A fine maggio a Milano e nel Parco Nord di Bresso si svolgerà il VII
Incontro Mondiale delle Famiglie, manifestazione organizzata dall’
Arcidiocesi di Milano e dal Pontificio Consiglio della Famiglia in
collaborazione con la regione Lombardia, che vedrà anche la
partecipazione nei giorni del 2 e del 3 giugno di Joseph Ratzinger. Un
incontro che raccoglierà esponenti di tutto il mondo del potere
ecclesiastico, delle lobby di Comunione e Liberazione e delle altre
realtà bigotte e reazionarie. Pensiamo che sia necessario e doveroso non
rimanere in silenzio di fronte a tutto questo.

• Denunciamo l’operato della Regione Lombardia nel finanziare questo evento e i suoi favoritismi verso ambienti e personaggi del fondamentalismo cattolico. Contestiamo il potere sociale ed economico che CL e la Compagnia delle Opere detengono in Lombardia e in tutto il Paese, all’interno della sanità pubblica, delle scuole pubbliche, delle università statali e delle istituzioni.
Ci dissociamo dal plauso che il sindaco di Milano ha espresso per la visita del Pastore tedesco a Milano, visita che costerà al Comune denaro e risorse (4 milioni di euro che potrebbero invece essere destinati a coprire sempre più emergenti bisogni sociali) ed ai/alle singoli/e cittadini/e l’ inaccessibilità di determinate zone, l’ inibizione della libertà di movimento per chi sarà obbligato/a a tenere le tapparelle chiuse durante il passaggio del corteo; come se non bastasse i vigili urbani saranno costretti a fare straordinari, nonostante il sindacato di riferimento abbia espresso la propria contrarietà.
• Denunciamo Banca Intesa San Paolo, sponsor ufficiale scelto dagli
organizzatori del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, banca italiana
che detiene il primato nel finanziamento bellico e in quello relativo
alla linea ad alta velocità Torino–Lione; è inoltre l' istituto bancario
che ogni anno sponsorizza il Meeting estivo di Comunione e Liberazione,
a dimostrazione dell’ipocrisia dell’operato del potere ecclesiastico e
delle lobby cattoliche di fronte all’unico interesse del profitto.
• Contestiamo questa “settimana delle famiglie” e la sua affermazione
di un modello unico di famiglia, di relazioni e di affettività. Un
modello che viene sostenuto soprattutto dalla Chiesa e dalla morale
cattolica ma che è anche l’unico riconosciuto a livello legale e
titolare di diritti. Oggi in Italia il welfare e i servizi pubblici sono
impostati solo sulla famiglia eterosessuale tradizionale e sposata. Il
familismo che ancora oggi ripropongono è di natura ideologica e non
corrisponde alla vera situazione della società: aumentano i divorzi,
diminuiscono i matrimoni rispetto alle scelte di coabitazione e/o di
convivenza. Chiediamo quindi un altro tipo di welfare, che non sia
familistico ma che garantisca diritti e servizi alla persona. L’
orientamento sessuale, l’ identità di genere, la sessualità, la scelta
di convivenza e/o di matrimonio che il singolo compie non possono essere
una discriminante per la garanzia di tutele e di diritti dello stato
sociale.
Rivendichiamo:
- un welfare individuale che garantisca assistenza e diritti a tutt*,senza esclusione per i/le migranti
- uno stato sociale che adempia ai lavori di cura, di assistenza e di educazione, che vengono compiuti gratuitamente dalle donne (asili nido, tempo pieno a scuola, dopo scuola, ecc…)
- pari diritti e giuste tutele per i soggetti lgbt. Viviamo in un paese in cui esiste un’omofobia istituzionale e di Stato, il quale riconosce il matrimonio e l’adozione esclusivamente alle coppie eterosessuali. Chiediamo matrimonio e adozione anche per le coppie omosessuali ed eventualmente altri tipi di riconoscimenti di coppie per tutt*. Vogliamo leggi contro l’omofobia e la trans fobia e tutele reali sul posto di lavoro e di studio, che tengano in considerazione anche la situazione dei/delle migranti.
Rivendichiamo:
- un welfare individuale che garantisca assistenza e diritti a tutt*,senza esclusione per i/le migranti
- uno stato sociale che adempia ai lavori di cura, di assistenza e di educazione, che vengono compiuti gratuitamente dalle donne (asili nido, tempo pieno a scuola, dopo scuola, ecc…)
- pari diritti e giuste tutele per i soggetti lgbt. Viviamo in un paese in cui esiste un’omofobia istituzionale e di Stato, il quale riconosce il matrimonio e l’adozione esclusivamente alle coppie eterosessuali. Chiediamo matrimonio e adozione anche per le coppie omosessuali ed eventualmente altri tipi di riconoscimenti di coppie per tutt*. Vogliamo leggi contro l’omofobia e la trans fobia e tutele reali sul posto di lavoro e di studio, che tengano in considerazione anche la situazione dei/delle migranti.
• Questo modello di famiglia propagandato non è puro folklore
cattolico. È finanziato e diffuso dalle istituzioni perché è funzionale
al sistema. Infatti se oggi il governo tecnico rilancia politiche
economiche volte a smantellare completamente qualsiasi diritto, tutela o
servizio sociale, lo fa sicuro di poter contare sulla famiglia come
sistema di welfare di sicurezza, da sempre in Italia la “gamba dello
stato sociale”, e sulle donne come manodopera gratuita che si occupa di
tutti quei lavori di cura che lo stato non garantisce più. È quindi in
quest’ottica che si sostiene nuovamente una retorica veterofamilista e
in questo modo si vanno a colpire quei soggetti, come le donne e i
soggetti lgbt, che in famiglia vedono un luogo di oppressione,
sfruttamento e/o esclusione.
Contestiamo quindi l'appoggio del Vaticano al governo Monti e alle sue politiche di austerity. E’ noto ormai a tutt* il danno delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione che negli ultimi 20 anni i governi di centro-destra e di centro-sinistra hanno attuato e oggi il governo tecnico rilancia queste stesse politiche come cura per uscire da un debito che non abbiamo contratto noi. Assistiamo così alla distruzione dello stato sociale, ad un attacco ferocissimo ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e ad un incremento delle entrate statali (dirette e indirette). Le prime a pagare questa crisi sono le donne, alle quali spetterà essere quell’ammortizzatore sociale non più garantito dallo Stato; i tagli alla Sanità, all’istruzione, ai sussidi famigliari saranno controbilanciati da un aumento dei lavori di cura e di assistenza non retribuiti delle donne.
L’attacco al mondo del lavoro, l’impossibilità di un posto di lavoro, la disoccupazione crescente, costringono oggi parlare non più di lavoro precario, ma di vita precaria.
Contestiamo quindi l'appoggio del Vaticano al governo Monti e alle sue politiche di austerity. E’ noto ormai a tutt* il danno delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione che negli ultimi 20 anni i governi di centro-destra e di centro-sinistra hanno attuato e oggi il governo tecnico rilancia queste stesse politiche come cura per uscire da un debito che non abbiamo contratto noi. Assistiamo così alla distruzione dello stato sociale, ad un attacco ferocissimo ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, e ad un incremento delle entrate statali (dirette e indirette). Le prime a pagare questa crisi sono le donne, alle quali spetterà essere quell’ammortizzatore sociale non più garantito dallo Stato; i tagli alla Sanità, all’istruzione, ai sussidi famigliari saranno controbilanciati da un aumento dei lavori di cura e di assistenza non retribuiti delle donne.
L’attacco al mondo del lavoro, l’impossibilità di un posto di lavoro, la disoccupazione crescente, costringono oggi parlare non più di lavoro precario, ma di vita precaria.
• Difendiamo il valore della laicità ed auspichiamo il superamento
del modello concordatario. Contestiamo il favoritismo che lo Stato,
alcuni politici, i mass media, le Istituzioni hanno mostrato e talvolta
rivendicato nei confronti della religione cattolica e del Vaticano,
delegando alla cosiddetta “libertà di coscienza” le decisioni di
maggiore rilievo per la cittadinanza. L'applicazione alla sfera
collettiva di valori etico-religiosi, assoluti e non negoziabili e la
loro imposizione all'intera cittadinanza in forza di legge, non è
laicità. Muoviamo una forte critica nei confronti di quelle normative
che prevedono l’obiezione di coscienza per i medici, in quanto forma di
appropriazione dei corpi che rendono impraticabile la vera
autodeterminazione (in Lombardia nel 2010 i ginecologi obiettori erano
in media il 64%, con punte dell'84% a Niguarda, all'AO Valtellina di
Sondrio ed al S. Anna di Como).
Chiediamo la tassazione delle proprietà ecclesiastiche e la totale chiusura dei finanziamenti pubblici alle scuole private religiose, l’abolizione dell’ora di religione cattolica nelle scuole e l’eliminazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici.
Chiediamo la tassazione delle proprietà ecclesiastiche e la totale chiusura dei finanziamenti pubblici alle scuole private religiose, l’abolizione dell’ora di religione cattolica nelle scuole e l’eliminazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici.
• Siamo anticlericali, contestiamo la visita di Benedetto XVI a
Milano, pontefice da un passato fin troppo noto e rappresentante della
gerarchia ecclesiastica. Vogliamo liberarci dall’oppressione vaticana,
dal suo controllo diretto e indiretto delle nostre vite e della cultura,
dalla sua sessuofobia, dalla sua omofobia e dal suo sessismo dai toni
medievali. Gli attacchi che quotidianamente il Vaticano sferra contro
l’autodeterminazione delle donne sui loro corpi, contro i soggetti lgbt,
contro i metodi contraccettivi, contro la ricerca scientifica e la
richiesta di testamento biologico, mostrano la vera natura di
quest’istituzione.
Non critichiamo la scelta individuale di aderire ad una religione, ma non ci sottomettiamo e anzi ci ribelliamo quando la religione di alcun* limita la libertà di altr*.
Questa settimana delle famiglie è una debole operazione di maquillage per nascondere la perdita di presa sulla società e la situazione di crisi in cui si trova il Vaticano (scandali di pedofilia, diminuzione dei matrimoni religiosi – 20% in meno rispetto al 1991-, crisi delle vocazioni, affarismo, corruzioni finanziarie e l'appoggio al modello machista di Berlusconi).
Non critichiamo la scelta individuale di aderire ad una religione, ma non ci sottomettiamo e anzi ci ribelliamo quando la religione di alcun* limita la libertà di altr*.
Questa settimana delle famiglie è una debole operazione di maquillage per nascondere la perdita di presa sulla società e la situazione di crisi in cui si trova il Vaticano (scandali di pedofilia, diminuzione dei matrimoni religiosi – 20% in meno rispetto al 1991-, crisi delle vocazioni, affarismo, corruzioni finanziarie e l'appoggio al modello machista di Berlusconi).
Per questi motivi lanciamo un appello a tutt* per partecipare ad un
presidio anticlericale il 2 giugno a Milano, per manifestare nelle
strade di Milano la nostra contrarietà alla visita del Papa, al potere
delle lobby cattoliche e allo stesso tempo per rivendicare diritti,
libertà e un welfare rispettoso delle esigenze di tutt*.
4 Maggio 2012
Collettivo lgbit Tabù
Collettivo femminista Chicas en revuelta
Collettivo femminista Shora
Coordinamento femminista Ovul-Azione
Collettivo Casiraghi
Collettivo ResisTenca
Fatelargo.tk
Deragliamento Collettivo- AteneinRivolta Milano
KOB (Kollettivo Omosessuale Bicocca)
GayStatale (Università degli Studi di Milano)
Arci Lesbica Zami Milano
Arcobaleni in marcia
Femminismo a sud
Arcigay Pianeta Urano Verona
Associazione Attivisti Gay Harvey Milk
Sinistra Critica Milano
Sinistra Critica Bresso
Giovani Comunisti Milano
UAAR. Unione atei agnostici razionalisti
Collettivo Scighera – Circolo ARCI Scighera
Associazione culturale Voci di Mezzo
ListediSinistra – Università degli studi Milano-Bicocca
Rete Genitori Rainbow
Rust’n'Dirt
per info e adesioni: collettivo.tabu@hotmail.it ; http://noalpapa.altervista.org/