime.
L'esercito israeliano giustifica questi bombardamenti con la risposta al lancio di un razzo palestinese fabbricato localmente e indirizzato verso Ashqelon, il quale però non ha provocato vittime. Vi è inoltre, da parte israeliana, il desiderio di vendicarsi per l'uccisione, una settimana fa, da parte della Resistenza palestinese, di due militari israeliani durante uno dei vari tentativi di entrare nella Striscia da parte dell'esercito di Tel Aviv per distruggere le postazioni della Resistenza.

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