02 maggio 2010

Un appello europeo per non pagare la crisi


Una trentina di organizzazioni della sinistra anticapitalista europea, compreso l'est e la Russia, siglano una dichiarazione di solidarietà ai lavoratori greci e si impegnano a iniziative contro la crisi. Tra di loro le organizzazioni della sinistra greca, il Bloco portoghese, l'Npa, Sinistra Critica, l'Swp inglese.

1. La crisi economica globale continua. Enormi quantità di denaro sono stati iniettati nel sistema finanziario - 14 000 miliardi di dollari per le misure di sostegno negli Stati Uniti, Gran Bretagna e della zona euro, 1400 miliardi di prestiti bancari in Cina lo scorso anno - un grande sforzo per dare una nuova stabilità all'economia globale. Ma questi sforzi se saranno sufficienti a produrre una ripresa sostenuta, lasciano irrisolto il problema. La crescita resta molto lenta nelle economie avanzate, mentre la disoccupazione continua ad aumentare. Si teme che una nuova bolla finanziaria, questa volta incentrata sulla Cina, abbia iniziato a crescere. La natura prolungata della crisi - che è la peggiore dalla Grande Depressione - è sintomatica del fatto che essa è radicata nella natura stessa del capitalismo come sistema.

2. Dopo una dura ondata di tagli occupazionali, in Europa al centro della crisi è ormai il settore pubblico e il sistema di welfare. Gli stessi mercati finanziari che sono stati salvati dai piani di salvataggio sono ora sul piede di guerra contro il crescente debito pubblico, che tali piani hanno guidato. Hanno chiesto massicci tagli della spesa pubblica. E' un tentativo chiaramente di classe per far pagare i costi della crisi non a coloro che l'hanno scatenata - in particolare le banche - ma ai lavoratori e alle lavoratrici - non soltanto a coloro che sono occupati nel settore pubblico, ma anche a tutti gli utenti dei servizi pubblici. I requisiti di austerità e di "riforma" del settore pubblico mostrano nel modo più chiaro possibile che il neoliberismo, intellettualmente screditato dalla crisi, tuttavia, continua a dominare le decisioni politiche.

3. La Grecia è attualmente al centro della tempesta. Come molte altre economie europee, è particolarmente vulnerabile, anche a causa di un accumulo di debito durante la fase di espansione, in parte perché ha una certa difficoltà a competere con la Germania, il gigante della zona euro. Sotto la pressione dei mercati finanziari, della Commissione europea e del governo tedesco, il governo di Georgios Papandreou si è scordato le sue promesse elettorali e ha annunciato tagli di bilancio pari al 4% del Pil.

4. Fortunatamente, la Grecia ha una ricca storia di resistenze sociali dagli anni 70 in poi. Dopo la rivolta dei giovani, nel dicembre 2008, il movimento operaio greco ha risposto al pacchetto di tagli di bilancio del governo con una ondata di scioperi e manifestazioni. Sottolineiamo positivamente anche l'esempio del referendum in Islanda, in cui il popolo ha respinto il principio del rimborso del debito imposto dalle banche.

5. I lavoratori greci hanno bisogno della solidarietà dei rivoluzionari, dei sindacalisti, degli anti-capitalisti di tutti i paesi. La Grecia è solo il primo paese europeo a essere bocciata dai mercati finanziari, ma la lista dei potenziali obiettivi include molti altri, in primo luogo lo Stato spagnolo e il Portogallo.

6. Abbiamo bisogno di un programma di misure in grado di far uscire l'economia dalla crisi, sulla base della priorità accordata alle esigenze sociali, piuttosto che ai profitti e imponendo il controllo democratico sul mercato. Dobbiamo lottare per una risposta anti-capitalista: la nostra vita, la nostra salute, i nostri posti di lavoro valgono più i loro profitti.

- Tutti i tagli nei bilanci pubblici devono essere bloccati o invertiti: no a"riforme dei sistemi pensionistici; la sanità e l'istruzione non sono in vendita;

- Un diritto garantito al lavoro e un programma di investimenti pubblici in posti di lavoro ecologici: trasporti pubblici, industrie di energia rinnovabile e l'adeguamento degli edifici pubblici e privati per ridurre le emissioni di biossido di carbonio;

- Per un sistema bancario e finanziario unificato pubblico sotto il controllo pubblico!

- Gli immigrati e i rifugiati non devono essere i capri espiatori della crisi: documenti per tutti!

- No alle spese militari: ritiro delle truppe occidentali dall'Iraq e dall'Afghanistan, massicce riduzioni delle spese militari, e scioglimento della NATO.

7. Abbiamo deciso di organizzare attività di solidarietà in tutta Europa contro i tagli alla spesa sociale e gli attacchi capitalisti. Una vittoria dei lavoratori greci rafforzerà la resistenza sociale in tutti i paesi.

Grecia: Aristeri Anasynthesi, Aristeri Antikapitalistiki Syspirosi, Organosi Kommuniston Diethniston Elladas-Spartakos, Sosialistiko Ergatiko Komma, Synaspismos Rizospastikis Aristeras;
Portogallo: Bloco de Esquerda;
Germania: Internationale sozialistische linke, marx21, Revolutionär Sozialistischen Bund;
Austria: Linkswende;
Belgio: Ligue Communiste Révolutionnaire - Socialistische arbeiderspartij;
Croazia: Radnička borba;
Cipro: Ergatiki Dimokratia;
Stato spagnolo: En lucha/En lluita, Izquierda Anticapitalista, Partido Obrero Revolucionario;
Francia: Nouveau Parti Anticapitaliste
Gran Bretagna: Socialist Resistance, Socialist Workers Party
Italia: Sinistra Critica
Irlanda: People Before Profit Alliance, Socialist Workers Party
Paesi Bassi: Internationale Socialisten, Grenzeloos
Polonia: Polska Partia Pracy, Pracownicza Demokracja
Russia: Vpered
Serbia: Marks21
Svizzera: Gauche anticapitaliste, Mouvement pour le socialisme /Bewegung für Sozialismus, solidaritéS
Turchia: Devrimci Sosyalist İşçi Partisi, Özgürlük ve Dayanışma Partisi.

Grecia, speculazione e rating


La Grecia fa il capro espiatorio eppure il suo bilancio, e il suo debito, è tra i più piccoli d'Europa. Eppure è stata mollata per settimane favorendo la speculazione. Che arricchisce le banche tedesche e francesi. Il ruolo, truffaldino, delle agenzie di rating e i rischio per l'intera Ue

di Salvatore Cannavò

La Grecia sembra essere messa al bando d'Europa. Il paese è additato come nemico della stabilità finanziaria, sull'orlo della bancarotta, spesso bugiardo e responsbile di aver truccato i conti. C'è ovviamente del vero in alcune di queste affermazioni. Ma c'è anche la sensazione che la vicenda sia esplosa non solo per ragioni tecniche e strutturali - il deficit greco venuto fuori all'improvviso -ma anche per il peso della speculazione internazionale.
E' vero che la Grecia ha imbrogliato i suoi conti e, ad esempio, grazie a meccanismi finanziari come gli swap ha ridotto di oltre 2 miliardi di euro il proprio debito pubblico per entrare così nella zona euro. Ma la Grecia non è sola, e altri paesi della zona euro hanno spregiudicatamente manipolato i conti. Nel 1996 l'Italia ha ridotto artificialmente il suo deficit grazie a uno swap con la banca J.P.Morgan, mentre la Francia ha lanciato vari prestiti, inserendo in bilancio il rimborso degl'interessi alla fine dei 14 anni di durata. Nel 2004, Goldman Sachs e Deutsche Bank hanno realizzato per conto della Germania una costruzione finanziaria (Aries Vermoegensverwaltungs), grazie alla quale il paese ha raccolto prestiti a un tasso nettamente superiore a quelli di mercato evitando di far apparire il debito nei conti pubblici (dati questi tratti dal settimanale della Confindustria francese Expansion).
Il rapporto debito pubblico/Pil della Grecia è del 115%, ma quello dell'Italia è già al 116% (per ora) e anche se il rapporto deficit/Pil di Atene è schizzato al 15% è anche vero che la media dei paesi più avanzati (Usa compresi) è intorno al 9%. Il Pil della Grecia, inoltre, è di circa 250 miliardi di euro, solo il 2% di quello dell'Unione europea: può una realtà così piccola mettere tutto in pericolo?
E poi, cosa ha fatto la Commissione europea in questi anni, perché non si è accorta di nulla? E la stessa Germania, solo ora ha deciso di dedicarsi al debito greco? Eppure i segnali non mancavano: bastava, ad esempio, guardare al moltiplicarsi dei costi e alle spese pazze fatte per i Giochi olimpici per verificare le anomalie. La Commissione non poteva ignorare la situazione reale, ma in effetti non ha voluto denunciarla;. La Grecia è utile a quel nocciolo franco-tedesco le cui banche possiedono l'80% del debito greco.

Ma un ruolo nevralgico lo giocano le agenzie di rating. Non dimentichiamo che sono state queste a fornire la tripla A a società finanziarie imbottite di mutui subprime e nonostante la crisi globale fanno il bello e il cattivo tempo sui mercati internazionali. Sono loro ad aver abbassato la valutazione sui titoli greci così come ora fanno con quelli spagnoli. Proprio in questo momento? Non è una scelta dei tempi del tutto imbarazzante, come notava ieri il Corriere della Sera? E allora il sospetto che tutto ciò serva alla speculazione si fa molto più corposo.
Del resto, la decisione di Angela Merkel di concedere gli aiuti alla Grecia se fosse stata presa con risoluzione qualche settimana fa avrebbe comportato un costo assai più ridotto per le casse di quello Stato e dell'Europa intera. Si calcola che dai 45 miliardi di aiuti complessivi ipotizzati a febbraio le necessità ora saliranno a 100-120 miliardi. Costo che ovviamente finirà per aumentare considerevolmente i profitti degli investitori in titoli pubblici greci, cioè le banche o gli hedge fund.
Le agenzie di valutazione fanno così il loro gioco. Il segretario del più grande sindacato francese, la Cgt, ha definito questi istituti alla stregua di «milizie private». La loro origine data dal 1975, quando la Sec statunitense volle introdurre organismi al di sopra delle imprese e degli Stati in grado di emettere certificati di garanzia sui loro bilanci. Delle sette iniziali oggi ne sono rimaste fondamentalmente tre: Standar&Poor's, Moodys e Fitch. Sono tutte agenzie private che quindi non rispondono a nessuno. Seconda la giurisprudenza statunitense, infatti, le loro valutazioni sono considerate solo delle libere opinioni che gli investitori possono più o meno seguire. E infatti non hanno mai pagato per i loro "errori": su Enron i giudizi favorevoli furono mutati solo 5 giorni prima del crack; sui subprime è bene stendere un velo pietoso visto che le triple A sono state assegnate a titoli che in due anni hanno perduto il 97% del loro valore. Senza poi contare gli scandali. E' stato l'economista Paul Krugman a denunciare gli scambi di mail interne a Standard & Poor's in cui si discuteva dei rating da assegnare in virtù delle commesse eo dei guadagni che la società ne avrebbe potuto ottenere.
Lo schema, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Quando le agenzie di rating riducono le loro valutazioni la speculazione internazionale trova conferma ai propri comportamenti e prosegue su quella strada. Lo abbiamo già visto nel 1992 nel caso della Lira e della Sterlina e oggi lo vediamo nel caso della Grecia e, da domani, in quello della Spagna. I tassi di interesse sui titoli di quei paesi schizzano in alto e gli investitori guadagneranno moltissimo; i prezzi dei titoli si detereriorano e chi ha scomesso al ribasso guadagna ancora di più.
Ma al di là della speculazione occorre capire meglio se non sia in atto una partita ancora più grande che riguarda l'euro e il suo rapporto con il dollaro. La crisi greca ha portato la moneta europea al limite di 1,30 sul dollaro, una quotazione tra le più basse degli ultimi anni. L'indebolimento non potrà che continuare in presenza di difficoltà per la Spagna e il Portogallo. E in questa situazione l'Ue ha dimostrato di non sapere e di non avere gli strumenti per reagire. Una fase si è chiusa anche per l'Europa e non è detto che quella che si apre sia migliore.

http://www.ilmegafonoquotidiano.it

Predatori


Cosa si nasconde dietro la crisi che ha colpito la Grecia e che minaccia di contagiare altri paesi europei?
di Enrico Piovesana
Dietro l'attuale crisi del debito che ha colpito la Grecia (e che sta contagiando anche Portogallo, Spagna, Irlanda e, molti temono, anche l'Italia) non c'è solo la nota frode di bilancio commessa dai governanti ateniesi in combutta con le principali banche americane, in particolare la Goldman Sachs di Lloyd Blankfein e la JP Morgan Chase di Jamie Dimon.
Su tutto incombe infatti il sospetto, o meglio, la certezza di una spregiudicata operazione speculativa orchestrata dalla cupola finanziaria di Wall Street per lucrare sull'indebolimento dell'euro. Questo è lo scenario su cui sta timidamente indagando il dipartimento della Giustizia Usa.

Sotto scrutinio ci sono le colossali e contemporanee movimentazioni di fondi speculativi Usa (che scommettono sul futuro deprezzamento della valuta europea) registrati subito dopo la famosa cena tenutasi l'8 febbraio a Manhattan tra i finanzieri che quei fondi amministrano: George Soros (Soros Fund), John Paulson (Paulson & Co.), Steven Cohen (Sac), David Einhorn (Greenlight), Donald Morgan (Brigade) e Andy Monness (Monness Crespi Hardt & Co.).
A garantire il successo di questa operazione speculativa ci ha pensato il loro potente socio Harold 'Terry' McGraw III, che - attraverso il braccio armato della sua McGraw-Hill, ovvero l'agenzia di rating Standard & Poor's - ha declassato i titoli di Stato greci, portoghesi e spagnoli innescando la 'necessaria' crisi dell'euro.

Ma forse c'è di più, e di peggio. Sono sempre di più gli economisti e i politici europei che in questo attacco all'euro vedono non un semplice mezzo speculativo, ma un fine politico.
Il sospetto è che le lobby finanziarie d'oltreoceano mirino ad abbattere il valore della moneta unica europea fino a portarla alla parità con il dollaro, allo scopo di salvaguardare la sempre più traballante egemonia globale della valuta statunitense. Affossare l'euro, o quantomeno ridimensionarlo, per tenere a galla il malandato biglietto verde, altrimenti destinato a tramontare come valuta di riferimento mondiale.
Altri ancora pensano che portare sull'orlo della bancarotta gli Stati europei più deboli (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna: i cosiddetti Pigs, o Piigs, se si comprende anche l'Italia) potrebbe dare impulso al mai tramontato progetto franco-tedesco di un'Europa a due velocità, con le 'zavorre' relegate a un ruolo marginale.

C'è infine chi, soprattutto nel variegato mondo 'no-global', va anche oltre queste interpretazioni, giudicando l'aggressione all'euro non come una sciovinistica manovra statunitense per sabotare la concorrenza economica del Vecchio Continente, bensì come una macchinazione dell'élite politica ed economica transnazionale (quindi anche europea) tesa a giustificare il potenziamento delle istituzioni globali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale. Creare panico per poi invocare, come unica soluzione, come ancora di salvezza, un nuovo ordine economico mondiale dominato da organismi sovranazionali tecnocratici. Scenari che, secondo i sostenitori di questa tesi, saranno al centro delle prossime riunioni annuali a porte chiuse delle più potenti lobby globaliste: dalla Commissione Trilaterale (7-9 maggio a Dublino) al Bilderberg Group (3-6 giugno a Sitges, Barcellona).

A prescindere dalle diverse interpretazioni di quanto sta accadendo, una cosa è certa: a pagare il conto degli imbrogli dei politici europei e delle speculazioni dei predatori finanziari americani saranno le masse popolari. Per ora quelle greche, domani si vedrà.

www.peacereporter.net

Milano non tollera i fascisti


MILANO DOMENICA 2 MAGGIO ORE 14.30 concentramento p.le Lotto - via Monterosa

CORTEO CITTADINO ANTIFASCISTA ED ANTIRAZZISTA

Aprile 2010: la Milano antifascista e antirazzista decide di rispondere con chiarezza e determinazione alla provocatoria 'settimana nera', lanciata da tutto l'arco delle realtà dell'estrema destra meneghina, con
una serie di iniziative, volte a denunciare la complicità e la connivenza delle istituzioni cittadine nella legittimazione e patrocinio di raduni nazi-fascisti a ridosso del 25 Aprile.

Si tratta di un vero e proprio salto di qualità da parte delle frange della destra più estrema, che, dietro la facciata del ricordo di Sergio Ramelli, esalta platealmente il fascismo repubblichino e le pratiche squadriste, attaccando frontalmente il simbolo della Resistenza partigiana, ovvero la Festa della Liberazione. Nel nome della pacificazione nazionale e attraverso un acuto vengono rimosse le inequivocabili responsabilità storiche di chi, da una parte liberò questo paese dall'invasore nazista e da vent'anni di dittatura e chi dall’altra invece oppresse il suo stesso popolo fino all'ultimo.

Il calendario di iniziative nere, che è stato aperto da una messa in ricordo di Mussolini al Cimitero di Musocco, doveva concludersi, nelle intenzioni degli organizzatori, con due eventi pubblici il 1 e il 2 maggio, inizialmente patrocinati e finanziati da Comune e Provincia di Milano. In seguito la Prefettura ha vietato loro l’agibilità del Lido per la giornata di sabato 1° maggio, facendo sfoggio mediatico di sensibilità politica e adducendo motivi di ordine pubblico causa lo svolgimento contemporaneo di partite (sorvolando sulla presenza di migliaia di persone in piazza quella giornata); in realtà ha semplicemente spostato al giorno dopo le stesse manifestazioni fasciste ribattezzando con nomi nuovi realtà altrimenti impresentabili. Non si è voluto affatto negare quella legittimazione politica istituzionale che la nuova destra oggi sta cercando dopo aver contribuito alla vittoria elettorale.

Questi loschi figuri sono la bassa manovalanza squadrista che il potere ha sempre utilizzato, specie in tempi di crisi, per sopprimere ogni dissenso, per fomentare odii razziali e guerre tra poveri, per diffondere quell’ideologia del più forte che giustifica ogni prevaricazione. Nei palazzi intanto si varano leggi infami in tema di sicurezza, immigrazione, precarietà del lavoro, libertà individuali da parte del PdL e della Lega Nord, ma anche da larghi settori del PD.
Per questo saremo in piazza il 1 e il 2 maggio rivendicando che Milano non ha alcuna intenzione di tollerare fascisti e razzisti!

Così come abbiamo fatto il 24 aprile con un corteo comunicativo nei pressi dei giardini “Ramelli”, così come abbiamo occupato gli uffici di Milanosport per chiedere il ritiro della concessione del Lido di Milano al concerto e al torneo di calcetto nazi-fascista previsto per il 2 maggio, così come abbiamo portato 5000 persone nel quartiere Stadera in un'iniziativa che ha ricordato che l'Antifascismo è un valore ancora vivo e deve essere pratica quotidiana, così come abbiamo contestato i rappresentanti delle istituzioni cittadine sul palco di piazza del Duomo, perché non si può legittimare e sdoganare i fascisti da una parte e riempirsi la bocca con i valori della Resistenza dall'altra. La strumentalizzazione mediatica seguita alla contestazione ci dimostra quanto i rappresentanti della sinistra istituzionale siano ormai distaccati dalla realtà e da tutte quelle persone che ancora sentono i valori che hanno animato la Resistenza come qualcosa da rivendicare e difendere quotidianamente e non da sventolare strumentalmente in qualche occasione.
Sabato 1° maggio invitiamo tutti e tutte al presidio dal mattino in piazzale Lotto per chiedere a gran voce la cancellazione dei raduni nazi-fascisti dal calendario del Lido di Milano, e a partecipare nel pomeriggio al 1° maggio della rabbia precaria della May Day che attraverserà il centro cittadino.
Domenica 2 maggio l'appuntamento sarà alle 14.30 in via Monterosa /p.le Lotto, per muoverci in un corteo nelle vie di uno dei quartieri più popolari e multietnici della città, dove le pratiche antifasciste sono quotidiane e partono dai comitati per la casa, dalle associazioni di zona, dai centri sociali, dai lavoratori.

Milano non tollera fascismo e razzismo, nè oggi nè mai!

CORSARI MILANO

F.O.A. BOCCACCIO
CANTIERE
COMITATO ABITANTI DI S.SIRO
COMITATO PER ABBA
C.S.A. BARAONDA SEGRATE
CARC
C.O.A. T28
COMITATO DI LOTTA CASE E TERRITORIO
S.O.S. FORNACE
PARTIGIANI IN OGNI QUARTIERE
ETEROTOPIA
F.G.C.I. MILANO
C.A. TORCHIERA
RETI STUDENTI MILANO
SINISTRA CRITICA
COORDINAMENTO COLLETTIVI STUDENTESCHI MILANO E PROVINCIA
ZONA RISK

01 maggio 2010

CONTRO OGNI FASCISMO, APPELLO ALLA SOCIETA' CIVILE. VERSO IL 7 MAGGIO....BLOCCA IL BLOCCO!


Superate le 100 adesioni! Firme in continuo aggiornamento.
Per aderire:
studentimediuniversitari@gmail.com

Nelle ultime settimane, due, tra le principali università di Roma –Tor Vergata e Roma Tre – sono state attraversate da episodi di violenza, che ci lasciano attoniti e preoccupati. Nel primo caso sono avvenuti, in pieno giorno, durante lo svolgimento di un Senato Accademico, nel secondo invece, durante la sera, di fronte alla Facoltà di Lettere. In entrambe i casi, i diretti responsabili di queste aggressioni, indiscriminate, perpetrate ai danni degli studenti, appartengono all’organizzazione Blocco Studentesco, la parte giovanile del gruppo politico di Casa Pound. Per scoprire di cosa si tratta è sufficiente guardare il sito e i blog: loro stessi, infatti, si definiscono “fascisti del terzo millennio”.

Non si tratta solo di slogan, ma di un’applicazione diretta e sistematica di pratiche violente ed antidemocratiche, fatte di insulti, minacce, aggressioni, ai danni degli studenti universitari e della scuole superiori, che esprimono delle opinioni differenti, contrarie alle teorie e ai metodi di ispirazione neofascista. Il Blocco studentesco, già l’anno passato, nel pieno del movimento dell’Onda, si è reso responsabile di aggressioni e disordini, colpendo direttamente, durante la discussione in Senato del d.d.l Gelmini, gli studenti che manifestavano a Piazza Navona.

E’ probabilmente superfluo richiamare alcuni principi costituzionali, o la legge Mancino del ’93, che vietano esplicitamente gesti e azioni che si richiamano all’ideologia nazifascista. Molto più semplicemente, basterebbe osservare che la proliferazione di questi gruppi, ci segnala una situazione di vera e propria emergenza democratica.

In questo contesto, è importante assumere una posizione chiara, dire che coloro che incitano alla discriminazione razziale, coloro che applicano sistematicamente la violenza nei confronti del diverso, coloro che traggono ispirazione dal fascismo e dal cameratismo militaresco, non sono i benvenuti nelle scuole e nell’università. Ed è importante che a dire questo sia l’intero corpo democratico, in primis del mondo della formazione, per ribadire che la libertà e la democrazia non sono dati acquisiti una volta per tutte, ma pratiche da difendere e rinnovare ogni giorno.

Chiediamo a tutti i componenti del mondo della formazione, docenti in primo luogo, ricercatori, dottorandi studenti, ma anche a tutte le forze politiche, di prender parola, di esprimersi a riguardo. Di aprire gli occhi rispetto alla vera natura di queste organizzazioni che, se da un lato presentano pubblicamente una nuova facciata di presunta democraticità, dall’altro perpetuano un’ideologia e delle pratiche profondamente violente e anti-costituzionali.

Crediamo sia necessario, mai come adesso, ribadire con forza, che i gruppi che si ispirano nel loro agire politico quotidiano al fascismo, sono corpi estranei al tessuto vivo di scuola e università e pertanto non devono trovare cittadinanza e accessibilità in questi luoghi, di cui la democrazia e l’antifascismo costituiscono la base imprescindibile.

Chiediamo a tutte le forze politiche democratiche di prendere posizione, in modo chiaro e netto, rispetto alla manifestazione che il Blocco studentesco intende fare venerdì 7 maggio. E’ importante che tutti, dai municipi, al comune fino ad arrivare alla regione, dicano – così come ha già fatto l’Anpi – che questa manifestazione, organizzata da un gruppo di neofascisti con il beneplacito del P.d.L., deve essere vietata, assolutamente.

Per quel giorno, dalle università di Roma e da tutte le scuole, abbiamo deciso di mobilitarci. Crediamo che non si possa rimanere in silenzio, di fronte ad una situazione di emergenza, meglio di urgenza democratica. Crediamo che, nonostante le riduzioni semplicistiche operate dai media, chi conduce una pratica politica aggressiva, razzista, militare, non possa essere equiparato tout court ad un gruppo di studenti, o sedicenti tali.

STUDENTI MEDI ED UNIVERSITARI

leggi le adesioni e gli aggiornamenti su http://www.ateneinrivolta.org/