10 giugno 2010

Verona, il terzo Veneto


di S. Canetta - E. Milanesi
Poteri forti e maxi-appalti
Lo scontro tra la Lega di Tosi e gli ex finiani del Pdl, la Compagnia delle Opere che trasferisce il suo quartier generale. E perfino la cordata autonomista del Trentino per i treni ecologici anti-tir. Scontri di potere all'ombra degli investimenti per la Milano del nord-est

La metamorfosi del «terzo Veneto» si impasta un po' come i pandori o la politica del centrodestra. Verona è sempre proverbialmente una città matta, tanto da nutrire ambizioni faraoniche che calamitano interessi di ogni tipo. Così si innesca la guerra sotterranea fra la Liga di governo del sindaco Flavio Tosi e il Pdl degli ex finiani, i fratelli Giorgetti. Intanto il risiko delle banche fa da contraltare ai maxi-appalti che si profilano all'orizzonte.
Verona era stata rivoluzionata così soltanto dai Mondiali di calcio, utili a spianare la terza corsia dell'autostrada A4 come a ridisegnare la viabilità in funzione dello stadio o a rendere moderno l'aeroporto di Villafranca. Ma era l'epoca del pentapartito travolto dalla Tangentopoli locale, nonostante il «megafono» di Telenuovo. Adesso si replica con il tandem Lega-Pdl che sventaglia i poteri forti, le imprese di riferimento, la potenza del federalismo declinato con la cassa di Roma e Venezia. Non a caso, a Verona si è trasferito anche il quartier generale della Compagnia delle Opere, più vicina alla Lombardia di Formigoni e meno vincolata alle leadership d'altri tempi.
È ancora una volta l'urbanistica a pianificare il futuro della «Milano del Nord Est»: maxi-progetti, mega-riqualificazioni, investimenti più che miliardari. Verona si prepara a cambiare pelle, ma dietro la facciata si è già aperta la faida nel cuore del centrodestra. Al municipio spetta il governo delle linee-guida, ma il sindaco deve giocoforza fare i conti con l'orgoglio della destra tradizionale passata al doppiopetto delle stanze dei bottoni. Tosi, il leghista doroteo, ha costruito con pazienza un sistema per molti versi alternativo a quello di Marca del neogovernatore Luca Zaia. I berlusconiani replicano con Davide Bendinelli, classe 1974, uomo del senatore Aldo Brancher ed ex sindaco di Garda: alle Regionali ha incassato 24.580 preferenze, che però non sono bastate a diventare assessore. Da Alleanza nazionale arrivano, invece, i fratelli Giorgetti. Alberto è sottosegretario del ministro Tremonti, ma sulla carta controlla anche il Pdl del Veneto come coordinatore designato da Berlusconi. Massimo, invece, è stato confermato assessore regionale, con la ghiotta delega dei lavori pubblici in cambio della cessione dell'agricoltura ai leghisti.
A Verona nel Pdl hanno cominciato a scavare le trincee sul buco di 25 milioni nella sanità regionale. «Una polpetta avvelenata per Zaia» tuonano i fedelissimi del governatore leghista che in un batter d'occhi ha firmato il decreto che ripiana il deficit. Replica piccato il sottosegretario Giorgetti: «La correzione al bilancio è prassi ordinaria per le Regioni. E un problema noto da tempo a Zaia, che sarebbe dovuto intervenire in modo tempestivo. Risultano stupefacenti dichiarazioni di politici che hanno amministrato la sanità veneta negli anni scorsi prevedendo sistematici ripianamenti di bilancio con manovre tributarie milionarie eliminate grazie all'iniziativa di Galan. L'impressione è che la Lega si stia lanciando all'arrembaggio delle infrastrutture e della finanza, con Tosi protagonista "elitrasportato" nelle assemblee di alcuni istituti finanziari, ed ora della sanità».
Ostilità conclamata. Ma i riflettori di Verona devono continuare ad illuminare la nuova frontiera del Quadrante Europa. Bisogna respingere l'assalto di Trento e rafforzare la "piattaforma" all'interno del corridoio 5, e ricominciare, davvero, a far girare betoniere, gru, cantieri come una volta. Geograficamente strategica, la città ha cominciato a coltivare il mercato dell'ortofrutta accanto alle fiere di prestigio. Fino a diventare il fulcro della movimentazione di ogni tipo di prodotto.
La Verona business oriented è delimitata dal perimetro che definisce il più importante crocevia del Nord italia: Padania sono le autostrade del Brennero e della Serenissima, ma anche i binari dell'alta velocità e dei convogli merci che corrono paralleli verso il nord Europa o da Milano a Venezia. A due passi c'è l'aeroporto Catullo di Villafranca, hub per cargo oltre che per il turismo da charter. Quadrante Europa genera un traffico mastodontico: intermodalità in pista da decenni, il marchio di fabbrica di Verona che svetta non solo a livello nazionale e non teme confronti internazionali.
Numeri impressionanti: 4.500 addetti più l'indotto; oltre 5 milioni di tonnellate movimentate all'anno; un centinaio di aziende incorporate con 90 spedizionieri che fanno base nei 2,5 milioni di metri quadri occupati dal Quadrante. Il futuro prepara il raddoppio dell'industria logistica, perché sono disponibili altri due milioni di metri quadri verso nord e verso ovest. E' un volume di cemento, asfalto e ferro da far impallidire il Passante di Galan o il Mose del Consorzio Venezia Nuova. Una perfetta calamita finanziaria che terremota gli stessi assetti delle banche. Un'occasione irripetibile per l'esercito dei costruttori che già fiuta appalti decennali. Un immenso affare immobiliare, che a Verona metterà in rotta di collisione le diverse anime del centrodestra.
Come se non bastasse dal Trentino del presidente Lorenzo Dellai arriva minacciosa la concorrenza spietata della cordata "autonomista". Vogliono preservare le montagne dalla processione infinita di Tir e quindi sono pronti a imbarcare tutto oltre confine sui treni ecologici. L'Interporto di Trento (controllato dalle due Province federate) ha messo in cantiere quattro «piattaforme intermodali» tutte nel Veronese: veri e propri avamposti logistici a Domegliara (terminal ferroviario Valpolicella), Nogara, Isola della Scala e Sommacampagna. Significa letteralmente cingere d'assedio e svuotare il Quadrante Europa, insieme al traffico sulla Modena-Brennero.Un altro affare declinato con un piano finanziario e industriale alternativo a quello immaginato in piazza Brà.
Sul fronte ovest, Verona cerca di respingere l'assalto di Brescia che è riuscita a scippare il controllo dell'autostrada Serenissima. «Perdita strategica» confermano gli scaligeri. Il direttore Carlo Lepore ha dovuto lasciare la poltrona a Bruno Chiari, espressione dei lombardi. Tant'è che il presidente della Provincia di Verona Giovanni Miozzi, altro uomo ex An, promette di vendere cara la pelle: «La nomina non è stata condivisa. La situazione è di una gravità estrema. Darò mandato a chi mi rappresenta nel Consiglio di amministrazione: sono pronto a combattere».
E così, non rimane che puntare sulle tangenziali di casa, cantierando il traforo delle Torricelle, vera e propria autostrada che «buca» la collina sopra l'Adige. Un nastro di asfalto lungo 11 chilometri (quattro sotto terra) ramificato in 5 svincoli che chiuderà il «raccordo anulare» di Verona, pronto per il 2012. Ma dal municipio si può anche "accompagnare" la riqualificazione»dell'area ex Cartiere, un affare che tiene insieme banche e costruttori. Si tratta di un investimento da 200 miloni di euro in cambio della possibilità di «colare» un mega centro commerciale: 3 mila metri quadri, 70 negozi, 12 ristoranti e un multisala per 3 mila spettatori.
il manifesto
08/06/2010